Cory Doctorow in Italiano

1 settembre 2012

Cassandra Consiglia/ Paranoid Linux e il Piccolo Fratello

di M. Calamari – Una distro Linux blindata a favore della privacy. Per fare fronte a un mondo dominato dal terrore e domato dal tecnocontrollo

Cassandra Consiglia/ Paranoid Linux e il Piccolo FratelloRoma – In questo periodo di fine agosto, sia per chi è ancora con i piedi a mollo che per chi è già al pezzo, Cassandra voleva recensire una nuova ed interessante distribuzione di GNU/Linux: ParanoidLinux.

È una distribuzione live dotata di un completo set strumenti per la privacy che permettono connessioni sicure a web, IM e simili.
Si distingue da altre distribuzioni simili per l’utilizzo di “chaffing”, cioè di generazione di traffico Internet fittizio per mimetizzare quello reale, e di network mesh diretta per comunicare con altre installazioni di ParanoidLinux via wireless e condividere le connessioni ad Internet.

La si può scaricare gratuitamente da qui…, no, da qui…, ecco, da qui…, cioè… Cassandra ha voglia di scherzare. Non esiste (purtroppo) nessuna distribuzione GNU/Linux con questo nome, anche se l’oggetto di questo Consiglio ne ha quasi provocato la nascita.
Il meglio oggi disponibile si chiama TAILS e ne riparleremo presto.

Paranoid Linux è una delle invenzioni (o vogliamo dire estrapolazioni?) che compongono il romanzo di Cory Doctorow “Little Brother” pubblicato nel 2008, ed in edizione italiana nel 2009. Si tratta di un’avventura di sapore hacker-spionistico, strutturata come un juvenile, cioè un romanzo per ragazzi.

Intendiamoci, juvenile non vuol dire che il romanzo non sia godibile da adulti, al contrario. Uno dei maestri dei juvenile “per tutti” (come questo) è stato R. A. Heinlein, che nella sua produzione ne annovera diversi, da “Cadetto dello Spazio” a “Starman Jones”, fino a quello che gli è valso uno dei suoi Hugo, “Fanteria dello Spazio“.

“Little Brother” è un romanzo che lo stesso Doctorow racconta di aver scritto di getto in maniera quasi maniacale: questo lo accomuna ad altri romanzi più celebri, come “Lo strano caso del dott. Jekyll e Mr. Hyde” di R. L. Stevenson. È la storia di 4 ragazzi smanettoni che vivono in una San Francisco vittima di un nuovo undici settembre, ed è anche una esposizione quasi didattica di tecniche per la difesa della privacy.

Ma è anche una dimostrazione delle conseguenze possibili in un quadro legislativo distorto come quello del Patriot Act, di un clima di terrore artificialmente stimolato, ed in una situazione in cui la sospensione dei diritti civili venga accettata supinamente, o peggio ritenuta necessaria.

La descrizione dei camion bianchi che occupano San Francisco sarebbe piaciuta anche ad Orwell; quella degli interrogatori e della confusione del protagonista sembra a tratti scritta da lui.

Ed è soprattutto l’impostazione complessiva, libertaria e “politically correct” nell’accezione cassandresca, che lo rende una lettura non solo piacevole ma anche utile.

Il lieto (ma non completamente) fine rasserena per un attimo, ma chiuso il libro resta fresca in mente la sensazione che quanto letto sia vero nel senso meno rassicurante del termine. E Cassandra ritiene che sopratutto per questo il libro meriti la vostra attenzione.

Resta anche il dispiacere di non poter avere davvero gratis una Universal Xbox, e di non poter downloadare Paranoid Linux, anche se in passato qualcuno ha fatto cose poi non molto diverse con la Xbox, la distribuzione Xebian Linux e la Pbox Modello I.

Il romanzo, nella sua versione inglese, è liberamente scaricabile qui sotto licenza Creative Commons.
Chi invece necessitasse di una versione italiana, recensita qui, potrà eventualmente giovarsi di una traduzione cartacea (che con bizzarra ma italianissima scelta editoriale ha assunto l’improbabile titolo di “X”, ottimo esempio di tentato autogol) ovviamente non a titolo gratuito

Enjoy.

Marco Calamari
Lo Slog (Static Blog) di Marco Calamari

Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo

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19 dicembre 2009

Come individuare delle telecamere nascoste nei muri

Filed under: Melting pot — yanfry @ 01:54
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Cory Doctorow, oltre ad essere una delle quattro menti del progetto Boing Boing, è l’autore di Little Brother, un libro per ragazzi in cui tre bambini utilizzano a proprio favore la tecnologia per riconquistare i diritti civili che l’Homeland Security Department vorrebbe negare. Su Instructables si trovano diversi tutorial ispirati al libro e quello che abbiamo trovato oggi, su segnalazione dello stesso Doctorow, potrebbe fare il paio con l’how-to che ci insegnava ad accecare le videocamere di sicurezza che quotidianamente minano il nostro diritto alla privacy. Molte di queste telecamere non sono facilmente individuabili, nonostante per legge il cittadino dovrebbe sapere se viene ripreso. Come fare dunque a scoprire se nella stanza in cui ci troviamo è nascosto un minuscolo dispositivo di questo tipo?

Semplicissimo: basta utilizzare una torcia elettrica e un rotolo di cartone come quello della carta igienica. Teniamo un occhio chiuso e con l’altro guardiamo attraverso il tubo di cartone. Allo stesso tempo portiamo la torcia all’altezza degli occhi e in questo modo scansioniamo la stanza. Bisogna prestare attenzione a dei piccoli e rapidi riflessi di luce, che potrebbero rivelare la minuscola lente di una telecamera nascosta nel muro. Per rendere inutilizzabile la video camera basta coprirla con un del nastro adesivo, con un foglio o un pezzo di cartone. Naturalmente i tutorial di questa serie sono destinati ai più piccoli, ma sono utili anche anche a quei genitori che vogliono educare i propri figli ad una maggiore coscienza delle libertà civili, che in questi ultimi anni stiamo dando un po’ troppo per scontate.

Un’ultima curiosità. Dal numero di questo mese di XL apprendo che Cory Doctorow, che io conoscevo solo per l’attività on-line, è molto stimato niente meno che da William Gibson, il creatore del genere Cyberpunk. Nel suo ultimo libro Gison aveva commesso un errore tecnico: “…il GPS non funziona all’interno delle case. Cory Doctorow me l’ha detto quando pensavo che il libro fosse già in stampa, ed ero distrutto. Poi fortunatamente ho scoperto che c’era ancora tempo così sono riuscito a fare i cambiamenti all’ultimo minuto. Cory ha avuto l’idea della triangolazione dei segnali in tre ripetitori cellulari vicini e l’ho elaborata nel libro. Mi ha salvato la faccia per ben due volte”. Dall’articolo “Sterling VS Gibson” di Bruce Sterling, XL di Maggio 2008.

Pubblicato sabato, 10 maggio 2008

Fonte: http://www.readymady.com/come-individuare-delle-telecamere-nascoste-nei-muri/

15 dicembre 2009

Downloadblog intervista Cory Doctorow

Abbiamo intervistato (06.03.2009, ndr) per voi Cory Doctorow che questa serà parlerà alla Mediateca di Milano per il ciclo di incontri Meet the Media Guru. Cory è una persona molto gentile, che molti di voi conosceranno già come autore del celebre BoingBoing, come attivista per le libertà digitali e come scrittore di fantascienza aperto al Creative Commons (scaricate qualcosa da laeggere dal suo sito Craphound).

Raccontaci qualcosa dell’evoluzione degli strumenti di comunicazione sul web, dalla tua prospettiva di smanettone di lunga data.

C’è stato un tempo in cui riuscivo a leggere l’internet per intero, tutto quello che veniva scritto su Usenet, e poi in poco tempo è diventato troppo per le mie capacità e ho dovuto scegliere a quali gruppi abbonarmi. Poi anche questi sono diventati troppo frequentati per poter leggere tutti i messaggi e lo stesso per le mailing list e poi per la posta elettronica e il web. Mi ricordo quando navigavo tutti i siti della lista NCSA, che pubblicava tutti i nuovi siti usciti sul web quel giorno – potevi leggere tutti i siti di Internet.

Le tecnologie di pubblicazione sono diventate sempre migliori ma non hanno fatto miglioramenti sostanziali per l’altro aspetto, quello che ci permette di ignorare quello che viene pubblicato. Siamo in alto mare con i filtri: a me per esempio piacerebbe avere un feed reader con dei filtri facili da configurare, almeno come la mail. Argomenti, autori, parole chiave: filtri per ignorare categorie di notizie. Anche nella mail, potrebbe essere molto più semplice configurare una regola, e invece ci vogliono cinque o sei click nascosti in un menu.

La buona notizia è che è più facile pubblicare e comunicare, quella cattiva è che è ancora difficile ignorare le cose. Il futuro delle applicazioni per la comunicazione ci dovrà permettere di far questo in maniera più diretta. Non solo lo spam, quello è un disastro totale, ma anche senza lo spam non riusciresti comunque ad avere una casella della posta vuota.

Leggevo un’intervista tua sul web, parlavi del tuo cattivo rapporto con l’IM, quale è il tuo rapporto invece con i social network?

Non ne uso molti, uso più che altro Twitter. Ne ho già parlato oggi, come essere umani abbiamo imperativi biologici piuttosto forti: riprodurci, mangiare cibo ad alto contenuto energetico. A volte questi imperativi possono diventare patologici, vedi per esempio la gente che mangia troppi dolci.

Ad un certo momento della nostra storia evolutiva siamo diventati esseri sociali, siamo passati dal vivere ognuno per conto proprio a formare comunità, in cui ognuno poteva ricoprire un ruolo specializzato. E questo ha creato un insieme completamente nuovo di problemi da affrontare: se fidarsi, quando cooperare, come modellare il proprio comportamento e poi comunicarlo: tutto questo lo gestisce la neocorteccia, una zona del cervello bella grossa. Credo che per questa corteccia cerebrale i social network siano una droga molto potente, un pò come lo zucchero o la pornografia: un qualcosa di molto raffinato, che in natura non è frequente ma che l’uomo ha imparato a produrre e che può generare dipendenza.

Pensi che i numeri di massa per l’adozione di social network comporteranno nuovi modelli mentali e sociali?

Beh, credo che ci sia un aspetto patologico dei social media cui dovremo in qualche modo reagire. Ricordiamoci che lo zucchero bianco non è lo stesso zucchero che assumiamo mangiando frutta e che un social network non rappresenta la stessa socialità che abbiamo nel mondo reale. Nella vita di tutti i giorni non abbiamo relazioni quantificate e articolate abbiamo relazioni contingenti e qualitative: amici, quasi amici, gente che non amiamo ma dobbiamo fingere di amare, tante sfumature che un social network non può e non sa veicolare. Il social network finisce per essere un’immagine della realtà sociale riproposta a misura di database, molto distorta. Per questo, nel tempo, il social network perde valore: dopo che hai invitato 20 persone e sei felice del tuo network, lo amplii e finisci per trovarti un network troppo grosso, che non ti soddisfa più.

Non esiste una politica pubblica di educazione per i social network, che ne pensi? Si insegna ai ragazzini solo a proteggersi dai maniaci sessuali, non a stare attenti alla propria dieta mediatica, a costruire un network personale utile e non bulimico.

Mah penso che non ci sia bisogno veramente di una politica di educazione pubblica, è qualcosa che avviene già in maniera naturale. La storia dei social media è che tutti si iscrivono ad un servizio e poi man mano la partecipazione diventa tossica e lo si abbandona, si dichiara bancarotta e ci si sposta altrove per ricominciare con un piccolo nucleo di amici veri, in una dimensione accettabile. Ma anche in questi venti amici fidati, ci può essere comunque qualcuno che non è veramente sociale, qualcuno con cui nella vita reale gli scambi sono cordiali ma molto limitati e che nel mondo digitale finisce per avvicinarsi troppo, perchè non ci sono strumenti per esprimere un rapporto più complesso e sfumato, c’è solo lo status di amico.

Se proprio vuoi pensare ad una politica di educazione utile, sarebbe interessante insegnare alla gente cosa succede quando le loro informazioni personali vengono raccolte, mostrare che si tratta di un processo irreversibile. E la maniera migliore per insegnare il valore delle proprie informazioni personali, non è quella di muoversi contro i social network ma quella di riformare il Governo in maniera che raccolga informazioni private solo se strettamente necessarie, per poi trattarle con la dovuta cura. Altrimenti se il Governo raccoglie tutto di tutti, finisci per avallare il messaggio che quell’informazione non ha valore: poi non possiamo stupirci se la gente lascia raccogliere tutte queste informazioni private anche ad aziende commerciali, che non sono istituzioni sottoposte a determinate regole nell’interesse pubblico del cittadino.

Come vedi il futuro dei video blog e dei blog? E’ una cosa interessante perchè il video potrebbe anche permettere interazioni più naturali nei social network, ad esempio con i video commenti. Io non li amo molto, cosa ne pensi?

Non ho opinioni particolari sul video blogging, ma è importante che abbia mostrato l’esistenza di nuovi generi di contenuto, nuovi spazi rispetto all’economia tradizionale dell’industria. Esistevano storicamente tre o quattro formati per il video: 22 0 48 minuti per la televisione, da 90 a 120 minuti per il cinema, e basta, non son mai state prese in considerazione produzioni di durata più breve. Ma esistono molte storie che non rientrano in questi formati, perchè sono più lunghe o più corte, o diverse in qualche altro aspetto.

Non è strano che le reti all news abbiano esattamente 24 ore di notizie? E’ un caso assolutamente straordinario che ogni giorno succedano cose che stanno esattamente in un tempo di 24 ore… non trovi!? La cosa fantastica del web come contenitore, come sistema di archiviazione è che non ha una dimensione fissa. Se quel giorno escono 20 post escono 20 post, se il giorno dopo sono 3 sono 3, non hai esattamente un giornale pieno pieno di notizie ogni giorno: è una situazione molto più naturale e adatta all’informazione.

Hai iniziato a scrivere libri di fantascienza anche per la generazione più giovane. Come pensi che i digital natives cambieranno come esseri umani, che genere di mutazione interverrà?

C’è uno studio molto approfondito di Mimi Ito sull’uso della tecnologia da parte dei giovani, 22 ricercatori ci hanno lavorato per cinque anni, si chiama Digital Youth Project: una delle cose che inconsciamente sapevo già, e che mi ha colpito leggere per la prima volta nello studio, è che i giovani usano la tecnologia per due generi di cose principalmente, cose “frivole” e cose “importanti”. I due tipi di attività sono completamente interconnessi, non li puoi separare uno dall’altro. Il gioco e l’attività meno seria sono il modo di imparare la tecnologia. Questo è uno dei motivi per cui gli adulti non sono così bravi con la tecnologia, perchè non ci giocano molto.

Per tornare al discorso, lo studio ci indica un futuro molto diverso: quando questi giovani saranno adulti, non identificheranno due tipi di attività tecnologiche, quelle “serie da grandi” e quelle divertenti. Per loro sarà lo stesso, avranno la capacità di usare la tecnologia in maniera più aperta e creativa, di continuare a giocarci.

Cosa hai imparato in quanto Happy Mutants, giocando per tanti anni con la tecnologia?

Che il futuro è sempre più strano di quanto lo si possa immaginare: tendiamo sempre a farci un’idea del futuro basata sul presente ma non funziona così, i cambiamenti son sempre molto più radicali. Che la tecnologia che cambia le cose a tuo vantaggio, continuerà ad evolversi anche quando il cambiamento va a tuo svantaggio. Che la tecnologia che progetti determinerà i risvolti sociali che ottieni: ad esempio se implementi un sistema di pubblicazione aperto a tutti, avrai un’enorme mole di contenuti e la qualità media non sarà alta ma ci saranno moltissimi prodotti di grande interesse che in un altro sistema non sarebbero potuti emergere.

Questo poi ci porta al discorso dell’open source e della libertà di manipolare i propri strumenti e prodotti, l’hacking.

Sì, è inconcepibile una società che permette di contribuire allo sviluppo solamente a chi ne ha il permesso: se la società fosse basata su strumenti aperti, chiunque potrebbe contribuire senza bisogno di autorizzazione e il risultato sarebbe anche di valore più grande rispetto al modello chiuso.

Grazie, purtroppo dobbiamo chiudere.

Grazie, ciao, è un bell’argomento da discutere ancora.

Fonte: http://www.downloadblog.it/post/9135/downloadblog-intervista-cory-doctorow

Meet The Media Guru, intervista a Cory Doctorow: Obama, Creative Commons e controllo di stato

Ieri ve lo abbiamo anticipato e oggi pubblichiamo l’intervista a Cory Doctorow che stasera alle 19 (6.3.2009, ndr) sarà a Milano presso la Mediateca Santa Teresa ospite di Meet the Media Guru.

Abbiamo incontrato Cory, co-autore di BoingBoing, in arrivo da Londra, dove vive insieme alla moglie Alice Taylor e alla figlia Poesy Emmeline Fibonacci Nautilus Taylor Doctorow.

Lo vedrete: è un blogger sui generis, dotato di originalità e straordinaria capacità di argomentazione. Non aspettatevi un’intervista convenzionale, nessun luogo comune. Abbiamo parlato di politica 2.0 e della vera innovazione portata da Obama (che non consiste, a sorpresa, nell’uso di Twitter o Facebook in campagna elettorale); dello stato dell’arte e dei modelli di business da sviluppare nell’era dei social network, a favore dei Creative Commons e in aperta critica con i DRM.

E poi la privacy e il controllo della Rete: quali sono i paradossi della tutela della protezione dei dati personali che lo Stato vuole imporci, senza peraltro garantire l’obiettivo di sicurezza che giustifica le telecamere a ogni angolo della strada o la censura sul Web?

Se volete a different point of view, guardate la video intervista (eng). Sotto trovate una libera traduzione in italiano della prima parte.

Obama e l’innovazione politica.

Il vero cambiamento che ha portato non consiste nell’uso di Twitter o dei social network, ma nella creazione del sistema di machine-readable data voluto dal governo con i feed rss in modo che i disegni di legge e il monitoraggio della spesa pubblica possano essere mostrati agli elettori.

Sembrerà ironico, ma credo che l’Europa sia più avanzata da questo punto di vista. Non parlo dell’Unione, ma dei singoli governi, tra cui l’Inghilterra dove gli hackers hanno prelevato le poche informazioni che il governo ha messo a disposizione e le rese machine readable, senza chiedere permesso. Possiamo dire che gli hacker lavorino per noi.

Stato e copyright.

In America la legge stabilisce che nulla di ciò che viene emanato dal governo è soggetto a diritto d’autore, perché appartiene ai cittadini, è fatto per loro. In Europa invece esiste il copyright parlamentare, per cui il materiale appartiene al governo incluse cartine geografiche, statistiche pubbliche e altre informazioni che sono di proprietà dello stato.

Sarebbe bello se i parlamentari europei fossero più tecnologici, Ma i deputati inglesi, ad esempio, o i parlamentari europei sono spesso burocrati tra i burocrati. E’ ovvio che i più anziani siano più resistenti alla tecnologia. Ad esempio, non ci sono certo giovani deputati tecnologici a Bruxelles…

Sui politici di oggi e il loro rapporto con gli elettori.

C’è una cattiva abitudine tra i politici. Quando tanti dei loro elettori esprimono un’opinione comune su uno stesso argomento non prestano loro molta attenzione. E pensano: 10.000 persone mi hanno scritto dicendomi tutte che non dovrei votare per quel disegno di legge. Visto che tutti mi hanno scritto nello stesso linguaggio, li considero come una persona sola. Penso che sia sbagliato. Penso che i politici se si sentono sopraffatti dal rapporto con gli elettori che li stanno bombardando con troppi fax, email e telefonate dovrebbero costruire un sistema che ci consenta di comunicare con loro in modo reale. Non dovrebbero dire “comunichiamo troppo con i nostri elettori”. Se hanno problemi a gestire le mail, che includano nel loro staff qualcuno che insegni loro a organizzarle in base all’oggetto e al mittente. E se fossero bene organizzati, potrebbero fare da ponte tra gli elettori.

Sul successo di BoingBoing:

Siamo arrivati prima di altri e usiamo molti link. Più linki e più sarai linkato. Poi scriviamo bene, abbiamo buon gusto, siamo molto severi e diligenti nella struttura dei titoli per ottenere un’ottima indicizzazione da parte dei motori di ricerca (es. evitiamo gli articoli all’inizio del titolo. Un titolo come “A funny thing” può funzionare su un giornale cartaceo, ma non sul Web perchè quando cerchi info sul politico locale, ecc. un titolo simile non ha nessun senso semantico).

Inoltre abbiamo stabilito che i lettori devono leggere come vogliono Boing Boing, aldilà dell’interesse economico. Innanzitutto, abbiamo preso tutti i post e li abbiamo messi in rss. Molti altri siti invece sono preoccupati con gli rss perché in questo modo i lettori non visitano la pagina e ne soffre la raccolta pubblicitaria.

Ma se le persone vogliono leggerci con i feed, non è affar nostro dire che stanno sbagliando. Li lasciamo leggere, e vedremo dopo come guadagnarci qualcosa; in e in questo modo accresce la nostra popolarità. Se non otterrò pubblicità perché leggono i feed rss, allora la avrò grazie ai link che mi portano altri 10 lettori. E se non succede, almeno sono stato onesto.

Fonte: http://hightech.blogosfere.it/2009/03/meet-the-media-guru-intervista-a-cory-doctorow-obama-creative-commons-e-controllo-di-stato.html

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