Cory Doctorow in Italiano

24 dicembre 2009

Cory Doctorow sulla Pena di Morte dei Three Strikes

Intervistato da David Weinberger per Broadbandstrategyweek http://broadbandstrategyweek.com l’autore e attivista Cory Doctorow sostiene che Internet è troppo centrale per la nostra vita per essere tolto dal “tre accuse” per violazione del copyright.
Il video è sottotitolato in italiano, francese ed inglese su http://dotsub.com .

Fonte: http://dotsub.com/view/66aa2ced-22ed-4140-b403-fa2905ed1b55

X – Little Brother

Filed under: Ebook — yanfry @ 09:22
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Cory Doctorow

X

ISBN 978-88-541-1629-0

Pagine 336

Euro 14,90

Dal guru dei new media un avvincente romanzo che è anche un manifesto contro tutti i totalitarismi

Scarica i primi capitoli in anteprima!

Nella severissima Chavez High School, a San Francisco, il preside ha installato un sistema ultramoderno per monitorare le attività degli studenti minuto per minuto. Ma uscire dalla scuola senza permesso non è mai stato un problema per Marcus, noto sul web come “w1n5t0n”: lui conosce tutti i segreti della rete ed è in grado di neutralizzare qualsiasi dispositivo di sorveglianza. E mentre i compagni rimangono a scuola, Marcus e i suoi amici Darryl, Vanessa e Jolu si divertono per le strade della città. All’improvviso una terribile esplosione: il più efferato attacco terroristico della storia distrugge il centro di San Francisco, e i quattro, al posto sbagliato nel momento sbagliato, vengono arrestati perché ritenuti coinvolti nella strage. Chiusi in carcere senza alcun processo e torturati perché confessino, i ragazzi sperimentano sulla loro pelle la violenza e la crudeltà della polizia. Grazie a una console modificata per accedere ai sistemi informatici del governo, w1n5t0n darà vita a una comunità di ribelli non violenti, intenzionati a combattere e arginare lo strapotere del Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Perché, per chi odia la guerra e la violenza, la tecnologia e l’informatica sono le uniche armi possibili.

«Riuscitissimo brivido di carta…non una favola apocalittica ma una metafora a salvaguardia della democrazia.»
Gian Paolo Serino, il Venerdì di Repubblica

«X è la storia di un gruppo di hacker poco più che ragazzini che riescono a mettere in crisi un sistema totalitario che ha preso l’avvento grazie alla paura degli attentati terroristici.»
Ansa

«Un libro che ci parla di un universo totalitario attraverso gli occhi di giovani adolescenti che frequentano un college di San Francisco.»
Il Giornale

«Cory Doctorow, uno dei più influenti guru della new economy, racconta una storia inquietante e indimenticabile che ricorda l’epica lotta di Davide contro Golia e 1984 di George Orwell.»
Andrea Marrone, Vero

«Un libro meraviglioso, importante… Il migliore che io abbia letto quest’anno. Mi ha fatto venire voglia di tornare tredicenne…»
Neil Gaiman, autore di Coraline e Il figlio del cimitero

«La storia eccitante della rivincita dei nerd: crudele, necessaria e liberatoria!»
Scott Westerfeld, autore di I diari della mezzanotte e Brutti

«Conosco molti autori di fantascienza che scrivono del mondo cyber, ma Cory Doctorow è davvero una forza della natura. E ha un sacco di cose da dirci.»
Bruce Sterling, autore di Cronache dal basso futuro e La matrice spezzata

«Una storia credibile ed entusiasmante in una San Francisco non troppo lontana nel futuro… Ricca di dialoghi taglienti e descrizioni mozzafiato… Un piccolo capolavoro.»
Publishers Weekly

«I lettori resteranno semplicemente deliziati dai tentativi di Marcus di mettere in piedi una tecno-rivoluzione… Leggetelo, è un libro che scotta.»
Booklist

19 dicembre 2009

Cory Doctorow è passato da Milano. Speriamo qualcosa resti

Filed under: Interviste — yanfry @ 13:40
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La Mediateca Santa Teresa era piena come mai prima. Cos’è che ha portato tutto questo pubblico ad incontrare Cory Doctorow? Chiedendo ad alcuni, mentre faccio da buttafuori della sala per permettere ai tecnici di finire con le prove, mi rendo conto che non tutti sanno chi è o di cosa parlerà il relatore della serata. Seppur lanciati all’ignoto, si vede che comunque sono stati catturati di quanto è successo perché nessuno di loro ha poi lasciato la sala fino alla fine dell’evento.

Cory Doctorow

Si sono incontrati con un giovane… comunicatore (blogger o giornalista mi sembrano riduttive e non era neanche in vesti da scrittore di fantascienza di successo) che ha raccontato di aver più paura dell’oscurità (d’informazione) che della condivisione, anche illegale, di contenuti. Sarà per questo che i suoi libri si possono scaricare gratuitamente dal suo sito, ma non solo. Cory racconta come in questo modo lui vende più copie cartacee dei suoi scritti.

Ha parlato di DRM, una tecnologia destinata al fallimento sin dalla nascita: creata per limitare la diffusione illegale di contenuti digitali, le più avanzate tecniche di crittografia commerciale sono sempre state battute. Ormai ci sono troppi cervelli collegati online e la Digital Rights Management lascia fuori solo chi è meno intelligente del creatore, e per fortuna siamo circondati di geek intelligentissimi! Tutti i soldi che sono stati dedicati alle DRM (centinaia di milioni di dollari), non potevano essere investiti meglio? Per assurdo, ci ha raccontato di una tale azienda di software che aveva deciso di rendere le cose tanto difficili ai pirati in Russia che praticamente neanche chi voleva parlare per i giochi poteva acquisirli… e quindi anche loro gli cercavano pirattati.

Cory Doctorow predica la condivisione non (solo) perché lui si definisce un “dot.communist” ma perché quando condividiamo le nostre idee, creatività e risorse, siamo in grado di raggiungere obiettivi più grandi, addirittura sovrumani!

Lui e’ un disruptor… uno di quei personaggi che accelerano la transizione tra un era che non esiste più -ma fa fatica ad andar via- ed una che non arriva abbastanza in fretta per cambiare i paradigmi sociali che governano il nostro mondo. “Per duplicare le tue chance di successo, triplica quelle di fallimento!”. Pensate che oggi il costo di utilizzo delle tecnologie di collaborazione e pubblicazione online e’ cosi’ basso che il 90% delle cose che condividiamo sulla rete “è un sacco di merda” (definizione tecnica utilizzata dal relatore). Considerando che quello che finisce in rete è ormai immortale (volendo ci sono sempre dei server sparsi nella “nuvola” che duplicano ad eternum i nostri contenuti).

Alienazione? Riduzione dei rapporti sociali? Ma che dite?! Oggi, grazie a internet, restiamo in contatto (per amore, lavoro, amicizia, ecc) con chi abita dall’altra parte del mondo…

Semplice la risposta che ha dato a chi ha chiesto sul presunto paradosso dei giornali che rischiano di sparire allo stesso tempo che i blogger famosi vogliono diventare giornalisti… “Non vedo il problema. Se ci saranno giornalisti, ci saranno giornali di qualche tipo”. Magari non di carta, perché non riescono a finanziarsi con la pubblicità su un formato che da pochi vantaggi se comparato alle innumerevoli variabili di targetting disponibili per chi comunica online. E poi, non parliamo di obbligare ai blogger ad avere “licenze”…. neanche i giornalisti dovrebbero averle!

Cory Doctorow è stato un po’ troppo formale per quello che mi aspettavo (quando lo leggo su BoingBoing mi sembra l’opposto) ma ha fatto uno speech ben strutturato e pulito. Chiaro nei messaggi e accessibile a un pubblico che era molto vario. Speriamo che almeno un 10% di quello che ha detto resti e provochi qualcosa. Se sarà cosi’, il Meet The Media Guru (tale è il nome dell’evento che l’ha portato in Italia) può considerarsi un grandissimo successo.

Fonte: http://www.gchicco.com/2009/03/10/ita-cory-doctorow-e-passato-da-milano-speriamo-qualcosa-resti/

Come organizzare una rivoluzione su Twitter

Filed under: Melting pot — yanfry @ 11:45
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Su Boing Boing, Cory Doctorow lancia cinque regole da osservare per aiutare i manifestanti che in Iran usano Twitter per comunicare tra loro e scambiarsi informazioni.

1. Non rendere pubblico il tuo indirizzo ip su Twitter, soprattutto non mentre usi l’hashtag #iranelection. Le forze di sicurezza stanno monitorando gli account che usano quell’hashtag e una volta individuato l’ip corrispondente, lo bloccano in Iran.

2. Gli unici hashtag da usare sono #iranelection e #gr88: gli altri finirebbero per diluire il flusso dei messaggi.

3. Occhi aperti! Le forze di sicurezza stanno usando degli account di Twitter per diffondere notizie false. Non far circolare informazioni senza prima averle verificate con fonti affidabili. Non è complicato trovare delle fonti affidabili.

4. Aiuta i blogger iraniani a nascondersi tra gli altri: cambia le tue impostazioni e il tuo fuso orario come se scrivessi da Teheran. Le forze di sicurezza danno la caccia agli utenti cercandoli secondo la loro posizione. Se tutti diventiamo “iraniani”, trovare i veri iraniani sarà molto più complicato.

5. Non far saltare la loro copertura! Se trovi una fonte affidabile e sicura, non pubblicizzare il suo nome o il posto da cui scrive. Queste persone sono in grave pericolo. Diffondi le informazioni con discrezione, ma non far sì che possano essere rintracciati dalle forze di sicurezza.

16 – Giugno – 2009

Fonte: http://www.internazionale.it/home/?p=2002

14 dicembre 2009

Cory Doctorow: Giù le mani dalla città digitale

Filed under: Interviste — yanfry @ 11:15
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Intervista-ritratto al padre di BoingBoing, che la prossima settimana (marzo 2009, ndr) sarà in Italia per Meet The Media Guru. Contro i neo-vittoriani che predicano il puritanesimo del copyright nella metropoli dei bit.

Cory Doctorow OpenCola è una bibita unica nel suo genere: la ricetta è liberamente reperibile e modificabile. Chiunque può prepararla e migliorarla a patto di distribuire unitamente al prodotto modificato, la nuova ricetta. OpenCola è una evidente provocazione, un paradossale travestissment, una metafora per illustrare il modello di sviluppo del software open source. Nella fattispecie la Coca “aperta” è stata inventata per promuovere l’omonimo software p2p a codice aperto e rappresenta bene lo spirito di uno dei suoi ideatori, Cory Doctorow, scrittore di fantascienza, blogger, commentatore per prestigiose testate (da Wired a The Guardian) attivista politico che lotta alla frontiera della città digitale in cui bene o male, e spesso poco consapevolmente, viviamo tutti da qualche anno. E conduce la sua battaglia nel nome della condivisione del sapere e della difesa del progresso tecnologico ostacolato dall’avidità miope di certa industria. Apprezzato da Forbes, bibbia del capitalismo, che recentemente lo ha iscritto per l’ennesima volta tra le 25 personalità dl web (coloro che hanno saputo trasformare la propria passione in un impero mediatico), come dagli studenti dei college dove tiene corsi e conferenze (lui, mai laureato) sulla libertà digitale.

Cory parla a una velocità folle, riesce a infervorarsi su tutto e spesso cambia interessi e attività senza abbandonarne nessuno, semplicemente sovrapponendoli. I codici di programmazione hanno lasciato spazio a quelli legali quando, parlando con un avvocato in uno dei suoi frequenti viaggi aerei, realizzò che il sistema a tutela del diritto d’autore era andato in frantumi. «La conversione a trentamila piedi di altitudine», la chiama. Decise quindi di contribuire alla presa di coscienza collettiva che i formati di compressione digitale e internet avevano cambiato per sempre lo scenario dei contenuti d’autore e divenne presto responsabile europeo – lui canadese – della Electronic Frontier Foundation, ong che tutela i diritti dei cittadini della rete. Condivide in materia di copyright le stesse idee (no a lucchetti elettronici, durata ragionevole della protezione, libertà di condivisione) di altri illustri pensatori della Eff come Ed Felten, Lawrence Lessig e Siva Vaidhyanathan, ma le esprime in modo meno accademico. «La faccenda del peer-to-peer e della condivisione dei file – racconta a il manifesto – mi ricorda l’epoca vittoriana: allora la masturbazione era fuori legge. Un’azione compiuta dalla stragrande maggioranza delle persone veniva dichiarata illegale. La situazione è la stessa. Basta sostituire il piacere autoindotto con il file sharing». La sua idea di copyright è chiara: «Dovrebbe essere possibile scaricare un contenuto digitale a patto che non ci si lucri sopra. Se le case discografiche avessero semplicemente chiesto agli utenti di Napster di pagare una quota da ripartire tra gli artisti oggi avrebbero le tasche piene di soldi».

La coerenza tra parole e fatti è presto verificata, visto che Doctorow è anche uno scrittore: «Ho imparato a scrivere a macchina prima di sapere usare la penna, e credo che il mio modo di pensare sia strettamente connaturato alla tastiera qwerty». Pubblicò il suo primo racconto (il leggendario editore di fantascienza Tor, 2002) adottando, per primo, una licenza Creative Commons (CC) che permette di usare liberamente il testo senza sfruttarlo commercialmente. Ne mise in rete una versione gratuita e Down and Out in the Magic Kingdom fu molto letto e discusso. «Per un giovane scrittore è più semplice utilizzare le CC ma il principio è valido per tutti. Il problema, nell’attuale affollamento informativo, è raggiungere i lettori e non proteggerci da loro. Distribuendo gratis online il mio racconto ho moltiplicato il bacino di utenza». E’ il principio del dente di leone che si propaga ovunque. Con conseguente successo della stessa edizione cartacea. Per il volume successivo ha deciso di liberare anche il diritto di traduzione. Perché non già dal primo? «Quando fai un esperimento devi introdurre una variabile per volta. Volevo innanzitutto capire il valore dei fondamenti delle CC, poi, visti i buoni risultati ho inserito anche la possibilità di farne opere derivate. Grazie a questa clausola oggi i miei racconti sono tradotti in molte lingue, molte di più che se l’avessi blindata col copyright».

La maggior parte delle parole che digita sul suo portatile sono destinate non alla carta ma al suo (e di altri 4 autori) blog, Boing Boing, da sempre uno dei più visitati e influenti del web. Una collezione di mirabilia (“a directory of wonderful things”, recita il sottotitolo) con i post che variano da manifesti sulla libertà digitale a foto di curiosi oggetti fino a commenti di articoli sulle politiche di internet.

Un’anarchica bacheca di segnalazioni la cui unica trama è la personalità e l’estro momentaneo degli autori. «Non ci parliamo quasi mai prima di pubblicare un post, capiterà cinque volte all’anno. Ognuno pubblica quello che vuole». Un po’ di tempio fa ha massacrato il fenomeno dei social network, ironizzando sulla “chiusura” di molti servizi e sulla congenita natura transitoria di Facebook e simili. La piattaforma resiste fintanto che il tuo detestato ex-collega ti rintraccia; più si allarga più probabilità ci sono che ciò accada. A quel punto non ti resta che fuggire. La sua visione del futuro dei media è quella di una metamorfosi in cui tutto si contagia e muta ma in modi diversi. Come musica, libri e giornali anche per il futuro dei blog vale la stessa legge: «Alcune forme spariranno soppiantate da nuovi media, altri prolifereranno, tutto viene fagocitato e poi rigurgitato in forme nuove».

Recentemente si è scagliato contro il piano del governo inglese per lo sviluppo di internet che prevede: lucchetti elettronici per i contenuti (Drm) e controllo da parte dei fornitori di connettività (Isp) su quel che passa dentro le loro reti. Tutto sbagliato secondo Doctorow, così si chiude internet. «Si consegna il web nelle mani incartapecorite dell’industria delle telecomunicazioni; qualsiasi tipo di filtro dei dati è fallace, sia esso elettronico o umano. I Drm non hanno mai funzionato. E’ tecnologicamente impossibile lasciarmi andare a casa con un film e impedirmi di duplicarlo sul pc. I computer copiano, e anche le parti del computer possono essere copiate. Così stanno le cose. Fine della storia». Magari, Cory.
Articolo pubblicato su Chips&Salsa-Il Manifesto del 28 Febbraio 2009

Sabato 28 febbraio 2009

Gabriele De Palma

Fonte: http://visionpost.it/dlife/cory-doctorow-giu-le-mani-dalla-citta-digitale.htm

Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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