Cory Doctorow in Italiano

5 gennaio 2010

Come distruggere il Libro.

Filed under: Melting pot — yanfry @ 18:16
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Il 13 novembre 2009, Cory Doctorow ha parlato a circa un centinaio di bibliotecari, educatori, editori, autori, e studenti, come parte del “Vertice Nazionale sulla Lettura” a Toronto, intitolando il suo intervento “Come distruggere il libro

Questa è la mia traduzione (perdonatemi, sigh) della trascrizione di una parte di ciò che ha detto ripresa dall’articolo di Jade Colbert disponibile qui http://thevarsity.ca/articles/23855.

 

 

Un’elegia per il libro

 

Mi piacerebbe iniziare il mio discorso di oggi, con un’elegia per il libro.

La prima parte dell’elegia si chiama “Pirati”.

 

 

Pirati

 

C’è un potente gruppo di attivisti anti-copyright là fuori che sta cercando di distruggere il libro. Questi pirati distruggeranno il copyright e non hanno alcun rispetto per la nostra proprietà. Essi travestono i loro furti con la nobile retorica su come siano i veri difensori ed eredi della creatività e hanno venduto questa affermazione in tutto il mondo ai politici e ai legislatori.

Ci sono membri del Parlamento e del Congresso che sono eccessivamente influenzati da loro. Dicono che stanno solo cercando di conservare le cose così come sono sempre state. Sostengono che la loro agenda radicale è in qualche modo conservatrice. Ma ciò che veramente vedono è un futuro in cui il mercato elettronico della cultura cresca a passi da gigante in cui essi siano al centro dello stesso. Sostengono che si tratti di etica, ma chiunque ci pensi per un minuto può vedere che si tratta solo di profitto.

 


La seconda parte di questa elegia è intitolata “Il popolo del libro”.

 

 

Il popolo del libro

Noi siamo il popolo del libro. Amiamo i nostri libri. Riempiamo le nostre case con i libri.

Teniamo in gran conto i Libri che abbiamo ereditato dai nostri genitori e abbiamo a cuore l’idea di passare quei libri ai nostri figli. Infatti, quanti di noi hanno iniziato a leggere con un adorato libro, che apparteneva ad uno dei nostri genitori?

Imponiamo libri meritevoli ai nostri amici e insistiamo sul fatto che li leggano. Sentiamo addirittura una strana parentela per la gente che vediamo sugli autobus o sugli aerei leggere i nostri libri, i libri che sosteniamo.

Se qualcuno cerca di portarci via i nostri libri – qualche governo oppressivo, qualche censore “fuori dai binari” – li difendiamo con tutto ciò che abbiamo.

Riconosciamo la nostra tribù quando visitiamo le loro case perché ogni muro è tappezzato di libri. Ci sono in bilico pile di libri accanto al letto e sul pavimento, ci sono masse di tascabili gonfi in bagno.

I nostri libri siamo noi.

Sono i nostri banchi di memoria esterni che contengono le influenze morali, intellettuali, immaginative che ci fanno le persone che siamo oggi.

 

Il Copyright riconosce tutto questo. Esso dice che quando acquisti un libro, tu possiedi il libro.

È tuo per darlo via, è tuo per tenerlo, è tuo per licenziarlo o per prestarlo, per darlo in eredità o per essere messo al sicuro per i tuoi figli.

Per secoli, il copyrigth ha riconosciuto la sacra relazione tra i lettori ed i loro libri. Pensiamo al copyright come qualcosa che regola le cose contenute in un grappolo di secchi – DVD, videogiochi, registrazioni – ma i libri sono molto più di tutte queste cose.

I libri sono più vecchi del copyright. I libri sono più vecchi dell’editoria. I libri sono più vecchi della stampa!

 

Gli attivisti anti-copyright non hanno alcun rispetto per il nostro copyright e per i nostri libri.Dicono che quando acquisti un eBook o un audiolibro che viene consegnato in formato digitale, sei degradato da proprietario a licenziatario. Da un lettore a un semplice utente.

Questi ladri ci consegnano i nostri libri digitali e audiolibri avvolti in contratti di licenza e tecnologie che potrebbero anche essere in grado di distruggere il legame emotivo che i lettori hanno con i loro libri.

 

Queste licenze naturalmente possono avere fino a migliaia di parole.

Se avete un iPhone e comprate un audiolibro da Audible utilizzando iTunes Store, accettate circa 26.000 parole di contratto di licenza.

Solo il Canadian Copyright Act si aggira sulle 33.000 parole.

La premessa di queste licenze è, dimentica il copyright.

Dimentica la legge nella sfera pubblica che ti ha dato i diritti sui tuoi libri. Da ora in poi, noi scriviamo la legge.

 

Queste licenze sono naturalmente costruite con clausole inapplicabili.

Lo potete dire, perché sono generosamente condite con parole come “Se una qualsiasi parte di questa licenza si troverà ad essere inapplicabile, il resto rimarrà in vigore.” Questo è, naturalmente il legalese degli avvocati per dire: “Noi non limitiamo questa alle cose che pensiamo farebbero sorridere un giudice. Abbiamo messo tutto qui. E ‘una sorta di ipotetica lista dei desideri e l’unico modo per scoprire quali parti sono reali e quali parti sono immaginarie è quello di farci causa su ogni punto.”


Tutto ciò è fondamentalmente un modo per dire che il copyright è un’assurdità e che i lettori dovrebbero smettere di prestarvi attenzione ed accettare queste pazzesche licenze abusive.

 

E al di sopra di tali licenze essi aggiungono le tecnologia di gestione dei diritti digitali (DRM).

Le tecnologia di gestione dei diritti digitali, ovviamente, non ha mai impedito ad un libro di uscire su Internet.

Per gli editori che oggi credono che sia possibile acquistare DRM che possano impedire ai propri libri di apparire su Internet senza restrizioni, io dico: “Osservate, la dattilografa.”

 

Quindi, se DRM non impedisce alla gente di copiare i libri, che cosa fa?

Ciò che fà è rendere illegale per qualcuno di creare un lettore in grado di visualizzare un libro o riprodurre un audiolibro.

Immaginate se una gigantesca catena editoriale facesse un accordo con l’Ikea in modo che Ikea sia il fornitore esclusivo di sedie, scaffali e lampadine per la lettura dei suoi libri, e di fatto ottenesse una legge che renda illegale la vendita di altre sedie, librerie e lampadine compatibili con i loro libri. Ciò non sarebbe nell’interesse ne dei lettori, ne degli editori, ne degli scrittori.

Questo sarebbe di grande interesse solo per l’Ikea, perché otterrebbe un blocco sui nostri lettori, che gli consentirebbe di esercitare il potere di annullare il mercato.

Abbiamo sentito gli editori, gli scrittori ed altre persone coinvolte in vari settori creativi lamentarsi per anni per l’indebita influenza esercitata dalle catene come Wal-Mart, perché controllano un canale di distribuzione critico.

Ma immaginate se questo controllo continuasse oltre la tomba, dopo la vendita, in modo che ogni uso dopo la vendita della vostre collezioni imponesse che abbiate un rapporto continuativo con un mero rivenditore o distributore. Immaginate quanto sarebbe negativo per l’editoria.

 

 

La terza parte di questa elegia si chiama “Salvare il libro”.

 

 

Salvare il libro

 

Dopo anni di scrittura, di discussioni e di ragionamenti sui libri, sono giunto ad una semplice ma importante constatazione: io amo i libri.

Non solo la loro lettura o il possederli – ho un profondo attaccamento sentimentale per l’idea stessa di libro.

 

E non solo io. E ‘sociale. Attraversa  tutta la nostra intera società.

Se stai facendo un cortometraggio e vuoi illustrare una società che precipita nella tirannia, puoi semplicemente tagliar via fino ad una scena di una pila di libri in fiamme, e tutti sapranno esattamente che cosa significava.

Se si vuole indicare che un personaggio di un libro è molto simpatico e si menziona di quanto ami leggere e andare in biblioteca, i lettori mostreranno immediatamente simpatia per lei.

I libri hanno questo chiaroscuro di virtù, trasudano virtù e ciò è molto oltre qualsiasi razionalità e ragionevolezza, perché tutti voi, che siete gente del libro, sapete che ci sono molti libri che sono assolutamente indegni di quella virtù, eppure – eppure – quando ho lavorato in una libreria e dovevo strappare i tascabili per rimandarli indietro è stato doloroso strappare le copertine dei libri. Riesco a malapena a convincermi a riciclare la rubrica ogni anno.

E sì, è una cosa meravigliosa essere nell’editoria, perché si ottiene un beneficio impagabile da questo attaccamento sentimentale che le persone hanno per i libri.

La gente acquista i libri perché ama l’idea dei libri. Gli editori stanno pagando oggi costosi consulenti di marketing per aiutarli a comprendere “l’esperienza elettronica” di un libro digitale. L’esperienza di come un libro possa essere consumato.


Il che mi porta alla seconda metà di questa importante constatazione: la parte più importante dell’esperienza di un libro è sapere che può essere di tua proprietà.

Che può essere ereditato dai tuoi figli, che può arrivarti dai tuoi genitori. Che le biblioteche possano archiviarlo, possano prestarlo, che mecenati possano adottarlo.

Che le riviste a cui si è abbonati possano rimanere in una pila in rovina di National Geographics nella soffitta di qualcuno in modo che tu possa riscoprirli in un giorno di pioggia – e che non si smetta di sottoscriverli.

È una specie molto strana di abbonamento quello che porta via le tue riviste quando lo concludi [come avviene con la maggior parte degli abbonamenti istituzionali con Elsevier, il più grande editore al mondo di riviste

mediche e scientifiche].

 

Avere i tuoi libri li come un vecchio amico, che ti segue di casa in casa per tutti i giorni e per le lunghe notti della tua vita: questo è il bene prezioso che è nelle mani dell’editoria di oggi. Ma per qualche ragione l’editoria si prefigge di convincere i lettori che essi non hanno diritto di leggere i loro libri come proprietà – che non dovrebbero affezionarvisi. La parte peggiore di ciò è che in realtà potrebbero far si che ciò accada.

 

 

La quarta parte si chiama “Rispettare il copyright”.

 

 

Rispettare il copyright

 

La gente continua a mostrarmi i lettori ebook che cercano di ricreare l’esperienza libro con belle animazioni che esibiscono lo sfogliarsi della pagine.

Ma se si vuole ricreare la parte importante dell’esperienza libro, la parte per cui la gente continua a comprare i libri per tutta la vita, riempiendo le case con amici preziosi da cui non si separerebbero ne per amore, ne per denaro, allora abbiamo bisogno di recuperare e salvaguardare la proprietà dei libri. Quando compro un libro, è mio.

Non c’è alcun meccanismo, nemmeno di fronte a un ordine del tribunale, in cui un rivenditore può riprendersi un mio libro, eppure Amazon lo fà – questa è la cosa più straordinaria che abbiano fatto negli Stati Uniti – avete sentito parlare naturalmente di qualcuno che aveva messo una copia di 1984 di Orwell nello Store Kindle, e non c’era la licenza per la distribuzione in USA – naturalmente Orwell è di dominio pubblico al di fuori degli Stati Uniti, in copyright negli USA – Amazon ha risposto a questa notizia revocando il libro 1984 ai suoi clienti di ebook.

Dopo che lo avevano comprato, si svegliarono una mattina per scoprire che il loro libro era sparito.

Ma Amazon ha effettivamente reagito abbastanza bene.

Dopo averci pensato per un giorno, e affrontato la tempesta mediatica, hanno deciso di ripristinare i libri – li hanno ridati alle persone e hanno fatto una promessa: “Non ci riprenderemo mai mai mai mai mai e poi mai più i tuoi libri. A meno che non dobbiamo”.

 

Ora, ho lavorato come libraio per un certo numero di anni in questa città, e non ho mai dovuto fare questa promessa a nessuno dei miei clienti quando compravano libri. La progettazione di un reader di ebook in modo che questi libri possono essere cancellati senza che il lettore ne abbia conoscenza o ne abbia dato il consenso viola la Prima Legge di Cechov sulla narrativa: ogni pistola sulla mensola del caminetto nel Primo Atto è obbligata a sparare nel Terzo Atto.

 

Quando compro un audiolibro su CD, è mio.

Il contratto di licenza, così come è, dice “non violare le leggi sul copyright”, e io posso rippare quel CD come MP3, posso caricarlo sul mio iPod o un qualsiasi altro device – è mio, posso darlo via, posso venderlo, è mio.

Ma quando acquisti un audiolibro attraverso Audible, che ora controlla il 90 per cento del mercato [scaricabile] dell’audiolibro, ottieni un contratto di licenza, non un diritto di proprietà.

Le cose che si possono fare con esso sono limitate dal DRM; i player con cui lo puoi ascoltare sono limitati dagli accordi di licenza con Audible. Audible non lo fa perché sono gli editori a chiederglielo. Audible e iTunes, perchè Audible è l’unico fornitore di iTunes, lo fanno perché questo è nel loro interesse.

 

Per spiegarvi come so queste cose: il mio ultimo libro è stato un audiolibro della Random House.

Siamo andati da Audible e abbiamo detto: “Distribuite questo libro senza DRM nel vostro negozio?”, e loro hanno detto, “No.” Quando glielo abbiamo chiesto per questo, Makers, che appena uscito questa settimana – ancora una volta, un’audiobook della Random House – Random House che è ovviamente il più grande editore al mondo, uno dei maggiori clienti – siamo andati da Audible e abbiamo detto: “Lo farete questo?” e Audible ha risposto: “Perché no, lo faremo. Ma iTunes non vuole gestirlo”

 

Chi afferma che i lettori non possono e non vogliono e non devono possedere i propri libri sono inclini alla distruzione del libro, la distruzione dell’editoria e alla distruzione degli scrittori stessi.

Dobbiamo impedire che vengano autorizzati a farlo.

La biblioteca di domani dovrebbe essere migliore della biblioteca di oggi.

La capacità di prestare i nostri libri a più di una persona alla volta è una caratteristica, non un bug.

Lo sappiamo tutti. E ‘ora di smettere di fingere che i pirati del copyright siano nel giusto.

Queste persone sono state lettori prima di essere editori, prima di essere scrittori, prima di aver lavorato nel dipartimento legale, prima di essere agenti, prima di essere venditori e marketers. Noi siamo il popolo del libro, e abbiamo bisogno di cominciare ad agire di conseguenza.

 

 

E questa è la fine dell’elegia.

24 dicembre 2009

Quando il Creative Commons vende i libri

Filed under: Melting pot — yanfry @ 22:01
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Chi frequenta la rete ha buone probabilità di conoscere Cory Doctorow, eclettico canadese presente sul web sotto varie forme, tra cui quella di blogger, giornalista e scrittore. I suoi quattro romanzi (tra cui il nuovo Someone comes to town, someone leaves town), pubblicati dalla Tor Books, sono disponibili in rete e distribuibili secondo la licenza CC, pur senza disertare, parallelamente, gli usuali percorsi commerciali; con riferimento a paesi in via di sviluppo (ed esclusivamente al loro mercato), l’autore rende possibile stampa e vendita dei libri, ai sensi di un’apposita licenza Creative Commons.

The Book Standard si interroga su questa ed analoghe scelte editoriali, in apparente controtendenza rispetto ad interessi e politiche tradizionali; lo stesso Doctorow, sul suo sito, sgombra il campo dall’equivoco che vuole profitto e libera distribuzione due domini inconciliabili, spiegando come disponibilità e incentivi alla circolazione dell’opera siano strumenti vincenti anche in vista di uno sfruttamento economico:
“I do that for political and economic reasons: I think that the increased scope and duration of copyright are strangling free expression, privacy and innovation, and I think that enabling my fans to trade my words makes me more money. So I get to do the right thing and get paid, which is good.”
A supporto della teoria, i dati commerciali, con più di diecimila copie vendute – anche grazie alla stessa risonanza nel web – dell’opera prima Down and out, ben oltre gli standard dei debutti nel genere fantascientifico. Tra i vantaggi, non ultimo il rapporto fisico (non stupisca il concettuale ossimoro) col testo, svincolato dal supporto cartaceo come da protezioni elettroniche e fruibile secondo le virtualmente infinite modalità permesse dalla tecnologia, nell’ottica di un’editoria sempre più tesa al rapporto col lettore e alla fidelizzazione.

La libera distribuzione di un prodotto così legato, nell’immaginario, a supporti commercializzati, e la diffusione del fenomeno oltre i circuiti dell’autoproduzione, fino a sconfinare nelle terre dei grandi distributori, conduce all’inevitabile confronto col problema della pirateria, primo (?) deterrente alla pubblicazione online di opere multimediali: se gli effetti sul mercato musicale sono parte della cronaca quotidiana, la contraffazione di opere editoriali – pur essendo una realtà – si carica di complessità fisiologiche tali da rendere l’attività più rischiosa che remunerativa, soprattutto in mercati caratterizzati da larga reperibilità e costo relativamente congruo dell’opera originale. Se da una parte Doctorow ravvisa, nella singola riproduzione, più l’opera di un cultore che una minaccia ai profitti, dall’altra ritiene la diffusione “ufficiale” in rete uno strumento naturalmente idoneo a disincentivare investimenti criminosi, sterilizzando in nuce l’appetibilità dell’opera contraffatta.

Altri autori sembrano aver sposato le ragioni della libera distribuzione, a riprova di una tendenza che, oltre le ideologie e le questioni etiche, muove da pragmatiche valutazioni di marketing, imponendo una riflessione sull’impossibilità di prescindere, a dispetto delle inevitabili ritrosie, da un mercato così legato allo stato della tecnica, al quale i contenuti si dovranno giocoforza adattare.
The Book Standard cita Charles Stross e l’editore Baen Books, che offre una libreria gratuita, ottenendo ottimi risultati commerciali proprio a partire dai romanzi pubblicati in rete; in Italia, uno su tutti il collettivo Wu Ming, fucina di rara letteratura “da esportazione” ed esempio del fortunato incontro fra libera distribuzione e sacrosanto diritto al tornaconto economico, a conferma della forza meritocratica insita nella formula dell’editoria “a scatola aperta”.

Sul tema, un post dello stesso Doctrow.

Fonte: http://loscaffale.altervista.org/?p=86

Distribuire gratuitamente ebook

Filed under: Ebook — yanfry @ 12:44
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Originariamente pubblicato su Forbes, dicembre 2006 – Cory Doctorow

Da quando è uscito il mio primo romanzo, ho sempre distribuito gratuitamente i miei libri e, accidenti, ho sempre guadagnato un sacco di soldi.
Quando Down and Out in the Magic Kingdom (il mio primo romanzo, appunto), è stato pubblicato dalla Tor Books nel gennaio del 2003, ho anche messo su Internet l’intero testo elettronico sotto una licenza Creative Commons che ha incoraggiato i miei lettori a copiarlo in lungo e il largo. In un solo giorno ci sono stati 30.000 download dal mio sito (e coloro che lo scaricavano erano liberi di farne delle copie).
Tre anni e sei ristampe più tardi, più di 700.000 copie del mio libro sono state scaricate dal mio sito. Il libro è stato tradotto in talmente tante lingue che non riesco più a tenerne traccia, i concetti chiave sono stati adottati per progetti di software, e ci sono due diversi adattamenti audio realizzati da fan online.

Non tutte le persone che scaricano il libro poi lo comprano, ma non lo avrebbero comprato in ogni caso, quindi non ho perso alcuna vendita, ho solo guadagnato un po’ di pubblico.
Una piccola minoranza di coloro che ne hanno scaricato una copia, considera l’ebook come un sostituto del libro stampato: queste sono vendite mancate.
Ma una più larga minoranza considera l’ebook come un incentivo per comprare il libro stampato. Queste sono vendite acquisite. Fino a quando le vendite acquisite superano quelle perse, sono ancora in gioco. Dopotutto, distribuire quasi un milione di copie del mio libro non mi è costato niente.

Il fatto è che un ebook è un oggetto sociale. La copia passa da un amico all’altro, splende dallo schermo di un palmare, incollato su una mailing list. Può essere convertito in una simpatica firma in calce a un’e-mail. È così fluido e immateriale che si può diffondere per la durata della vostra vita. Niente fa vendere i libri quanto una raccomandazione personale: quando lavoravo in una libreria, le parole più dolci che potessi sentire erano “Il mio amico mi ha detto di scegliere…” L’amico aveva venduto il libro al mio posto, dovevo solo renderlo effettivo. In un’epoca di amicizie on-line, gli ebook trionfano sugli alberi morti grazie al passaparola.

Ci sono due cose che gli scrittori mi chiedono su questo argomento: in primo luogo, vendi più libri? E in secondo luogo: come hai convinto il tuo editore a intraprendere questo progetto folle?
Non c’è alcun modo empirico per provare che regalando ebook si vendano più libri, ma io l’ho fatto con tre romanzi e una raccolta di brevi racconti (e continuerò a farlo con altri due romanzi e un’altra raccolta l’anno prossimo), e le vendite dei miei libri hanno sempre superato le aspettative del mio editore. Rapportando le vendite dei miei libri ai numeri forniti dai colleghi si nota che i miei vanno un po’ meglio di altri titoli di scrittori simili, a uno stadio simile delle loro carriera. Ma non si può averne la certezza senza tornare indietro nel tempo per realizzare nuovamente gli stessi libri nelle stesse circostanze ma senza il progetto dell’ebook gratuito.
Ciò che è sicuro è che ogni scrittore che ha tentato di distribuire ebook gratuitamente per vendere libri ne è stato contento ed è pronto a ripetere l’esperienza.

Come ho convinto Tor Books a farlo? La Tor non è un’ardita, arrogante compagnia online. È la più grossa casa editrice di romanzi di fantascienza nel mondo, ed è una divisione del colosso dell’editoria tedesca Holtzbrinck. Non sono informatici hippy che profumano di patchouli convinti che l’informazione debba essere libera. Sono, piuttosto, astuti ispettori del mondo dei romanzi fantascientifici, forse il più sociale tra i generi letterari. La fantascienza è guidata da un organizzato mondo di appassionati, volontari che allestiscono centinaia di convention letterarie in ogni angolo del globo, ogni weekend dell’anno. Questi intrepidi promotori trattano i libri come marchi di identità e come artefatti culturali di grande importanza. Evangelizzano i libri che amano, creano una subcultura attorno a essi, li citano in discussioni politiche, a volte riadattano persino le loro vite e i loro lavori attorno a essi.

Ancora, i primi seguaci del romanzo fantascientifico definirono il carattere sociale di Internet. Data l’alta presenza di appassionati di fantascienza tra coloro che sono impiegati nel settore tecnico, era evidente che la prima discussione non tecnica su Internet sarebbe stata su questo genere. Le norme online di chiacchiericcio, di organizzazione degli appassionati di fantascienza, di editoria, e per il tempo libero derivarono dal mondo degli appassionati di fantascienza, e se ogni letteratura ha un suo spazio naturale nel cyberspazio, è il romanzo fantascientifico stesso che ha coniato il termine “cyberspazio”.
Difatti, il romanzo di fantascienza è stato la prima forma di letteratura online selvaggiamente piratato attraverso canali “bookwarez” che contenevano libri scansionati a mano, una pagina alla volta, convertiti in testi digitali e corretti. Anche oggi, il genere letterario più piratato è quello fantascientifico.
Niente può rendermi più ottimista per il futuro. Come l’editore Tim O’Reilly ha scritto nel suo determinante saggio “Piracy is Progressive Taxation”, “essere abbastanza famosi da essere piratati è il coronamento del successo”[15]. In futuro punterei su una letteratura che interessi alla gente tanto che tenda a “rubarla” piuttosto che dedicarmi a un genere che non ha uno spazio sul mezzo di informazione che domina il nostro secolo.

Cosa dire del futuro? Molti scrittori hanno paura che i libri elettronici sostituiranno facilmente quelli stampati, a causa del cambiamento dei lettori e dello sviluppo della tecnologia. Sono scettico a riguardo: il codex come formato è durato per secoli come semplice ed elegante risposta all’invito della stampa, benché fosse per una parte della popolazione relativamente esigua. Molte persone non sono e non saranno mai lettori, ma quelli che sono lettori lo saranno per sempre, e sono amanti del cartaceo.
Ma diciamolo, accadrà che i libri elettronici saranno desiderati da tutti.
Non credo sia pratico far pagare per delle copie di un’opera elettronica. I bit saranno sempre più facili da copiare. Quindi dovremo inventarci qualcos’altro da far pagare. Questo non significa che non si debba pagare per un bit copiabile, ma sicuramente non si può più obbligare un lettore a pagare per ottenere l’accesso alle informazioni.

Questa non è la prima volta in cui imprenditori creativi hanno affrontato questa transizione. Gli interpreti del teatro Vaudeville hanno dovuto affrontare il brusco cambiamento portato dalla radio, dall’avere il perfetto controllo su chi poteva ascoltare una rappresentazione (se non compravano il biglietto, li buttavano fuori) a non controllare più nessuno (ogni famiglia il cui membro dodicenne era in grado di costruire una radio, l’equivalente dell’epoca dell’installazione di un programma di file-sharing, poteva sintonizzarsi). Esistevano modelli di business per la radio, ma prevederli a priori non era facile. Chi avrebbe potuto prevedere che la grande fortuna della radio sarebbe passata attraverso una Blanket License[16], la protezione di un decreto del Congresso, una collecting society, e l’invenzione di una nuova forma di statistica matematica per trovarne le frequenze?

Predire il futuro dell’editoria – se cambierà il vento e i libri stampati diventeranno obsoleti – è altrettanto difficile. Non so come gli scrittori si guadagneranno da vivere in tale mondo, ma so per certo che non lo scoprirò voltando le spalle a Internet. Facendo parte dell’editoria elettronica, guardando cosa centinaia di migliaia di miei lettori fanno con il mio ebook, ho una maggiore consapevolezza di mercato di quanta ne potessi ottenere con qualsiasi altro mezzo. La stessa cosa si può dire per il mio editore. Sono seriamente convinto che continuerò a lavorare come scrittore nell’immediato futuro e la Tor Books e la Holtzbrinck lo sono altrettanto. Dipendono dal futuro dell’editoria più di quanto non faccia io. Quindi quando mi sono avvicinato al mio editore con il progetto di distribuire gratuitamente libri per venderli, per loro, era una scelta scontata.

Credo sia un buon affare anche per me. Questa sorta di “ricerca di mercato” basata sulla distribuzione gratuita di ebook fa vende libri stampati. Inoltre, la grande diffusione dei miei libri mi apre nuove opportunità per guadagnarmi da vivere con attività connesse al mio lavoro di scrittore, come per esempio la cattedra Fulbright presso l’università della California del Sud ottenuta quest’anno, questo articolo super-pagato per Forbes, partecipazione a convegni e altre opportunità di insegnare, scrivere e rilasciare la licenza della mia opera per la traduzione e l’adattamento. L’instancabile opera di evangelizzazione da parte dei miei fan non fa vendere solo i miei libri, fa vendere anche me.

L’età dell’oro di centinaia di scrittori che vivevano solo di diritti d’autore, è una fesseria. Nel corso della storia, gli scrittori dipendevano da lavoretti, insegnamento, sovvenzioni, eredità, traduzioni, concessione di licenze e varie altre fonti per sbarcare il lunario. Internet non solo vende più libri per me, ma mi da anche più opportunità di guadagnarmi da vivere attraverso attività correlate alla scrittura.
Non c’è mai stato un momento in cui più persone hanno letto più opere di più autori. Internet è un universo letterario di parole scritte. Che cosa piacevole per gli scrittori.
[15] “Being well-enough known to be pirated [is] a crowning achievement.”
[16] La Blanket License viene rilasciata dalla ASCAP (American Society of Composers Authors and Publishers) e permette le esecuzioni pubbliche di tutto o parte del catalogo, dietro un pagamento annuale.

Fonte: http://www.librishop.it/aree/?p=260
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/

Ebook manifesto

Filed under: Ebook — yanfry @ 09:56
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Ebook tradotto da Antonio Tombolini Paper per la O’Reilly Emerging Technologies Conference del 2004 (lo stesso testo è stato inserito nella raccolta Content recentemente pubblicata da Apogeo). (qui la pagina per il donwload http://ebookstore.simplicissimus.it/cory_doctorow-ebook_manifesto)

Di seguito, l’introduzione di Antonio Tombolini.

Si inaugura con un ebook sugli ebook l’attività editoriale della Simplicissimus Book Farm, la neonata casa editrice italiana che fa proprio della pubblicazione di ebook la sua specifica missione.
Come ogni casa editrice, si tratta di un’impresa, che dovrà essere capace di maturare quel tanto di profitto che le consenta – passo dopo passo – di vivere, crescere, consolidarsi. E tuttavia, paradossalmente ma non troppo, il primo ebook pubblicato è un ebook gratuito.
Il fatto è che si tratta di un ebook particolare: con la sua pubblicazione, il libro di Doctorow ci esime dall’onere di dover mettere insieme troppi sproloqui per dire quel che intendiamo fare, o meglio: la sfida che intendiamo raccogliere, ciò con cui ci vogliamo misurare. L’ebook, per l’appunto.
Quando si esplorano nuove terre non si hanno idee chiare e definite, non si ha una mappa di riferimento (e trovo assai profondo il richiamo alla necessità di una tale mappa, che Doctorow pone discorsivamente, quasi distrattamente, a suggello della sua conferenza).
L’esploratore è semmai colui che crea la mappa di ciò che non è ancora noto e definito, disegnando – saggiandone continuamente i contorni, l’andamento e la consistenza – i confini dei territori sconosciuti che va indagando. La terra inesplorata per definizione è il futuro, verso cui i piú arditi costantemente orientano i passi e lo sguardo. Nel caso di un editore ardito, si tratta del futuro del libro e del libro del futuro: per farne però non un tema da convegno à la page, bensí un mestiere.
La presente pubblicazione è un atto di omaggio al primo abbozzo di mappa su questo futuro che Doctorow ha saputo stendere.
La dedichiamo a lui e a tutti coloro che, alla fretta superficiale e imprudente di chi calca le trafficate vie del già noto ed usuale, preferiscono il passo lento, cauto e circospetto – ma carico di avventura – dell’esploratore. Loreto, 16 ottobre 2006
Antonio Tombolini
http://antoniotombolini.simplicissimus.it/

Fonte: http://www.orvietan.net/?page_id=16

10 dicembre 2009

Le sorprendenti vite dei libri “regalati” sull’internet

Filed under: Melting pot — yanfry @ 21:52
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“Il libro stampato è un’ottima cosa. Il ‘file’ elettronico pure. Ma entrambi è l’ideale”, dice lo scrittore Cory Doctorow. E ha i numeri per provarlo.

di Bruno Giussani
15 maggio 2005

Da qualche giorno il mio ultimo libro, “Storia di @”, è scaricabile gratuitamente in versione integrale, sotto una licenza “Creative Commons”. Non è un gran titolo di merito, ma credo sia una “prima” svizzera.

Il passo è stato ispirato da una recente discussione con lo scrittore londinese Cory Doctorow. Il suo prossimo (e terzo) romanzo, “Somebody comes to town, somebody leaves town”, che sarà pubblicato in luglio, è in parte ambientato in Svizzera.

Doctorow è uno scrittore abile e trascinante, ed è pure un militante della libertà di espressione e creazione sull’internet. E’ il tipo di persona che si mette in piedi su una sedia allo Speakers Corner (l’angolo dell’Hyde Park di Londra dove chiunque può andare e parlare di quel che gli pare) cercando di spiegare ai passanti, in termini semplici, cose complicate come la gestione della proprietà intellettuale sull’internet.

Doctorow mi ha detto che quando “Somebody” uscirà in libreria, sarà pure disponibile sul suo sito web (craphound.com). Il lettore potrà scegliere se comperarlo in versione stampata oppure scaricarselo dalla rete gratuitamente in versione elettronica. E questo nell’ambito di una licenza “Creative Commons”, che permette di ridistribuire il libro liberamente, e anche di riscriverlo o adattarlo, a condizione che non lo si faccia per scopo di lucro (creativecommons.org).

Se state scuotendo la testa tanto la scelta pare ovvia (perchè pagare se posso avere il libro gratis?) tenete conto di quanto segue: il primo romanzo di Doctorow, “Down and out in the magic kingdom” può essere scaricato gratuitamente dall’internet in ben 24 diversi formati elettronici. La prima tiratura media di un libro di fantascienza in inglese è di 4000 copie. “Down and out” è stato scaricato mezzo milione di volte dal sito web. E ha venduto 30’000 copie in libreria. L’idea centrale di questo approccio (Doctorow non è il solo ad averlo adottato) è che “se dò il libro gratis, qualcuno lo comprerà”. I fans lo acquisteranno comunque, e distribuendo il testo così ampiamente Doctorow ha potuto attirare interi nuovi lettorati, a un costo per lui prossimo allo zero.

Non solo Doctorow ha venduto più copie offrendo il libro gratis sull’internet, ma la sua notorietà ne è stata accresciuta, producendo quelli che chiama “redditi laterali”: richieste d’articoli, inviti a conferenze, eccetera. “Non sono un ingenuo attivista: sono un uomo d’affari pragmatico che vuole estrarre più soldi possibili dal suo scrivere”, dice. Permettere ai lettori di scaricare il libro gratis crea un circolo virtuoso di marketing e praticità d’uso. “Quando voglio raccomandare un libro a un amico, in genere cerco di descriverlo; ma se ho il “file”, posso mettere in evidenza alcuni paragrafi e mandargli l’intero libro per e-mail”, dice. “Magari posseggo il libro ma non voglio portarlo in spiaggia per non rovinarlo: se ho il “file” posso stamparne un paio di capitoli e continuare a leggere senza temere sabbia o acqua”. Un lettore gli ha scritto: “Avevo il suo libro nel mio palmare da settimane, sono rimasto bloccato in un aeroporto, l’ho letto tutto, e ho comperato il suo altro romanzo”.

C’è una rivoluzione in corso. Dice Doctorow: “Il libro stampato è un’ottima cosa. Il “file” elettronico pure. Ma entrambi è l’ideale”. Ho quindi deciso di verificare di persona, in accordo con l’editore Messaggi Brevi. Non m’aspetto di vendere più di due copie del libro stampato, ma sono curioso di vedere se e quante ne saranno “scaricate” dal sito e come circoleranno, e magari di capire meglio il futuro dell’editoria.

(copyright 2005 Bruno Giussani)

Fonte: http://www.giussani.com/articles/art_05-05-15_creative-commons.html

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