Cory Doctorow in Italiano

10 dicembre 2010

Cory Doctorow on Three Strikes Death Penalty (Sub ITA)

“Author and activist Cory Doctorow argues that the Internet is too central to our lives to be taken away for three accusations of copyright infringement. Along the way he proposes that turnabout is fair play, and thus Universal (for example) ought to have its access to the Net taken away if it issues three false accusations of infringement.”
From the description of the interview of Cory Doctorow by David Weinberger at http://blip.tv/file/2857773 , where the real video – dedicated to the public domain – can be viewed and downloaded.
The video can also be subtitled in other languages at http://dotsub.com/view/66aa2ced-22ed-…
This is a light – in Mb – version with just the audio and 3 still pictures, with English captions and French and Italian subtitles

Caricato da calmansi il 23/11/2009

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26 febbraio 2010

Regalare è meglio che vendere ovvero del perché cory doctorow è meglio di michael crichton

Filed under: Uncategorized — yanfry @ 08:05
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A me piace la fantascienza, soprattutto quella sociale (più philip dick che asimov, per capirci). tra gli ormai pochi autori che riesco a leggere ce n’è uno che si chiama cory doctorow, di cui ho recentemente comprato l’ultimo romanzo, makers. ora si dà il fatto che, per ragioni mie, a casa non trovi il tempo di leggere, mentre sui mezzi pubblici sì. se cory doctorow fosse uno scrittore normale sarei costretto a scaricarmi una copia pirata in formato ebook del suo romanzo, cosa che considererei mio diritto in quanto ho comprato il libro di carta e non avrei la minima intenzione di ripagare la stessa cifra per gli stessi contenuti. per l’autore/editore medio avrei compiuto un reato, mentre per cory doctorow no: lui mette i suoi ebook da scaricare gratuiamente sul suo sito (per tutti: anche chi non li ha già comprati), cosa che mi ha permesso di scoprirlo, di apprezzarlo e fa sì che io compri i suoi libri di carta. perché mi piacciono, ma soprattutto perché cory doctorow mi è simpatico e si è comportato in modo onesto e disponibile con me.

l’ultimo romanzo di cory doctorow (qui in ebook gratis), mi ricorda un po’ un altro scrittore che leggevo in passato, michael crichton. Michael Crichton all’inizio non mi era né simpatico né antipatico, poi è successo che si è espresso più volte e con toni molto duri (e dicendo pure qualche grossolana idiozia) contro internet in generale e contro quelli che scaricano i file in particolare. micheal crichton era uno di quegli autori che se potessero porterebbero in tribunale i loro lettori. da quel momento in poi ho smesso di comprare i libri di michael crichton: non solo perché mi era improvvisamente diventato molto antipatico, ma perché se aveva intenzione denunciarmi non mi sembrava saggio dargli i mezzi economici per farlo.

questa cosa gli editori, i discografici, le major del cinema non l’hanno mica ancora capita. non solo questa, ma anche altre: ci sono almeno 5 cose che cory doctorow ha capito e le corporation no, ed è la ragione per cui io e tanti altri come me diamo e i futuro daremo sempre più volentieri i nostri soldi ai cory doctorow di questo mondo e sempre meno ai michael crichton, fino al momento in cui solo i cory doctorow potranno permettersi di restare sul mercato.

il file sharing non si può fermare
per quanto ci si possa provare, con le buone o le cattive, con le tecnologie o le legislazioni, il libero scambio di contenuti digitali è reso possibile dalle tecnologie e quando una tecnologia si è evoluta non la si può far devolvere. teenager, ventenni e anche molti adulti oggi non hanno – e per quanto ci si provi non avranno mai più – la percezione che il file sharing sia un reato. più o meno tutti scaricano o scaricheranno da qui a due anni, e non è possibile mettere in galera tutta la popolazione mondiale.

denunciare i propri lettori non è una buona strategia di marketing
rifiutare la strada del confronto e scegliere quella dello scontro non avrà l’effetto di convincere le persone a smettere di scambiare i file, ma avrà quasi certamente altri due effetti: convincere intere generazioni a scaricare ancora di più e in modi sempre più furbi, e infondere in loro la convinzione che gli adulti sono degli idioti liberticidi e che le loro regole sono senza senso. il consumatore oggi ha il controllo del mercato: se si dipende dal mercato, minacciare chi lo controlla non è una buona idea.

regalare è meglio che vendere
se non sei l’autore più famoso del mondo è meglio essere conosciuti che vendere, perché se prima di tutto non sei conosciuto, non venderai mai, e l’offerta di contenuti sta esplodendo quindi la concorrenza è sempre di più. ma anche se sei l’autore più famoso del mondo, chi vuole scaricare i tuoi contenuti senza pagarli lo farà lo stesso: fattene una ragione. invece di minacciarlo investi la tua testa e i tuoi soldi nel dare buone ragioni a quelli che vogliono pagarti per farlo (fai prezzi onesti, regala i contenuti in altri formati per usi alternativi, inventati extra e  da allegare ai prodotti fisici, investi sull’esperienza dal vivo, conversa con la tua base di fan più appassionata).

essere simpatici è meglio che essere antipatici
c’è bisogno di spiegarlo, che se ho la scelta di premiare qualcuno premierò chi mi è simpatico, è stato onesto e generoso con me, e non chi si è comportato in modo minaccioso, avaro e odioso?

forse “vendere” non è vitale
è ormai chiaro che il futuro è dei modelli di business alternativi che emergono in corso d’opera. il mercato cambia a velocità impensate e incomprensibili, e così le modalità di fornitura, rientro dagli investimenti e remunerazione dei servizi. twitter, facebook, youtube e persino google non avevano un modello di business tradizionale e chiaro, all’inizio: l’hanno trovato strada facendo (alcuni lo stanno ancora cercando, il che non li rende meno meritevoli o di minor successo presso il loro pubblico, anzi).

se il tema di questo post ti interessa, ti consiglio un altro libro di cory doctorow, che mi pare anche il  migliore da far leggere a un teenager in questo momento: little brother (“X” nel titolo italiano).

Fonte: http://www.daimon.it/2010/02/23/regalare-e-meglio-che-vendere/
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/deed.it

24 dicembre 2009

Distribuire gratuitamente ebook

Filed under: Ebook — yanfry @ 12:44
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Originariamente pubblicato su Forbes, dicembre 2006 – Cory Doctorow

Da quando è uscito il mio primo romanzo, ho sempre distribuito gratuitamente i miei libri e, accidenti, ho sempre guadagnato un sacco di soldi.
Quando Down and Out in the Magic Kingdom (il mio primo romanzo, appunto), è stato pubblicato dalla Tor Books nel gennaio del 2003, ho anche messo su Internet l’intero testo elettronico sotto una licenza Creative Commons che ha incoraggiato i miei lettori a copiarlo in lungo e il largo. In un solo giorno ci sono stati 30.000 download dal mio sito (e coloro che lo scaricavano erano liberi di farne delle copie).
Tre anni e sei ristampe più tardi, più di 700.000 copie del mio libro sono state scaricate dal mio sito. Il libro è stato tradotto in talmente tante lingue che non riesco più a tenerne traccia, i concetti chiave sono stati adottati per progetti di software, e ci sono due diversi adattamenti audio realizzati da fan online.

Non tutte le persone che scaricano il libro poi lo comprano, ma non lo avrebbero comprato in ogni caso, quindi non ho perso alcuna vendita, ho solo guadagnato un po’ di pubblico.
Una piccola minoranza di coloro che ne hanno scaricato una copia, considera l’ebook come un sostituto del libro stampato: queste sono vendite mancate.
Ma una più larga minoranza considera l’ebook come un incentivo per comprare il libro stampato. Queste sono vendite acquisite. Fino a quando le vendite acquisite superano quelle perse, sono ancora in gioco. Dopotutto, distribuire quasi un milione di copie del mio libro non mi è costato niente.

Il fatto è che un ebook è un oggetto sociale. La copia passa da un amico all’altro, splende dallo schermo di un palmare, incollato su una mailing list. Può essere convertito in una simpatica firma in calce a un’e-mail. È così fluido e immateriale che si può diffondere per la durata della vostra vita. Niente fa vendere i libri quanto una raccomandazione personale: quando lavoravo in una libreria, le parole più dolci che potessi sentire erano “Il mio amico mi ha detto di scegliere…” L’amico aveva venduto il libro al mio posto, dovevo solo renderlo effettivo. In un’epoca di amicizie on-line, gli ebook trionfano sugli alberi morti grazie al passaparola.

Ci sono due cose che gli scrittori mi chiedono su questo argomento: in primo luogo, vendi più libri? E in secondo luogo: come hai convinto il tuo editore a intraprendere questo progetto folle?
Non c’è alcun modo empirico per provare che regalando ebook si vendano più libri, ma io l’ho fatto con tre romanzi e una raccolta di brevi racconti (e continuerò a farlo con altri due romanzi e un’altra raccolta l’anno prossimo), e le vendite dei miei libri hanno sempre superato le aspettative del mio editore. Rapportando le vendite dei miei libri ai numeri forniti dai colleghi si nota che i miei vanno un po’ meglio di altri titoli di scrittori simili, a uno stadio simile delle loro carriera. Ma non si può averne la certezza senza tornare indietro nel tempo per realizzare nuovamente gli stessi libri nelle stesse circostanze ma senza il progetto dell’ebook gratuito.
Ciò che è sicuro è che ogni scrittore che ha tentato di distribuire ebook gratuitamente per vendere libri ne è stato contento ed è pronto a ripetere l’esperienza.

Come ho convinto Tor Books a farlo? La Tor non è un’ardita, arrogante compagnia online. È la più grossa casa editrice di romanzi di fantascienza nel mondo, ed è una divisione del colosso dell’editoria tedesca Holtzbrinck. Non sono informatici hippy che profumano di patchouli convinti che l’informazione debba essere libera. Sono, piuttosto, astuti ispettori del mondo dei romanzi fantascientifici, forse il più sociale tra i generi letterari. La fantascienza è guidata da un organizzato mondo di appassionati, volontari che allestiscono centinaia di convention letterarie in ogni angolo del globo, ogni weekend dell’anno. Questi intrepidi promotori trattano i libri come marchi di identità e come artefatti culturali di grande importanza. Evangelizzano i libri che amano, creano una subcultura attorno a essi, li citano in discussioni politiche, a volte riadattano persino le loro vite e i loro lavori attorno a essi.

Ancora, i primi seguaci del romanzo fantascientifico definirono il carattere sociale di Internet. Data l’alta presenza di appassionati di fantascienza tra coloro che sono impiegati nel settore tecnico, era evidente che la prima discussione non tecnica su Internet sarebbe stata su questo genere. Le norme online di chiacchiericcio, di organizzazione degli appassionati di fantascienza, di editoria, e per il tempo libero derivarono dal mondo degli appassionati di fantascienza, e se ogni letteratura ha un suo spazio naturale nel cyberspazio, è il romanzo fantascientifico stesso che ha coniato il termine “cyberspazio”.
Difatti, il romanzo di fantascienza è stato la prima forma di letteratura online selvaggiamente piratato attraverso canali “bookwarez” che contenevano libri scansionati a mano, una pagina alla volta, convertiti in testi digitali e corretti. Anche oggi, il genere letterario più piratato è quello fantascientifico.
Niente può rendermi più ottimista per il futuro. Come l’editore Tim O’Reilly ha scritto nel suo determinante saggio “Piracy is Progressive Taxation”, “essere abbastanza famosi da essere piratati è il coronamento del successo”[15]. In futuro punterei su una letteratura che interessi alla gente tanto che tenda a “rubarla” piuttosto che dedicarmi a un genere che non ha uno spazio sul mezzo di informazione che domina il nostro secolo.

Cosa dire del futuro? Molti scrittori hanno paura che i libri elettronici sostituiranno facilmente quelli stampati, a causa del cambiamento dei lettori e dello sviluppo della tecnologia. Sono scettico a riguardo: il codex come formato è durato per secoli come semplice ed elegante risposta all’invito della stampa, benché fosse per una parte della popolazione relativamente esigua. Molte persone non sono e non saranno mai lettori, ma quelli che sono lettori lo saranno per sempre, e sono amanti del cartaceo.
Ma diciamolo, accadrà che i libri elettronici saranno desiderati da tutti.
Non credo sia pratico far pagare per delle copie di un’opera elettronica. I bit saranno sempre più facili da copiare. Quindi dovremo inventarci qualcos’altro da far pagare. Questo non significa che non si debba pagare per un bit copiabile, ma sicuramente non si può più obbligare un lettore a pagare per ottenere l’accesso alle informazioni.

Questa non è la prima volta in cui imprenditori creativi hanno affrontato questa transizione. Gli interpreti del teatro Vaudeville hanno dovuto affrontare il brusco cambiamento portato dalla radio, dall’avere il perfetto controllo su chi poteva ascoltare una rappresentazione (se non compravano il biglietto, li buttavano fuori) a non controllare più nessuno (ogni famiglia il cui membro dodicenne era in grado di costruire una radio, l’equivalente dell’epoca dell’installazione di un programma di file-sharing, poteva sintonizzarsi). Esistevano modelli di business per la radio, ma prevederli a priori non era facile. Chi avrebbe potuto prevedere che la grande fortuna della radio sarebbe passata attraverso una Blanket License[16], la protezione di un decreto del Congresso, una collecting society, e l’invenzione di una nuova forma di statistica matematica per trovarne le frequenze?

Predire il futuro dell’editoria – se cambierà il vento e i libri stampati diventeranno obsoleti – è altrettanto difficile. Non so come gli scrittori si guadagneranno da vivere in tale mondo, ma so per certo che non lo scoprirò voltando le spalle a Internet. Facendo parte dell’editoria elettronica, guardando cosa centinaia di migliaia di miei lettori fanno con il mio ebook, ho una maggiore consapevolezza di mercato di quanta ne potessi ottenere con qualsiasi altro mezzo. La stessa cosa si può dire per il mio editore. Sono seriamente convinto che continuerò a lavorare come scrittore nell’immediato futuro e la Tor Books e la Holtzbrinck lo sono altrettanto. Dipendono dal futuro dell’editoria più di quanto non faccia io. Quindi quando mi sono avvicinato al mio editore con il progetto di distribuire gratuitamente libri per venderli, per loro, era una scelta scontata.

Credo sia un buon affare anche per me. Questa sorta di “ricerca di mercato” basata sulla distribuzione gratuita di ebook fa vende libri stampati. Inoltre, la grande diffusione dei miei libri mi apre nuove opportunità per guadagnarmi da vivere con attività connesse al mio lavoro di scrittore, come per esempio la cattedra Fulbright presso l’università della California del Sud ottenuta quest’anno, questo articolo super-pagato per Forbes, partecipazione a convegni e altre opportunità di insegnare, scrivere e rilasciare la licenza della mia opera per la traduzione e l’adattamento. L’instancabile opera di evangelizzazione da parte dei miei fan non fa vendere solo i miei libri, fa vendere anche me.

L’età dell’oro di centinaia di scrittori che vivevano solo di diritti d’autore, è una fesseria. Nel corso della storia, gli scrittori dipendevano da lavoretti, insegnamento, sovvenzioni, eredità, traduzioni, concessione di licenze e varie altre fonti per sbarcare il lunario. Internet non solo vende più libri per me, ma mi da anche più opportunità di guadagnarmi da vivere attraverso attività correlate alla scrittura.
Non c’è mai stato un momento in cui più persone hanno letto più opere di più autori. Internet è un universo letterario di parole scritte. Che cosa piacevole per gli scrittori.
[15] “Being well-enough known to be pirated [is] a crowning achievement.”
[16] La Blanket License viene rilasciata dalla ASCAP (American Society of Composers Authors and Publishers) e permette le esecuzioni pubbliche di tutto o parte del catalogo, dietro un pagamento annuale.

Fonte: http://www.librishop.it/aree/?p=260
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/

Perché Hollywood gira un sequel delle guerre, di Napster?

Filed under: Ebook — yanfry @ 12:37
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Originariamente pubblicato su InformationWeek, 14 agosto 2007 – Cory Doctorow

Hollywood ama i sequel: in genere questi sono una scommessa sicura, dimostrano che state portando avanti un affare che ha già avuto successo. Ma dovreste essere svitati per girare un sequel di un disastroso fiasco: come Le Avventure di Pluto Nash o Town & Country.
L’insuccesso disastroso di Pluto Nash è stato praticamente indolore se paragonato allo sfacelo di Napster. Il disastro è avvenuto sei anni fa, quando l’industria discografica riuscì a far chiudere il servizio pionieristico di condivisione dei file, e ancora oggi non mostra segni di ripresa.

La cosa più disastrosa di Napster non è stata la sua esistenza, ma piuttosto la capacità dell’industria discografica di ucciderlo.

Il modello economico di Napster era compatibile con l’industria discografica: aumentava il capitale da investire, richiedeva una tariffa per l’accesso al servizio e poi pagava milioni di dollari alle etichette discografiche in cambio delle licenze delle loro opere. Certo, hanno mandato all’aria questo progetto senza il permesso delle etichette discografiche, ma non è poi così strano. Le case discografiche hanno fatto la stessa cosa un centinaio di anni fa, quando cominciarono a registrare gli spartiti musicali senza permesso, accrescendo il loro capitale, aumentando i loro profitti e, solo successivamente, stipulando un accordo per pagare i compositori delle opere con cui si erano arricchiti.

Il progetto Napster era plausibile. Avevano la tecnologia che è stata adottata più velocemente nella storia del mondo, conquistando 52.000.000 utenti in soli diciotto mesi – più di quanti avevano votato per il loro candidato nelle precedenti elezioni statunitensi! – e scoprendo, attraverso indagini, che una considerevole porzione di utenti avrebbe felicemente pagato dai 10 ai 15 dollari al mese per il servizio. Inoltre, Napster aveva un’architettura che includeva un gatekeeper che poteva essere usato per escludere gli utenti non paganti.

Le case discografiche si rifiutarono di trattare. Gli fecero causa e misero Napster in ginocchio. Bertelsmann ha acquistato Napster salvandolo dalla conseguente bancarotta, un esempio che è stato seguito da altri colossi della musica, come la Universal, che uccise MP3.com in tribunale, per poi portarsi a casa il cadavere a basso costo, usandolo come progetto interno.
Dopo questo, le case discografiche si presero un giorno libero: praticamente ogni compagnia fondata sul P2P affondò, e milioni di dollari vennero incanalati dalle aziende tecnologiche di Sand Hill Road con capitale da investire verso i membri della RIAA, utilizzando compagnie P2P e tribunali come conduttori.
Ma le case discografiche non erano in grado di sostituire questi servizi con alternative altrettanto interessanti. Misero in campo, invece, dei sostituti mediocri come PressPlay, con un catalogo limitato, prezzi elevati, e tecnologia anti-copyright (digital rights management o DRM) che infastidì milioni di utenti trattandoli come criminali invece che come clienti. Queste stupide imprese arrecarono un danno incalcolabile alle case discografiche e ai loro partner.

Basta guardare Sony: avrebbe potuto essere sopra al mucchio. Produce alcuni tra i migliori e meglio progettati oggetti di elettronica. Possiedono la più grande casa discografica del mondo. La sinergia sarebbe stata incredibile. I tecnici avrebbero progettato Walkman, l’ufficio addetto alla musica si sarebbe occupato dei cataloghi, e l’ufficio marketing li avrebbe venduti tutti.
Conoscete la barzelletta sull’Inferno europeo? Gli inglesi cucinano, i tedeschi sono gli amanti, gli italiani sono i poliziotti e i francesi stanno al governo. Nella Sony sembra che l’ufficio addetto alla musica stia progettando Walkman, l’ufficio marketing stia facendo i cataloghi e i tecnici dirigano le vendite. I lettori portatili della Sony – MusicClip e altri – erano così danneggiati dalla tecnologia anti-copia che non potevano neanche riprodurre gli MP3, e la selezione musicale dei servizi della Sony come PressPlay era anemica, costosa, e altrettanto impedita. Sony non è neanche più un nome importante nel mercato dei lettori portatili: il Walkman oggi si chiama iPod.

Naturalmente la Sony ha ancora la sua casa discografica, per ora. Ma le vendite sono in calo, sta vacillando a causa del disastroso “rootkit”[13] del 2005, che ha deliberatamente infettato otto milioni di CD musicali, compromettendo più di 500,000 reti di computer statunitensi, comprese quelle militari e governative, tutto per un tentativo (fallito) di fermare la copia dei suoi CD.
Gli utenti non erano disposti ad aspettare che la Sony e gli altri si svegliassero e offrissero loro un servizio che fosse così interessante, frizzante, e versatile come lo era Napster. Invece, si spostarono verso una nuova generazione di servizi come Kazaa e le varie reti Gnutella. Il modello di business di Kazaa era di stabilirsi oltre mare, sulla piccola isola polinesiana di Vanuatu, ed evitare intrusioni nei suoi sistemi con i suoi software, tenendo i suoi profitti fuori dalla portata di spyware truffatori. Kazaa non voleva pagare milioni di dollari per ottenere le licenze dalle case discografiche: utilizzarono il sistema legale e finanziario internazionale per confondere completamente i membri delle RIAA attraverso un quinquennio di folli profitti. La compagnia era praticamente al tappeto, ma i fondatori se ne andarono e crearono Skype e, successivamente, Joost.

Nel frattempo, dozzine di altri servizi sono nati con lo scopo di riempire il vuoto lasciato da Kazaa: AllofMP3, il noto sito russo, venne infine ucciso dall’intervento dell’Organizzazione del Commercio degli Stati Uniti e dal WTO, per rinascere il giorno dopo con un altro nome.
Sono trascorsi otto anni da quando Sean Finning ha creato Napster nella sua stanza del dormitorio al college. Otto anni dopo non esiste ancora un solo distributore autorizzato di musica che possa competere con l’originale Napster. Le vendite delle case discografiche sono in calo e le vendite di musica digitale non bastano a riempire il cratere. L’industria musicale si è ridotta ad appena quattro compagnie, e presto resteranno in tre se la EMI ottiene il regolare permesso di tirare i remi in barca.

Il film querelali-tutti-e-lascia-che-sia-Dio-ad-occuparsi-di-loro è stato un fallimento al botteghino, al videonoleggio e oltre mare. Allora per quale ragione Hollywood ne sta girando un remake?
YouTube, nel 2007 ha affrontato alcune situazioni simili a quelle capitate a Napster nel 2001. Fondato da una coppia di ragazzi in un garage, raggiunse un mirabile successo, pesantemente capitalizzato da ingenti guadagni. Il suo modello di business? Trasformare la popolarità in dollari e offrirne una parte agli aventi diritto di cui utilizzano i lavori. Si tratta di un piano storicamente solido: gli operatori del via cavo si sono arricchiti ritrasmettendo programmi senza permesso, e una volta ottenuto il successo commerciale, hanno negoziato per pagare questi copyright (esattamente come le case discografiche hanno negoziato con i compositori dopo che si erano arricchite vendendo album contenenti quelle composizioni).

YouTube ‘07 ha un’altra cosa in comune con Napster ‘01: le multinazionali dell’intrattenimento l’hanno citato in giudizio.
Solo che, in questo caso non sono scese in campo (solo) le case discografiche. Emittenti, case cinematografiche, e gente comune che crea file audio e video si stanno facendo avanti. Di recente ho incontrato un impiegato della NBC che mi ha raccontato che, secondo lui, una severa e punitiva sentenza legale avrebbe mandato all’industria tecnologica il messaggio di non fornire più questo tipo di servizi.
Speriamo si sbagli. Google – il proprietario di YouTube – è una compagnia adulta, insolita nell’industria tecnologica, solitamente popolata da aziende create da adolescenti. Hanno parecchi soldi e un serio interesse nel mantenerli. Vogliono dialogare con i detentori dei diritti dei file audio e video per arrivare a un accordo. Sei anni dopo la sentenza Napster, questo tipo di volontà è di poco aiuto.

La maggior parte delle “compagnie” tecnologiche interessate a commercializzare materiale audio e video preso da Internet non hanno alcun interesse nel dialogare con le case cinematografiche. Non sono né confusi progetti open source (come mythtv, un iper-TiVo gratuito che è in grado di omettere la pubblicità, scaricare e condividere video, ed è aperto a chiunque voglia modificarlo e migliorarlo), né anarchici politicamente motivati (come ThePirateBay, un sito svedese con un server Bit-Torrent tracker con mirror in tre paesi con sistemi legali non-interoperabili, da dove rispondono con avvisi legali con lettere sarcastiche e blasfeme che in seguito pubblicano online), o veri e propri criminali come i venditori di merce contraffatta che usano il P2P per diffondere i loro DVD contraffatti.

Non si tratta solo di YouTube. TiVo, pioniere della registrazione video digitale privata, percepisce la stretta, finendo con l’essere tagliato fuori dal mercato del digitale sia via cavo che via satellite. I loro sforzi per aggiungere un servizio gestito TiVoToGo vennero attaccati dai detentori dei diritti che imposero al FCC di bloccarli. Gli addetti al via cavo/satellite e gli studios preferirebbero che gli utenti passassero al loro pacchetto PVR correlato al servizio TV.
I box sono di proprietà delle compagnie del via cavo/satellite che hanno l’assoluto controllo su questi dispositivi. La Time-Warner è famosa per aver cancellato a distanza episodi di spettacoli memorizzati subito prima dell’avvento del DVD, e molti operatori hanno cominciato a utilizzare “flags” che avvisavano le apparecchiature di non permettere l’utilizzo del comando avanti-veloce, o per prevenire la registrazione completa.

La ragione per cui YouTube e TiVo sono più popolari di ThePirateBay e mythtv è che i primi sono il metodo più veloce per gli utenti di ottenere ciò che vogliono: i video che vogliamo nel modo che vogliamo. Utilizziamo questi servizi in quanto sono simili a Napster: semplici, ben strutturati e funzionali.
Ma se l’industria dello spettacolo esclude queste apparecchiature, ThePirateBay e mythtv sono già pronti a sostituirle, pronti ad accoglierci a braccia aperte. ThePirateBay ha già annunciato che lancerà un concorrente per YouTube senza plug-in, da visualizzare tramite il browser stesso. Molti imprenditori stanno tentando di alleviare il dolore e cercando di creare il proprio box simile a quello di mythtv. L’unica ragione per cui esistono barriere alla diffusione di BitTorrent e mythtv è che per nessuno valeva la pena investire in questi progetti al fine di abbatterle. Ma una volta uccisi i concorrenti di questi servizi, state attenti.

La questione è semplice: gli utenti non vogliono usufruire di servizi con diritti limitati. Non vogliamo essere bloccati mentre utilizziamo dispositivi autorizzati nel modo corretto. Non lo abbiamo mai voluto: noi siamo i discendenti spirituali dei sostenitori degli album registrati “illegalmente” e della Tv via cavo “illegale”. Questo tipo di richiesta non scomparirà.
Non esiste nessuna scusa plausibile per lanciarsi nella produzione di un sequel delle guerre di Napster. Abbiamo visto quel film. Sappiamo come finisce. Ogni Natale, leggiamo articoli in cui si dice che questo è stato il Natale peggiore di sempre per la vendita di CD. Sapete una cosa? Le vendite dei CD non miglioreranno mai. I CD sono stati resi obsoleti dalla distribuzione di musica via Internet e l’industria discografica si è chiusa fuori con le sue mani dall’unico proficuo e popolare sistema di distribuzione di musica fin ora inventato.
Compagnie come Google/YouTube e TiVo sono rare: produttori di tecnologia che vogliono stipulare accordi. Devono essere trattate con i guanti dall’industria dello spettacolo, non processate.

(Grazie a Bruce Nash e The-Numbers.com la loro assistenza nelle ricerche per questo articolo.)
[13]Programma creato per avere il controllo completo sul sistema senza bisogno di autorizzazione da parte dell’utente o dell’amministratore [N.d.T.].

Fonte: http://www.librishop.it/aree/?p=260
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/

Cory Doctorow sulla Pena di Morte dei Three Strikes

Intervistato da David Weinberger per Broadbandstrategyweek http://broadbandstrategyweek.com l’autore e attivista Cory Doctorow sostiene che Internet è troppo centrale per la nostra vita per essere tolto dal “tre accuse” per violazione del copyright.
Il video è sottotitolato in italiano, francese ed inglese su http://dotsub.com .

Fonte: http://dotsub.com/view/66aa2ced-22ed-4140-b403-fa2905ed1b55

I più grandi pirati sono i più grandi acquirenti

Filed under: Interviste — yanfry @ 12:14
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Michel Bauwens – 3 agosto 2009

Nella versione originale e più ampia di questo articolo di cui riportiamo uno stralcio, l’autore di fantascienza Cory Doctorow*, spiega il motivo per cui è una buona idea per gli autori condividere gratuitamente i propri e-book con i propri potenziali fans.
Egli inoltre inquadra il filesharing come la scoperta di nuove creazioni culturali che non si è ancora pronti ad acquistare, ma che, quando si scopre di amare, solitamente si comprano.

Cory Doctorow*:

Recentemente ho visto Neil Gaiman** fare un discorso a qualcuno che gli aveva chiesto cosa ne pensasse della pirateria dei suoi libri. Disse, “Su le mani nel pubblico, chi ha scoperto il proprio scrittore preferito gratis – o perché qualcuno gli ha dato in prestito una copia, o perché qualcuno gliel’ha regalata?
Ora, su le mani se avete scoperto il vostro scrittore preferito camminando in un negozio cacciando fuori denaro”.
In maniera schiacciante, il pubblico ha risposto che avevo scoperto i propri scrittori preferiti gratuitamente, grazie ad un prestito o ad un regalo.

Quando si tratta di miei scrittori preferiti, non ci sono confini: acquisterei ogni libro che pubblicano, solo per possederli (a volte ne compro due o tre, per darne ad amici che devono leggere quei libri). Pago per vederli dal vivo. Acquisto le t-shirt con la cover dei loro libri stampata. Sono un cliente a  vita.

Neil disse che faceva parte della tribù dei lettori, la piccola minoranza di persone nel mondo che legge per il piacere di farlo, acquista libri perché li ama. Una cosa che sò di coloro che scaricano i suoi libri da Internet senza permesso è che sono lettori, sono persone che amano i libri. Le persone che studiano le abitudini degli acquirenti di musica hanno scoperto qualcosa di curioso: i più grandi pirati sono quelli che spendono di più.

Se pirati musica per tutta la notte, è probabile che tu sia una delle poche persone che vanno anche nei negozi (le ricordate?) durante il giorno.
Probabilmente vai ai concerti nel fine settimana ed è probabile che acquisti musica da catalogo.
Se sei un membro della tribù della red-hot-music farai un sacco di cose che hanno a che fare con la musica, da cantare sotto la doccia, a pagare al mercato nero i rari bootleg in vinile dell’Est Europa con le cover della tua band death-metal preferita.

Lo stesso vale per i libri.
Ho lavorato nei nuovi bookstores, utilizzato biblioteche e librerie. Ho bazzicato nei luoghi pirata on-line di ebook (“bookwarez”).  Sono un drogato marcio di librerie e vado alle fiere del libro per divertimento. E sapete una cosa?
C’è la stessa gente in tutti questi posti: appassionati di libri che fanno un sacco di cose che hanno a che fare con i libri.
Ho acquistato edizioni pirata strane e fottutamente brutte dei miei libri preferiti in Cina perché sono strane e fottutamente brutte e stanno davvero bene vicino alle otto o nove edizioni che ho pagato a prezzo pieno degli stessi libri.
Acquisto libri della biblioteca, cerco in google quando ho bisogno di un preventivo, ne carico decine sul mio telefono cellulare e centinaia sul mio portatile, e ne ho (di questi scritti) più di 10.000 in depositi di stoccaggio di Londra, Los Angeles e Toronto.

Se potessi prestare i miei libri fisicamente senza rinunciare al possesso degli stessi, lo farei.
Il fatto che posso farlo con i file digitali non è un bug, è un optional e un’ottima dannata cosa.

E’ imbarazzante vedere tutti questi scrittori e musicisti e artisti piagnucolanti per il fatto che l’arte ha acquisito questa empia nuova funzionalità: la possibilità di essere condivisa, senza perdere l’accesso ad essa.
E ‘come guardare i ristoratori piangersi addosso a causa delle nuove macchine gratuite da pranzo che nutrono gli affamati del mondo, perché questo li costringerà a riconsiderare i loro modelli di business.
Si, sarà complicato, ma cerchiamo di non perdere di vista l’attrazione principale: pranzi gratis!
L’accesso universale alla conoscenza umana, è nelle nostra mani, per la prima volta nella storia del mondo “
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PS:
*Cory Doctorow (Toronto, 17 luglio 1971) è un giornalista, scrittore e noto blogger (coeditore del famoso blog Boing Boing) canadese. È un attivista in favore delle leggi che liberalizzano il copyright e sostenitore delle licenze Creative Commons. La maggior parte dei suoi libri sono scaricabili gratuitamente da Internet. http://it.wikipedia.org/wiki/Cory_Doctorow

**Neil Richard Gaiman (Portchester, 10 novembre 1960) è un autore di fumetti, scrittore, giornalista e sceneggiatore televisivo e radiofonico britannico. Nel corso di quasi vent’anni di attività, Neil Gaiman è stato uno degli scrittori di punta del fumetto contemporaneo, e oggi è autore di best-seller in ambito narrativo. http://it.wikipedia.org/wiki/Neil_Gaiman

PPS: La frase in rosso rappresenta una delle più brevi, belle, chiare e convincenti descrizioni del P2P che abbia mai letto 😉

Articolo originale: http://blog.p2pfoundation.net/the-biggest-pirates-are-the-biggest-spenders/2009/08/03
Traduzione a cura di yanfry per Scambioetico

Makers: La minaccia per autori ed editori

Filed under: Ebook — yanfry @ 10:36
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[L’introduzione a Makers, l’ultimo romanzo di Cory Doctorow, è un’ottima spiegazione di quel che l’autore pensa dell’editoria presente e delle possibilità che offre alla persona autrice. Makers è stato pubblicato in USA Canada UK, ed è disponibile contemporaneamente come ebook gratuito senza che questo ostacoli le edizioni a stampa. La traduzione è mia – Jan Reister]

A proposito di questo ebook – di Cory Doctorow

C’è un pericoloso gruppo di attivisti anti-copyright che rappresenta una minaccia grave ed impellente per il futuro di autori ed editori. Non rispettano né la proprietà né le leggi. In più, sono potenti ed organizzati, e riescono a farsi ascoltare dai politici e dalla stampa.

Parlo ovviamente degli uffici legali degli editori di ebook.

Queste persone non credono nella legge sul diritto d’autore. La legge sul copyright dice che quando compri un libro, è di tua proprietà. Puoi regalarlo, prestarlo, darlo in eredità ai tuoi discendenti o donarlo al più vicino dormitorio per senzatetto. Possediamo libri da molto più tempo prima di quando abbiamo iniziato a stamparli. La legge sul diritto d’autore ha sempre riconosciuto il tuo diritto a possedere i tuoi libri. Quando vengono scritte le leggi sul copyright – da politici eletti, per il bene pubblico – esse tutelano sempre questo diritto.

Gli editori di ebook però non rispettano la legge sul diritto d’autore, e non credono che tu abbia diritto al possesso dei tuoi beni. Al suo posto, dicono che quando “compri” un ebook, in realtà stai solo comprando una licenza per quel libro, e che la legge sul copyright è superata dalle migliaia di parole farsesche ed ingiuriose dell’accordo di licenza su cui fai clic quando completi la transazione d’acquisto. (Certo, il pulsante sul sito dice “Compra questo libro” e parlano di “vendite di ebook” alle conferenze – nessuno dice “Licenzia questo libro per il tuo Kindle” o “Le licenze totali per gli ebook sono cresciute cento volte dallo 0.00001% di tutte le edizioni allo 0.0001%”)

Che vadano all’inferno. L’hai comprato, è tuo. Credo nella garanzia di proprietà dei tuoi libri data dalla legge sul copyright.

Perciò possiedi questo ebook. L’accordo di licenza […] è di Creative Commons e ti dà ancora più diritti di un libro normale. Ogni sua parola è un regalo, non un sequestro. Goditela.

Cosa voglio da te in cambio? leggi il libro. Dillo ai tuoi amici. Fai una recensione su Amazon o alla tua libreria vicino casa. Portalo al tuo circolo di lettura. Fallo leggere ai tuoi studenti (quelli più grandi per favore – quella scena di sesso è tosta) (adesso sei attento, vero?). Come scrisse Woody Guthrie:

“Questa canzone è sotto il Sigillo di Copyright n.154085 delle leggi degli Stati Uniti, per un periodo di 28 anni, e chiunque venga sorpreso a cantarla senza il nostro permesso sarà un nostro grande amico, perché con ce ne importa nulla. Pubblicala, scrivila, cantala, ballala, cantaci uno yodel. Noi l’abbiamo scritta, è tutto quel che volevamo fare.”

Già. Inoltre, se ti piace, compralo o regala una copia ad un’ente meritevole e privo di fondi.

Perché lo faccio? Perché il mio problema non è essere piratato, ma essere sconosciuto (grazie Tim O’Reilly per questo fantastico aforisma). Perché gli ebook gratuiti vendono libri stampati. Perché mi sono fotocopiato anche il c**o quando avevo 17 anni e sono cresciuto spendendo praticamente ogni cent disponibile in libri quando sono diventato grande. Perché non posso impedirti di condividerlo (gli zero e gli uno non diventeranno più difficili da copiare); e perché i lettori hanno sempre condiviso il libri che amano, e quindi posso chiederti di unirti alla causa.

Da quando avevo sei anni ho sempre sognato di scrivere romanzi di fantascienza. Ora lo faccio davvero. E’ un sogno realizzatosi, come fare da grande il cowboy o l’astronauta, tranne che non vieni vessato dai rancher e non devi restare 28 ore sulla rampa di lancio col pannolone. L’idea che possa infastidirmi quando le persone – i lettori celebrano ciò che scrivo è incredibilmente assurda.

Quindi scarica questo libro.

Alcune regole:

E’ tradizione qui che i lettori convertano i miei ebook nel loro formato preferito e me li spediscano, ed è bello! Se hai convertito in un altro formato i file, inviameli […] e li pubblicherò, ma prima leggi questo:

* […] Niente copertine. Il testo del libro è liberamente copiabile, la copertina non proprio. Ne controlla i diritti il mio editore, quindi non inserirla nel file.
* Niente DRM. La licenza Creative Commons proibisce la condivisione del file con “DRM” (detto anche “protezione da copia”), e per me è bene così. Non mandarmi il libro con del DRM. Se converti ad un formato che ha l’opzione DRM, controlla di averla disabilitata.

Una parola a insegnanti, bibliotecari e persone che vogliono regalarmi dei soldi

Ogni volta che metto online gratis un libro, ricevo delle email da lettori che vogliono fare una donazione. Apprezzo la generosità di spirito, ma non mi interessano le donazioni in denaro, perché i miei editori sono davvero molto importanti per me. Essi danno un contributo enorme al libro, lo migliorano, lo offrono ad un pubblico che non potrei mai raggiungere, mi aiutano a fare di più col mio lavoro. Non ho intenzione di tagliarli fuori dal giro.

Ma ci deve essere un modo per mettere a frutto questa generosità e forse l’ho trovato.

Ecco come: ci sono tanti insegnanti e bibliotecari che vorrebbero mettere delle copie di questo libro tra le mani dei loro studenti e frequentatori, ma non hanno i fondi per farlo.

Ci sono persone generose che mi vogliono spedire dei soldi per dirmi grazie dei libri gratis.

Propongo di farli incontrare.

Se sei un insegnante o un bibliotecario e vuoi una copia gratuita di Makers, scrivi a freemakers@gmail.com col tuo nome, il nome e l’indirizzo della tua scuola. Verrà pubblicato qui sotto dalla mia fantastica assistente, Olga Nunes, perché potenziali donatori lo possano vedere.

Se ti è piaciuta l’edizione elettronica di Makers e vuoi donare qualcosa per dire grazie, controlla qui sotto per trovare un insegnante o una biblioteca da sostenere. Poi vai su Amazon, BN.com o la tua libreria online preferita ed ordina una copia per loro, invia una copia della ricevuta (se vuoi cancella il tuo indirizzo ed altre informazioni personali) a freemakers@gmail.com così Olga segnerà la copia come spedita. Se non vuoi essere ringraziato pubblicamente per la tua generosità, diccelo e ti terremo anonimo, altrimenti sarai ringraziata sulla pagina delle donazioni.

Vai a http://craphound.com/makers/donate per insegnanti, bibliotecari ed altre persone simili che cercano donazioni.

Fonte: http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com/2009/11/cory-doctorow-makers.html

23 dicembre 2009

Content: Selezione di saggi sulla tecnologia, la creatività, il copyright

Filed under: Ebook — yanfry @ 23:27
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Content è la prima collezione di scritti di Cory Doctorow: dai discorsi più irriverenti tenuti in varie conferenze – a partire da quello alla Microsoft, cui chiede di smettere di trattare i propri clienti come criminali applicando assurdi DRM – ad articoli per Forbes, Locus, InformationWeek e The Guardian sul copyright, sui libri digitali e sul rapporto tra conoscenza e nuove tecnologie.

Un concentrato di idee, spunti e riflessioni su cosa siamo abituati a considerare “contenuto” e sul ruolo della tecnologia e del diritto d’autore riguardo alla diffusione delle informazioni.

Indice

  • Introduzione per Content
  • Discorso al gruppo di ricerca Microsoft sui DRM
  • La fabbrica di wurstel del DRM
  • I giochi dell’Happy Meal contro il copyright
  • Perché Hollywood gira un sequel delle guerre di Napster?
  • Voi adorate leggere dallo schermo del computer
  • Come proteggete gli artisti?
  • È l’Information Economy, stupido
  • I download fanno male ad Amazon
  • Qual è il diritto più importante dei creatori?
  • Distribuire gratuitamente ebook
  • I libri di fantascienza sono gli unici a venire rubati su Internet
  • In che modo il copyright ha fallito
  • Elogio della fanfic
  • Metaschifezze
  • Amish pro QWERTY
  • Ebook: ovvero né E né book
  • Ebook gratuiti ed economici
  • L’apocalisse progressista e gli altri diletti futuristi
  • Quando la Singolarità è più di uno strumento letterario
  • Wikipedia
  • Warhol si rivolta nella tomba
  • Il futuro dell’ignorare
  • Facebook perde la faccia
  • Il futuro del sistema immunitario di Internet
  • Tutti gli ecosistemi complessi hanno dei parassiti
  • LEGGETE ATTENTAMENTE
  • World of Democracycraft
  • Città di spie
  • L’autore
  • John Perry Barlow

Cory Doctorow

Romanziere vincitore di alcuni premi letterari, un attivista, un blogger, e un giornalista: Cory Doctorow è il co-redattore di Boing Boing, uno dei blog più popolari del mondo, e ha collaborato con il New York Times Sunady Magazine, The Economist, Forbes, Popular Science, Wired, Make, InformationWeek, Locus, Salon, Radar e molte altre riviste, quotidiani, e siti Web. Doctorow è stato Direttore Europeo della Electronic Frontier Foundation e ha preso parte a molte stipulazioni di contratti, alla produzione di norme via legislativa, e a battaglie normative e legali in tutti i paesi del mondo. Nel 2006/2007, inaugurò la Fulbright Chair in Diplomazia Pubblica all’Annenberg Center dell’Università della California del Sud. Nel 2007, è stato anche definito come uno dei “giovani leader globali” del forum del mondo economico e uno tra le prime 25 “Web Celebrities” della rivista Forbes. Nato a Toronto, in Canada, nel 1971, si è ritirato quattro volte dall’università. Ora vive a Londra, in Inghilterra, con la moglie e la figlia piccola, dove fa del suo meglio per eludere le onnipresenti telecamere di sorveglianza mentre gira per il mondo, parlando di copyright, di libertà e di futuro.

John Perry Barlow

Co-fondatore (e l’attuale co-presidente) della Electronic Frontier Foundation, è stato il primo ad applicare il termine “cyberspazio” al “luogo” che ora descrive. Barlow ha scritto per molte e disparate pubblicazioni, incluse Mondo 2000, il New York Times, Utne Reader, e per il Time. Ha avuto un ruolo importante nella rivista online Wired sin dalla sua fondazione. Il suo articolo sul futuro del copyright “The Economy of Ideas”, è studiato in molte facoltà di legge e la sua “Declaration of the Indipendence of Cyberspace” è pubblicata su diversi siti Web. Nel 1997 Barlow era un ricercatore all’istituto di politica di Harvard e dal 1998 è stato un ricercatore del Berkman Center per la facoltà di legge di Harvard. Lavora attivamente con diversi gruppi di consulenza, inclusi il Diamond Technology Partners, Vanguard e Global Business Network. Scrive, parla e fornisce consulenze su un’ampia varietà di materie, in particolare sull’economia digitale. Barlow vive nel Wyoming, a New York, a San Francisco, per la strada e nel cyber-spazio.

Fonte: http://www.apogeonline.com/libri/9788850310852/scheda

15 dicembre 2009

Cory heart (Wittgenstein)

Cory Doctorow è a Milano per “Meet the media guru”, una serie di incontri con i protagonisti del mondo digitale e di internet. Doctorow è il fondatore di uno dei blog più seguiti del mondo – si chiama Boing Boing – e uno scrittore e giornalista, molto impegnato sul fronte della revisione del rapporto col diritto d’autore. I suoi libri vengono pubblicati con licenze chiamate “Creative Commons”, per cui chiunque può riprodurli e usarli gratuitamente se non a scopo di lucro.
“Che le cose non possono più seguire le regole di un tempo lo stanno capendo anche nelle grandi corporations: alla Disney e in alcune case discografiche di recente ho sentito persone con un nuovo atteggiamento sul copyright. Ma aggiornare gli atteggiamenti consolidati richiede un po’ di tempo. Io faccio spesso l’esempio dell’Inghilterra vittoriana in cui era proibito masturbarsi, per legge. Era un reato: eppure le persone lo facevano, e a un certo punto la società e le regole ne hanno preso atto. Lo stesso sta avvenendo rispetto ai download che vengono considerati violazioni del diritto d’autore”.
Pensi che il download di musica e film protetti da copyright non debba essere perseguito, malgrado sia reato, o che non debba più essere reato?
“Io credo che la strategia minacciosa e poliziesca nei confronti dei ragazzi e dei fans si sia dimostrata perdente anche per i suoi stessi sostenitori. E credo che debba essere chiaro che questi comportamenti non sono dannosi: perché l’accesso universale ai contenuti è una ricchezza e ci migliora, e perché consente nuove forme di sussistenza delle opere creative”.

Ovvero quali?
“Ci sono molte possibilità, e alcune già attive. Le grandi corporations che gestiscono i prodotti dell’ingegno devono cominciare a far pagare meno l’accesso, e a far pagare dei forfait o degli abbonamenti cumulativi, piuttosto che per i singoli prodotti. C’è un mercato molto più grande, adesso. E il passaparola lo aiuta ulteriormente”.
E credi che il business potrà tornare a essere quello di prima della rivoluzione?
“No, nel senso che non ci saranno più pochi grandi che otterranno guadagni enormi, come avveniva per la musica. Ma sarà lo stesso un business, un altro tipo di business, con guadagni più distribuiti e meno spese di intermediazione”
E cosa pensi invece della crisi dei grandi giornali di carta?
“Che alle persone interessa poco cosa succede ai grandi editori: alle persone interessa il giornalismo, non i giornali. Anche gli agenti di viaggio stanno scomparendo, ma non smetteremo di viaggiare. Il buon giornalismo sta trovando altri modi di espressione”.

Altre cose che mi ha detto Cory Doctorow che non sono state nelle lunghezze della Gazzetta:
“Per le news la questione è diversa, e la discussione sul diritto d’autore non c’entra. I fatti non hanno copyright”
“Il New York Times ha cambiato modalità d’accesso troppe volte: a un certo punto l’archivio non era più accessibile gratis, e i blog non lo linkavano più, e hanno cominciato a riferirsi ad altre fonti di news, come la BBC. Con meno links in circolazione, il New York Times è sceso nei risultati di Google. Hanno perso un treno”
“I social network per me sono importanti perché il passaparola aiuta i libri e anche i miei libri. Ma i social network incasinano la corteccia cerebrale. Facebook è la pornografia del sociale. Si nutre di se stesso e di quantità, più che di qualità. Queste cose perdono di senso quando il tuo boss che non sopporti ti chiede di essere tuo amico. E no, non è una buona cosa essere amici di tutti: ci sono anche brutte persone, in giro. Un conto è essere amichevoli, un conto essere amici. Bisogna essere amichevoli e gentili con tutti, ma amici no”.
“Chiudere i gruppi a favore della mafia? Perché, è un reato uscire per strada e dire “mi piace la mafia”? Dici sul serio che da voi è un reato dire “hanno fatto bene ad ammazzare quello”? La risposta alle pessime opinioni è più libertà di opinione, non meno”

Fonte:  http://www.wittgenstein.it/2009/03/08/cory-heart/

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