Cory Doctorow in Italiano

24 dicembre 2009

Anime nel Futuro – de Cristofaro

Filed under: Ebook,Recensioni — yanfry @ 21:45
Tags: , , ,

Recensione di Sergio de Cristofaro (Libreria Fanucci)
Anime nel futuro
Di Cory Doctorow
416 pagine
16 Euro


Mirabolante ed immaginifico. Questa è la prima cosa che mi viene in mente, la mia reazione emotiva alla lettura del libro. Infinitamente ricco di spunti di riflessione e di pura potenza creatrice, anime nel futuro colpisce, stimola e scardina in un solo colpo l’intera struttura dell’immaginario collettivo e il background culturale del romanzo di fantascienza. L’ambientazione è originalissima, forse un pò strampalata, e lo sviluppo narrativo e ampio e genuino (la storia d’amore è forse anche troppo genuina, forse volutamente tardoadolescenziale). Ricorda William Gibson (cui viene paragonato a quanto leggo) nel modo di accostarsi alla tecnica (reificazione della persona, animazione delle cose; il confine tra oggetto e persona è quasi inestinente in questo romanzo) e nel gusto di contaminare allucinazioni visive con tematiche dell’impegno sociale (l’ambientalismo e il multiculturalismo sono cause apertamente sposate nel libro per esempio), ma l’atteggiamento di fondo è diverso: mentre Gibson proietta il presente nel futuro (ciò gli rende possibile pensare il cyberspazio), Doctorow fa il percorso inverso proiettando il futuro nel presente, prendendo personaggi futuristici (irreali) ma trattandoli e caratterizzandoli come persone del mondo d’oggi. In un certo modo anime nel futuro non è un vero romanzo di fantascienza, ma un romanzo fantastico. Come detto in precedenza gli spunti di riflessione sono presenti in gran numero: l’universalismo, la tecnica, l’annichilimento della persona (il protagonista viene chiamato con tanti nomi diversi, ma tutti che cominciano con la A, da intendersi come serializzazione della persona) ecc., ma restano tutti solo abbozzati. La potenza riflessiva di questo romanzo è decisamente inferiore alla sua potenza evocativa, anzi si può dire che il libro manca di qualsiasi tipo di struttura coesiva; per questo l’ambientazione originale e piena di potenzialità resta ibrida, non si capisce bene in che mondo siamo, la natura antropomorfica dei personaggi non umani andava approfondita, il protagonista è figlio di una montagna e una lavatrice ma non viene descritto fisicamente in maniera compiuta, così come i suoi fratelli e soprattutto non se ne da una giustificazione: come è possibile? ma soprattutto perchè? a quale scopo? tutto resta una potente metafora/allucinazione visuale, ma una metafora/allucinazione senza fondamenta.
Doctorow riversa nel libro un’immane quantità di idee, di informazioni; spazia da un capo all’altro della natura umana, dando al suo romanzo grandi aspirazioni e respiro (forse c’è addirittura troppa carne al fuoco), aspirazioni che però restano talvolte disattese. Per questo motivo il romanzo non sembra scritto ma copia&incollato direttamente dalla mente dell’autore; la sorte di questo romanzo (e la personalità del suo autore) non sono estranee alla natura intrinseca del romanzo stesso; aperto, incompiuto, frammentario, di grande impatto, visionario, è molto più adatto alla dispersione via internet che alla polvere della libreria. Il testo ha grande fluidità, immediatezza, tratti di genio ma non raggiunge mai la concreta struttrazione del Libro.
Un’ultima notazione: divertente da leggere ma richiede un enorme sforzo di immaginazione e grande fiducia perchè la storia non è sempre credibilissima. Se non si viene rapiti (come è successo a me) dal campionario di trovate e dalla grande fantasia del narratore, si rischia di non arrivare alla fine del libro e di non capire niente.
Un libro che consiglierei a… Non necessariamente a chi legge fantascienza; ma a chi apprezza i poemi visuali e a chi da un libro non cerca risposte ma solo il godimento della lettura stessa.

Fonte: http://www.fanucci.it/rassegnastampa/Recensione%20Anime%20nel%20futuro.pdf

20 dicembre 2009

Recensioni :: Racconti :: Overclocked: Stories of the Future Present

Filed under: Recensioni — yanfry @ 01:41
Tags: , ,
Copertina di Overclocked Titolo originale: Overclocked: Stories of the Future Present
Autore: Cory DoctorowAnno: 2007
Nazione: Canada
Lingua: Inglese
Editore: Thunder’s Mouth Press

Genere: Fantascienza
Pagine: 304

Overclocked: Stories of the Future Present è una raccolta di sei racconti di fantascienza. Nella miglior tradizione della fantascienza, Cory Doctorow parte da tecnologie attuali e cerca di estrapolarne i possibili sviluppi e la loro influenza sull’umanità. Particolare attenzione è dedicata all’Informatica, alle tematiche dell’Intelligenza Artificiale e della capillare e inarrestabile diffusione della Conoscenza. Tuttavia i racconti di Overclocked non sono racconti cyberpunk: sono sicuramente cyber, ma non punk, anzi all’opposto; Doctorow ha una visione completamente positiva della scienza e della tecnologia e per lui il progresso tecnologico coincide con il Progresso. Nelle varie storie, i “Cattivi” sono sempre quelli che ostacolano il progresso scientifico/tecnologico e la libera circolazione delle idee. Che ci sia un margine di rischio nello sviluppo scientifico non viene preso in considerazione.

Inquadrata la filosofia di Doctorow, le sei storie sono le seguenti:

Printcrime. Un microracconto su un futuro nel quale è possibile usare stampanti tridimensionali per riprodurre qualunque oggetto (stile replicatori di Star Trek). Purtroppo i Signori del Copyright non apprezzano. Pochissime pagine, che è più semplice leggere che riassumere. Storiella che lascia il tempo che trova. chikas_pink20.gif

When Sysadmins Ruled the Earth. Un gruppo di amministratori di sistema asserragliati in un centro elaborazione dati assiste impotente a quella che pare essere la fine del mondo. L’idea di questo racconto è quella di mettere al centro di una storia apocalittica, al posto dei soliti soldati, scienziati, o anche solo uomini qualunque, un branco di geek. Il racconto funziona ed è divertente fin quando dura lo scherzo, ovvero finché si sorride davanti alla scala di valori morali e pratici dei protagonisti, scala così diversa e surreale rispetto a quella delle persone “normali”. Però ogni scherzo è bello quando dura poco, e qui Doctorow tira un po’ troppo per le lunghe, tra l’altro scantonando dal dilemma etico fulcro della storia (Internet può avere un valore in sé, anche se usata per scopi “malvagi”, o è solo mero strumento?)
Nel complesso un discreto racconto, che avrebbe meritato un miglior finale. Non semplice da seguire la terminologia informatica, usata senza pietà per il lettore chikas_pink60.gif (ma in fondo è giusto così: i protagonisti sono tutti sysadmin e sanno di quel che parlano, incombe l’Apocalisse, non c’è davvero tempo per le spiegazioni).

Anda’s Game. Anda è una ragazzina dodicenne appassionata di giochi online. Quando però comincia a giocare per soldi, soldi veri, la situazione le sfugge di mano. Questo racconto, che per certi versi mi è sembrato una versione per ragazzini ( kaos-whiteusagi01.gif Perciò è il racconto giusto per te! kaos-whiteusagi06.gif ) di Dogfight di Gibson & Swanwick, è anche l’unico a non essere di fantascienza: purché per certi versi incredibile, si basa su fatti reali (come lo stesso Doctorow spiega nell’introduzione).
Non mi è piaciuto. Si legge volentieri, ma troppo spesso più che un racconto di (fanta)scienza pare una predica. I bravi bambini fanno sport, non passano tutto il tempo davanti al PC, non giocano per soldi e aiutano i bambini poveri delle nazioni più sfortunate. Sarà, ma tutto ’sto zucchero mi ha già cariato almeno un dente. chikas_pink55.gif

Anda's Game Copertina
Copertina del fumetto ispirato al racconto Anda’s Game

I, Robot. Sullo sfondo di una guerra mondiale, un detective deve indagare sulla sparizione della figlia adolescente. Il nostro detective vive in una futura America che ha regolamentato ogni aspetto della vita sociale e dell’etica, in maniera simile a 1984 di Orwell. Tutti sono spiati da un’agenzia governativa chiamata Social Harmony e i robot sono tutti costruiti per obbedire pedissequamente alle asimoviane tre leggi della robotica. I nemici dell’America invece hanno abbandonato qualunque remora: i loro robot, non vincolati dalle tre leggi, hanno sviluppato un’intelligenza superiore persino a quella degli esseri umani e sono diventati il motore di un progresso inarrestabile, che ha già permesso l’immortalità e presto consentirà viaggi interstellari. chikas_pink11.gif
È un racconto per certi versi curioso. Qui la fiducia di Doctorow per la tecnologia raggiunge il suo apice: il progresso scientifico è sempre positivo! Persino le tre leggi della robotica, che pure per molti versi paiono sensate, nel racconto assumono un aspetto negativo, in quanto anche solo possibile ostacolo al progresso. Nessuna remora, nessuna etica, nessuna morale, se possono ostacolare lo sviluppo della scienza: per Doctorow il risultato finale sarà il Paradiso sulla Terra. Onestamente, Doctorow mi pare un pochino troppo ottimista, chikas_pink43.gif e il racconto non giustifica in pieno questo ottimismo. Ma rimane un’interessante lettura.

I, Row-Boat. Il più fantascientifico e bizzarro dei racconti nell’antologia. Protagonisti: una barca a remi senziente e la barriera corallina, anche lei dotata di autocoscienza. chikas_pink03.gif In un futuro dove gli essere umani hanno abbandonato la Terra e i loro corpi fisici, per sopravvivere sotto forma di pura informazione in una rete che si estende per tutto il Sistema Solare, la Barca-a-Remi del titolo trasporta robot umanoidi nei punti migliori per delle immersioni. Quando però la Barriera Corallina lungo la quale scendono i sommozzatori acquista anche lei coscienza, cominciano i guai.
È difficile giudicare un racconto che parte da premesse tanto bislacche, ma mi è piaciuto. Le considerazioni filosofiche – religiose della Barca-a-Remi sono a tratti interessanti e si inseriscono bene tra le scene più movimentate. La Barriera Corallina è di sicuro uno dei “Cattivi” più singolari che si possano immaginare.

After the Siege. Il racconto più lungo e probabilmente il migliore. Ispirato all’assedio di Leningrado durante la Seconda Guerra Mondiale, racconta le vicende della tredicenne Valentina, impegnata a cercare di sopravvivere con ogni mezzo all’assedio della sua Città.
La storia è ambientata nel futuro, probabilmente lo stesso futuro di Printcrime, nel quale è possibile “stampare” e riprodurre ogni sorta di manufatto, così come ai giorni nostri è possibile copiare senza alcun problema ogni genere d’informazione. Questo dovrebbe portare benessere a tutta l’umanità, ma non è così: quando la Città comincia a usare le stampanti tridimensionali infischiandosene di royalties e diritti, viene attaccata.
Ne segue una guerra spietata, durante la quale più d’uno cercherà di lucrare sulla catastrofe in corso. Valentina invece cercherà solo di uscirne viva insieme ai genitori e al fratellino.
Il racconto è una discesa nella Tragedia, chikas_pink01.gif via via che le condizioni in Città si fanno sempre più drammatiche. Con maestria Doctorow accompagna Valentina e il lettore nella Disperazione, finché… non svelo il finale, ma lascia perlomeno perplessi. Nonostante ciò, è una gran bella storia! chikas_pink23.gif

Cory Doctorow scrive in uno stile diretto e senza fronzoli. Il suo inglese si legge volentieri e senza difficoltà, se si esclude la terminologia tecnica (ma con l’aiuto del Coniglietto Grumo kaos-whiteusagi03.gif e di Wikipedia si possono superare anche gli ostacoli più duri!) Le idee alla base delle storie sono interessanti e spesso anche affascinanti, un po’ meno le storie vere e proprie, “malate” di un ottimismo alle volte davvero fuori luogo. I personaggi sono in troppe occasioni creati a uso e consumo della trama, anche se Valentina o la Barca-a-Remi rimangono impressi.

Tutto sommato, consiglierei Overclocked a chi sia appassionato di Informatica o abbia interesse per le problematiche riguardanti la libera circolazione delle idee, il ruolo della censura e il conflitto fra proprietà intellettuale e interesse della comunità.
Ovviamente è un’ottima lettura anche per chi è “solo” appassionato di buona fantascienza! chikas_pink42.gif

Fonte: http://fantasy.gamberi.org/2007/07/17/recensioni-racconti-overclocked-stories-of-the-future-present/

18 dicembre 2009

Anime nel futuro

Filed under: Recensioni — yanfry @ 21:17
Tags: , ,

Oggi Vi segnalo un romanzo molto particolare: “Anime nel futuro” edito da Fannucci e prima opera ad essere tradotta e proposta in Italia dello scrittore canadese Cory Doctorow. E’ un libro di fantascienza che spesso sconfina nel sociale con tanti spunti ironici e grotteschi. Da provare.

IL LIBRO

Alan, prodotto di un matrimonio misto (suo padre è una montagna, sua madre una lavatrice), sa benissimo cosa significhi essere un emarginato, e tenta disperatamente di comportarsi come un essere umano. Aderisce a un’associazione che vuole diffondere una rete internet senza fili gratuita, e accetta di proteggere i suoi fratelli (un gruppo di bambole matrioska) dal fratello morto tornato in vita. Le complicazioni aumentano quando Alan si innamora della ragazza della porta accanto, tentando di dissuaderla dall’idea di tagliarsi periodicamente le ali per sembrare normale.

Ironico, divertente, politicamente scorretto, Anime nel futuro segna il ritorno di una fantascienza speculativa, sociale e al tempo stesso affascinante.

L’AUTORE

Cory Doctorow è nato a Toronto, inglese d’adozione, attivo membro dell’Elettronic frontier foundation, in prima linea nella battaglie contro le assurde norme a tutela del copyright, ha vinto il Campbell award il Locus award, ed è stato candidato al premio Nebula.

LA CRITICA

Molti scrittori di fantascienza si sono misurati con il mondo tecnologico, ma Cory Doctorow lo fa in modo spontaneo… Dobbiamo tutti augurarci che la nostra cultura abbia il coraggio di seguire questo ragazzo. Ha molto da insegnarci” – Bruce Sterling

Pubblicato da Stefano Landenna

Fonte: http://fantasy.blogosfere.it/2008/03/anime-nel-futuro.html

Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/

15 dicembre 2009

Downloadblog intervista Cory Doctorow

Abbiamo intervistato (06.03.2009, ndr) per voi Cory Doctorow che questa serà parlerà alla Mediateca di Milano per il ciclo di incontri Meet the Media Guru. Cory è una persona molto gentile, che molti di voi conosceranno già come autore del celebre BoingBoing, come attivista per le libertà digitali e come scrittore di fantascienza aperto al Creative Commons (scaricate qualcosa da laeggere dal suo sito Craphound).

Raccontaci qualcosa dell’evoluzione degli strumenti di comunicazione sul web, dalla tua prospettiva di smanettone di lunga data.

C’è stato un tempo in cui riuscivo a leggere l’internet per intero, tutto quello che veniva scritto su Usenet, e poi in poco tempo è diventato troppo per le mie capacità e ho dovuto scegliere a quali gruppi abbonarmi. Poi anche questi sono diventati troppo frequentati per poter leggere tutti i messaggi e lo stesso per le mailing list e poi per la posta elettronica e il web. Mi ricordo quando navigavo tutti i siti della lista NCSA, che pubblicava tutti i nuovi siti usciti sul web quel giorno – potevi leggere tutti i siti di Internet.

Le tecnologie di pubblicazione sono diventate sempre migliori ma non hanno fatto miglioramenti sostanziali per l’altro aspetto, quello che ci permette di ignorare quello che viene pubblicato. Siamo in alto mare con i filtri: a me per esempio piacerebbe avere un feed reader con dei filtri facili da configurare, almeno come la mail. Argomenti, autori, parole chiave: filtri per ignorare categorie di notizie. Anche nella mail, potrebbe essere molto più semplice configurare una regola, e invece ci vogliono cinque o sei click nascosti in un menu.

La buona notizia è che è più facile pubblicare e comunicare, quella cattiva è che è ancora difficile ignorare le cose. Il futuro delle applicazioni per la comunicazione ci dovrà permettere di far questo in maniera più diretta. Non solo lo spam, quello è un disastro totale, ma anche senza lo spam non riusciresti comunque ad avere una casella della posta vuota.

Leggevo un’intervista tua sul web, parlavi del tuo cattivo rapporto con l’IM, quale è il tuo rapporto invece con i social network?

Non ne uso molti, uso più che altro Twitter. Ne ho già parlato oggi, come essere umani abbiamo imperativi biologici piuttosto forti: riprodurci, mangiare cibo ad alto contenuto energetico. A volte questi imperativi possono diventare patologici, vedi per esempio la gente che mangia troppi dolci.

Ad un certo momento della nostra storia evolutiva siamo diventati esseri sociali, siamo passati dal vivere ognuno per conto proprio a formare comunità, in cui ognuno poteva ricoprire un ruolo specializzato. E questo ha creato un insieme completamente nuovo di problemi da affrontare: se fidarsi, quando cooperare, come modellare il proprio comportamento e poi comunicarlo: tutto questo lo gestisce la neocorteccia, una zona del cervello bella grossa. Credo che per questa corteccia cerebrale i social network siano una droga molto potente, un pò come lo zucchero o la pornografia: un qualcosa di molto raffinato, che in natura non è frequente ma che l’uomo ha imparato a produrre e che può generare dipendenza.

Pensi che i numeri di massa per l’adozione di social network comporteranno nuovi modelli mentali e sociali?

Beh, credo che ci sia un aspetto patologico dei social media cui dovremo in qualche modo reagire. Ricordiamoci che lo zucchero bianco non è lo stesso zucchero che assumiamo mangiando frutta e che un social network non rappresenta la stessa socialità che abbiamo nel mondo reale. Nella vita di tutti i giorni non abbiamo relazioni quantificate e articolate abbiamo relazioni contingenti e qualitative: amici, quasi amici, gente che non amiamo ma dobbiamo fingere di amare, tante sfumature che un social network non può e non sa veicolare. Il social network finisce per essere un’immagine della realtà sociale riproposta a misura di database, molto distorta. Per questo, nel tempo, il social network perde valore: dopo che hai invitato 20 persone e sei felice del tuo network, lo amplii e finisci per trovarti un network troppo grosso, che non ti soddisfa più.

Non esiste una politica pubblica di educazione per i social network, che ne pensi? Si insegna ai ragazzini solo a proteggersi dai maniaci sessuali, non a stare attenti alla propria dieta mediatica, a costruire un network personale utile e non bulimico.

Mah penso che non ci sia bisogno veramente di una politica di educazione pubblica, è qualcosa che avviene già in maniera naturale. La storia dei social media è che tutti si iscrivono ad un servizio e poi man mano la partecipazione diventa tossica e lo si abbandona, si dichiara bancarotta e ci si sposta altrove per ricominciare con un piccolo nucleo di amici veri, in una dimensione accettabile. Ma anche in questi venti amici fidati, ci può essere comunque qualcuno che non è veramente sociale, qualcuno con cui nella vita reale gli scambi sono cordiali ma molto limitati e che nel mondo digitale finisce per avvicinarsi troppo, perchè non ci sono strumenti per esprimere un rapporto più complesso e sfumato, c’è solo lo status di amico.

Se proprio vuoi pensare ad una politica di educazione utile, sarebbe interessante insegnare alla gente cosa succede quando le loro informazioni personali vengono raccolte, mostrare che si tratta di un processo irreversibile. E la maniera migliore per insegnare il valore delle proprie informazioni personali, non è quella di muoversi contro i social network ma quella di riformare il Governo in maniera che raccolga informazioni private solo se strettamente necessarie, per poi trattarle con la dovuta cura. Altrimenti se il Governo raccoglie tutto di tutti, finisci per avallare il messaggio che quell’informazione non ha valore: poi non possiamo stupirci se la gente lascia raccogliere tutte queste informazioni private anche ad aziende commerciali, che non sono istituzioni sottoposte a determinate regole nell’interesse pubblico del cittadino.

Come vedi il futuro dei video blog e dei blog? E’ una cosa interessante perchè il video potrebbe anche permettere interazioni più naturali nei social network, ad esempio con i video commenti. Io non li amo molto, cosa ne pensi?

Non ho opinioni particolari sul video blogging, ma è importante che abbia mostrato l’esistenza di nuovi generi di contenuto, nuovi spazi rispetto all’economia tradizionale dell’industria. Esistevano storicamente tre o quattro formati per il video: 22 0 48 minuti per la televisione, da 90 a 120 minuti per il cinema, e basta, non son mai state prese in considerazione produzioni di durata più breve. Ma esistono molte storie che non rientrano in questi formati, perchè sono più lunghe o più corte, o diverse in qualche altro aspetto.

Non è strano che le reti all news abbiano esattamente 24 ore di notizie? E’ un caso assolutamente straordinario che ogni giorno succedano cose che stanno esattamente in un tempo di 24 ore… non trovi!? La cosa fantastica del web come contenitore, come sistema di archiviazione è che non ha una dimensione fissa. Se quel giorno escono 20 post escono 20 post, se il giorno dopo sono 3 sono 3, non hai esattamente un giornale pieno pieno di notizie ogni giorno: è una situazione molto più naturale e adatta all’informazione.

Hai iniziato a scrivere libri di fantascienza anche per la generazione più giovane. Come pensi che i digital natives cambieranno come esseri umani, che genere di mutazione interverrà?

C’è uno studio molto approfondito di Mimi Ito sull’uso della tecnologia da parte dei giovani, 22 ricercatori ci hanno lavorato per cinque anni, si chiama Digital Youth Project: una delle cose che inconsciamente sapevo già, e che mi ha colpito leggere per la prima volta nello studio, è che i giovani usano la tecnologia per due generi di cose principalmente, cose “frivole” e cose “importanti”. I due tipi di attività sono completamente interconnessi, non li puoi separare uno dall’altro. Il gioco e l’attività meno seria sono il modo di imparare la tecnologia. Questo è uno dei motivi per cui gli adulti non sono così bravi con la tecnologia, perchè non ci giocano molto.

Per tornare al discorso, lo studio ci indica un futuro molto diverso: quando questi giovani saranno adulti, non identificheranno due tipi di attività tecnologiche, quelle “serie da grandi” e quelle divertenti. Per loro sarà lo stesso, avranno la capacità di usare la tecnologia in maniera più aperta e creativa, di continuare a giocarci.

Cosa hai imparato in quanto Happy Mutants, giocando per tanti anni con la tecnologia?

Che il futuro è sempre più strano di quanto lo si possa immaginare: tendiamo sempre a farci un’idea del futuro basata sul presente ma non funziona così, i cambiamenti son sempre molto più radicali. Che la tecnologia che cambia le cose a tuo vantaggio, continuerà ad evolversi anche quando il cambiamento va a tuo svantaggio. Che la tecnologia che progetti determinerà i risvolti sociali che ottieni: ad esempio se implementi un sistema di pubblicazione aperto a tutti, avrai un’enorme mole di contenuti e la qualità media non sarà alta ma ci saranno moltissimi prodotti di grande interesse che in un altro sistema non sarebbero potuti emergere.

Questo poi ci porta al discorso dell’open source e della libertà di manipolare i propri strumenti e prodotti, l’hacking.

Sì, è inconcepibile una società che permette di contribuire allo sviluppo solamente a chi ne ha il permesso: se la società fosse basata su strumenti aperti, chiunque potrebbe contribuire senza bisogno di autorizzazione e il risultato sarebbe anche di valore più grande rispetto al modello chiuso.

Grazie, purtroppo dobbiamo chiudere.

Grazie, ciao, è un bell’argomento da discutere ancora.

Fonte: http://www.downloadblog.it/post/9135/downloadblog-intervista-cory-doctorow

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.