Cory Doctorow in Italiano

1 settembre 2012

Cassandra Consiglia/ Paranoid Linux e il Piccolo Fratello

di M. Calamari – Una distro Linux blindata a favore della privacy. Per fare fronte a un mondo dominato dal terrore e domato dal tecnocontrollo

Cassandra Consiglia/ Paranoid Linux e il Piccolo FratelloRoma – In questo periodo di fine agosto, sia per chi è ancora con i piedi a mollo che per chi è già al pezzo, Cassandra voleva recensire una nuova ed interessante distribuzione di GNU/Linux: ParanoidLinux.

È una distribuzione live dotata di un completo set strumenti per la privacy che permettono connessioni sicure a web, IM e simili.
Si distingue da altre distribuzioni simili per l’utilizzo di “chaffing”, cioè di generazione di traffico Internet fittizio per mimetizzare quello reale, e di network mesh diretta per comunicare con altre installazioni di ParanoidLinux via wireless e condividere le connessioni ad Internet.

La si può scaricare gratuitamente da qui…, no, da qui…, ecco, da qui…, cioè… Cassandra ha voglia di scherzare. Non esiste (purtroppo) nessuna distribuzione GNU/Linux con questo nome, anche se l’oggetto di questo Consiglio ne ha quasi provocato la nascita.
Il meglio oggi disponibile si chiama TAILS e ne riparleremo presto.

Paranoid Linux è una delle invenzioni (o vogliamo dire estrapolazioni?) che compongono il romanzo di Cory Doctorow “Little Brother” pubblicato nel 2008, ed in edizione italiana nel 2009. Si tratta di un’avventura di sapore hacker-spionistico, strutturata come un juvenile, cioè un romanzo per ragazzi.

Intendiamoci, juvenile non vuol dire che il romanzo non sia godibile da adulti, al contrario. Uno dei maestri dei juvenile “per tutti” (come questo) è stato R. A. Heinlein, che nella sua produzione ne annovera diversi, da “Cadetto dello Spazio” a “Starman Jones”, fino a quello che gli è valso uno dei suoi Hugo, “Fanteria dello Spazio“.

“Little Brother” è un romanzo che lo stesso Doctorow racconta di aver scritto di getto in maniera quasi maniacale: questo lo accomuna ad altri romanzi più celebri, come “Lo strano caso del dott. Jekyll e Mr. Hyde” di R. L. Stevenson. È la storia di 4 ragazzi smanettoni che vivono in una San Francisco vittima di un nuovo undici settembre, ed è anche una esposizione quasi didattica di tecniche per la difesa della privacy.

Ma è anche una dimostrazione delle conseguenze possibili in un quadro legislativo distorto come quello del Patriot Act, di un clima di terrore artificialmente stimolato, ed in una situazione in cui la sospensione dei diritti civili venga accettata supinamente, o peggio ritenuta necessaria.

La descrizione dei camion bianchi che occupano San Francisco sarebbe piaciuta anche ad Orwell; quella degli interrogatori e della confusione del protagonista sembra a tratti scritta da lui.

Ed è soprattutto l’impostazione complessiva, libertaria e “politically correct” nell’accezione cassandresca, che lo rende una lettura non solo piacevole ma anche utile.

Il lieto (ma non completamente) fine rasserena per un attimo, ma chiuso il libro resta fresca in mente la sensazione che quanto letto sia vero nel senso meno rassicurante del termine. E Cassandra ritiene che sopratutto per questo il libro meriti la vostra attenzione.

Resta anche il dispiacere di non poter avere davvero gratis una Universal Xbox, e di non poter downloadare Paranoid Linux, anche se in passato qualcuno ha fatto cose poi non molto diverse con la Xbox, la distribuzione Xebian Linux e la Pbox Modello I.

Il romanzo, nella sua versione inglese, è liberamente scaricabile qui sotto licenza Creative Commons.
Chi invece necessitasse di una versione italiana, recensita qui, potrà eventualmente giovarsi di una traduzione cartacea (che con bizzarra ma italianissima scelta editoriale ha assunto l’improbabile titolo di “X”, ottimo esempio di tentato autogol) ovviamente non a titolo gratuito

Enjoy.

Marco Calamari
Lo Slog (Static Blog) di Marco Calamari

Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo

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15 febbraio 2011

26 febbraio 2010

Regalare è meglio che vendere ovvero del perché cory doctorow è meglio di michael crichton

Filed under: Uncategorized — yanfry @ 08:05
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A me piace la fantascienza, soprattutto quella sociale (più philip dick che asimov, per capirci). tra gli ormai pochi autori che riesco a leggere ce n’è uno che si chiama cory doctorow, di cui ho recentemente comprato l’ultimo romanzo, makers. ora si dà il fatto che, per ragioni mie, a casa non trovi il tempo di leggere, mentre sui mezzi pubblici sì. se cory doctorow fosse uno scrittore normale sarei costretto a scaricarmi una copia pirata in formato ebook del suo romanzo, cosa che considererei mio diritto in quanto ho comprato il libro di carta e non avrei la minima intenzione di ripagare la stessa cifra per gli stessi contenuti. per l’autore/editore medio avrei compiuto un reato, mentre per cory doctorow no: lui mette i suoi ebook da scaricare gratuiamente sul suo sito (per tutti: anche chi non li ha già comprati), cosa che mi ha permesso di scoprirlo, di apprezzarlo e fa sì che io compri i suoi libri di carta. perché mi piacciono, ma soprattutto perché cory doctorow mi è simpatico e si è comportato in modo onesto e disponibile con me.

l’ultimo romanzo di cory doctorow (qui in ebook gratis), mi ricorda un po’ un altro scrittore che leggevo in passato, michael crichton. Michael Crichton all’inizio non mi era né simpatico né antipatico, poi è successo che si è espresso più volte e con toni molto duri (e dicendo pure qualche grossolana idiozia) contro internet in generale e contro quelli che scaricano i file in particolare. micheal crichton era uno di quegli autori che se potessero porterebbero in tribunale i loro lettori. da quel momento in poi ho smesso di comprare i libri di michael crichton: non solo perché mi era improvvisamente diventato molto antipatico, ma perché se aveva intenzione denunciarmi non mi sembrava saggio dargli i mezzi economici per farlo.

questa cosa gli editori, i discografici, le major del cinema non l’hanno mica ancora capita. non solo questa, ma anche altre: ci sono almeno 5 cose che cory doctorow ha capito e le corporation no, ed è la ragione per cui io e tanti altri come me diamo e i futuro daremo sempre più volentieri i nostri soldi ai cory doctorow di questo mondo e sempre meno ai michael crichton, fino al momento in cui solo i cory doctorow potranno permettersi di restare sul mercato.

il file sharing non si può fermare
per quanto ci si possa provare, con le buone o le cattive, con le tecnologie o le legislazioni, il libero scambio di contenuti digitali è reso possibile dalle tecnologie e quando una tecnologia si è evoluta non la si può far devolvere. teenager, ventenni e anche molti adulti oggi non hanno – e per quanto ci si provi non avranno mai più – la percezione che il file sharing sia un reato. più o meno tutti scaricano o scaricheranno da qui a due anni, e non è possibile mettere in galera tutta la popolazione mondiale.

denunciare i propri lettori non è una buona strategia di marketing
rifiutare la strada del confronto e scegliere quella dello scontro non avrà l’effetto di convincere le persone a smettere di scambiare i file, ma avrà quasi certamente altri due effetti: convincere intere generazioni a scaricare ancora di più e in modi sempre più furbi, e infondere in loro la convinzione che gli adulti sono degli idioti liberticidi e che le loro regole sono senza senso. il consumatore oggi ha il controllo del mercato: se si dipende dal mercato, minacciare chi lo controlla non è una buona idea.

regalare è meglio che vendere
se non sei l’autore più famoso del mondo è meglio essere conosciuti che vendere, perché se prima di tutto non sei conosciuto, non venderai mai, e l’offerta di contenuti sta esplodendo quindi la concorrenza è sempre di più. ma anche se sei l’autore più famoso del mondo, chi vuole scaricare i tuoi contenuti senza pagarli lo farà lo stesso: fattene una ragione. invece di minacciarlo investi la tua testa e i tuoi soldi nel dare buone ragioni a quelli che vogliono pagarti per farlo (fai prezzi onesti, regala i contenuti in altri formati per usi alternativi, inventati extra e  da allegare ai prodotti fisici, investi sull’esperienza dal vivo, conversa con la tua base di fan più appassionata).

essere simpatici è meglio che essere antipatici
c’è bisogno di spiegarlo, che se ho la scelta di premiare qualcuno premierò chi mi è simpatico, è stato onesto e generoso con me, e non chi si è comportato in modo minaccioso, avaro e odioso?

forse “vendere” non è vitale
è ormai chiaro che il futuro è dei modelli di business alternativi che emergono in corso d’opera. il mercato cambia a velocità impensate e incomprensibili, e così le modalità di fornitura, rientro dagli investimenti e remunerazione dei servizi. twitter, facebook, youtube e persino google non avevano un modello di business tradizionale e chiaro, all’inizio: l’hanno trovato strada facendo (alcuni lo stanno ancora cercando, il che non li rende meno meritevoli o di minor successo presso il loro pubblico, anzi).

se il tema di questo post ti interessa, ti consiglio un altro libro di cory doctorow, che mi pare anche il  migliore da far leggere a un teenager in questo momento: little brother (“X” nel titolo italiano).

Fonte: http://www.daimon.it/2010/02/23/regalare-e-meglio-che-vendere/
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/deed.it

24 dicembre 2009

Quando il Creative Commons vende i libri

Filed under: Melting pot — yanfry @ 22:01
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Chi frequenta la rete ha buone probabilità di conoscere Cory Doctorow, eclettico canadese presente sul web sotto varie forme, tra cui quella di blogger, giornalista e scrittore. I suoi quattro romanzi (tra cui il nuovo Someone comes to town, someone leaves town), pubblicati dalla Tor Books, sono disponibili in rete e distribuibili secondo la licenza CC, pur senza disertare, parallelamente, gli usuali percorsi commerciali; con riferimento a paesi in via di sviluppo (ed esclusivamente al loro mercato), l’autore rende possibile stampa e vendita dei libri, ai sensi di un’apposita licenza Creative Commons.

The Book Standard si interroga su questa ed analoghe scelte editoriali, in apparente controtendenza rispetto ad interessi e politiche tradizionali; lo stesso Doctorow, sul suo sito, sgombra il campo dall’equivoco che vuole profitto e libera distribuzione due domini inconciliabili, spiegando come disponibilità e incentivi alla circolazione dell’opera siano strumenti vincenti anche in vista di uno sfruttamento economico:
“I do that for political and economic reasons: I think that the increased scope and duration of copyright are strangling free expression, privacy and innovation, and I think that enabling my fans to trade my words makes me more money. So I get to do the right thing and get paid, which is good.”
A supporto della teoria, i dati commerciali, con più di diecimila copie vendute – anche grazie alla stessa risonanza nel web – dell’opera prima Down and out, ben oltre gli standard dei debutti nel genere fantascientifico. Tra i vantaggi, non ultimo il rapporto fisico (non stupisca il concettuale ossimoro) col testo, svincolato dal supporto cartaceo come da protezioni elettroniche e fruibile secondo le virtualmente infinite modalità permesse dalla tecnologia, nell’ottica di un’editoria sempre più tesa al rapporto col lettore e alla fidelizzazione.

La libera distribuzione di un prodotto così legato, nell’immaginario, a supporti commercializzati, e la diffusione del fenomeno oltre i circuiti dell’autoproduzione, fino a sconfinare nelle terre dei grandi distributori, conduce all’inevitabile confronto col problema della pirateria, primo (?) deterrente alla pubblicazione online di opere multimediali: se gli effetti sul mercato musicale sono parte della cronaca quotidiana, la contraffazione di opere editoriali – pur essendo una realtà – si carica di complessità fisiologiche tali da rendere l’attività più rischiosa che remunerativa, soprattutto in mercati caratterizzati da larga reperibilità e costo relativamente congruo dell’opera originale. Se da una parte Doctorow ravvisa, nella singola riproduzione, più l’opera di un cultore che una minaccia ai profitti, dall’altra ritiene la diffusione “ufficiale” in rete uno strumento naturalmente idoneo a disincentivare investimenti criminosi, sterilizzando in nuce l’appetibilità dell’opera contraffatta.

Altri autori sembrano aver sposato le ragioni della libera distribuzione, a riprova di una tendenza che, oltre le ideologie e le questioni etiche, muove da pragmatiche valutazioni di marketing, imponendo una riflessione sull’impossibilità di prescindere, a dispetto delle inevitabili ritrosie, da un mercato così legato allo stato della tecnica, al quale i contenuti si dovranno giocoforza adattare.
The Book Standard cita Charles Stross e l’editore Baen Books, che offre una libreria gratuita, ottenendo ottimi risultati commerciali proprio a partire dai romanzi pubblicati in rete; in Italia, uno su tutti il collettivo Wu Ming, fucina di rara letteratura “da esportazione” ed esempio del fortunato incontro fra libera distribuzione e sacrosanto diritto al tornaconto economico, a conferma della forza meritocratica insita nella formula dell’editoria “a scatola aperta”.

Sul tema, un post dello stesso Doctrow.

Fonte: http://loscaffale.altervista.org/?p=86

Distribuire gratuitamente ebook

Filed under: Ebook — yanfry @ 12:44
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Originariamente pubblicato su Forbes, dicembre 2006 – Cory Doctorow

Da quando è uscito il mio primo romanzo, ho sempre distribuito gratuitamente i miei libri e, accidenti, ho sempre guadagnato un sacco di soldi.
Quando Down and Out in the Magic Kingdom (il mio primo romanzo, appunto), è stato pubblicato dalla Tor Books nel gennaio del 2003, ho anche messo su Internet l’intero testo elettronico sotto una licenza Creative Commons che ha incoraggiato i miei lettori a copiarlo in lungo e il largo. In un solo giorno ci sono stati 30.000 download dal mio sito (e coloro che lo scaricavano erano liberi di farne delle copie).
Tre anni e sei ristampe più tardi, più di 700.000 copie del mio libro sono state scaricate dal mio sito. Il libro è stato tradotto in talmente tante lingue che non riesco più a tenerne traccia, i concetti chiave sono stati adottati per progetti di software, e ci sono due diversi adattamenti audio realizzati da fan online.

Non tutte le persone che scaricano il libro poi lo comprano, ma non lo avrebbero comprato in ogni caso, quindi non ho perso alcuna vendita, ho solo guadagnato un po’ di pubblico.
Una piccola minoranza di coloro che ne hanno scaricato una copia, considera l’ebook come un sostituto del libro stampato: queste sono vendite mancate.
Ma una più larga minoranza considera l’ebook come un incentivo per comprare il libro stampato. Queste sono vendite acquisite. Fino a quando le vendite acquisite superano quelle perse, sono ancora in gioco. Dopotutto, distribuire quasi un milione di copie del mio libro non mi è costato niente.

Il fatto è che un ebook è un oggetto sociale. La copia passa da un amico all’altro, splende dallo schermo di un palmare, incollato su una mailing list. Può essere convertito in una simpatica firma in calce a un’e-mail. È così fluido e immateriale che si può diffondere per la durata della vostra vita. Niente fa vendere i libri quanto una raccomandazione personale: quando lavoravo in una libreria, le parole più dolci che potessi sentire erano “Il mio amico mi ha detto di scegliere…” L’amico aveva venduto il libro al mio posto, dovevo solo renderlo effettivo. In un’epoca di amicizie on-line, gli ebook trionfano sugli alberi morti grazie al passaparola.

Ci sono due cose che gli scrittori mi chiedono su questo argomento: in primo luogo, vendi più libri? E in secondo luogo: come hai convinto il tuo editore a intraprendere questo progetto folle?
Non c’è alcun modo empirico per provare che regalando ebook si vendano più libri, ma io l’ho fatto con tre romanzi e una raccolta di brevi racconti (e continuerò a farlo con altri due romanzi e un’altra raccolta l’anno prossimo), e le vendite dei miei libri hanno sempre superato le aspettative del mio editore. Rapportando le vendite dei miei libri ai numeri forniti dai colleghi si nota che i miei vanno un po’ meglio di altri titoli di scrittori simili, a uno stadio simile delle loro carriera. Ma non si può averne la certezza senza tornare indietro nel tempo per realizzare nuovamente gli stessi libri nelle stesse circostanze ma senza il progetto dell’ebook gratuito.
Ciò che è sicuro è che ogni scrittore che ha tentato di distribuire ebook gratuitamente per vendere libri ne è stato contento ed è pronto a ripetere l’esperienza.

Come ho convinto Tor Books a farlo? La Tor non è un’ardita, arrogante compagnia online. È la più grossa casa editrice di romanzi di fantascienza nel mondo, ed è una divisione del colosso dell’editoria tedesca Holtzbrinck. Non sono informatici hippy che profumano di patchouli convinti che l’informazione debba essere libera. Sono, piuttosto, astuti ispettori del mondo dei romanzi fantascientifici, forse il più sociale tra i generi letterari. La fantascienza è guidata da un organizzato mondo di appassionati, volontari che allestiscono centinaia di convention letterarie in ogni angolo del globo, ogni weekend dell’anno. Questi intrepidi promotori trattano i libri come marchi di identità e come artefatti culturali di grande importanza. Evangelizzano i libri che amano, creano una subcultura attorno a essi, li citano in discussioni politiche, a volte riadattano persino le loro vite e i loro lavori attorno a essi.

Ancora, i primi seguaci del romanzo fantascientifico definirono il carattere sociale di Internet. Data l’alta presenza di appassionati di fantascienza tra coloro che sono impiegati nel settore tecnico, era evidente che la prima discussione non tecnica su Internet sarebbe stata su questo genere. Le norme online di chiacchiericcio, di organizzazione degli appassionati di fantascienza, di editoria, e per il tempo libero derivarono dal mondo degli appassionati di fantascienza, e se ogni letteratura ha un suo spazio naturale nel cyberspazio, è il romanzo fantascientifico stesso che ha coniato il termine “cyberspazio”.
Difatti, il romanzo di fantascienza è stato la prima forma di letteratura online selvaggiamente piratato attraverso canali “bookwarez” che contenevano libri scansionati a mano, una pagina alla volta, convertiti in testi digitali e corretti. Anche oggi, il genere letterario più piratato è quello fantascientifico.
Niente può rendermi più ottimista per il futuro. Come l’editore Tim O’Reilly ha scritto nel suo determinante saggio “Piracy is Progressive Taxation”, “essere abbastanza famosi da essere piratati è il coronamento del successo”[15]. In futuro punterei su una letteratura che interessi alla gente tanto che tenda a “rubarla” piuttosto che dedicarmi a un genere che non ha uno spazio sul mezzo di informazione che domina il nostro secolo.

Cosa dire del futuro? Molti scrittori hanno paura che i libri elettronici sostituiranno facilmente quelli stampati, a causa del cambiamento dei lettori e dello sviluppo della tecnologia. Sono scettico a riguardo: il codex come formato è durato per secoli come semplice ed elegante risposta all’invito della stampa, benché fosse per una parte della popolazione relativamente esigua. Molte persone non sono e non saranno mai lettori, ma quelli che sono lettori lo saranno per sempre, e sono amanti del cartaceo.
Ma diciamolo, accadrà che i libri elettronici saranno desiderati da tutti.
Non credo sia pratico far pagare per delle copie di un’opera elettronica. I bit saranno sempre più facili da copiare. Quindi dovremo inventarci qualcos’altro da far pagare. Questo non significa che non si debba pagare per un bit copiabile, ma sicuramente non si può più obbligare un lettore a pagare per ottenere l’accesso alle informazioni.

Questa non è la prima volta in cui imprenditori creativi hanno affrontato questa transizione. Gli interpreti del teatro Vaudeville hanno dovuto affrontare il brusco cambiamento portato dalla radio, dall’avere il perfetto controllo su chi poteva ascoltare una rappresentazione (se non compravano il biglietto, li buttavano fuori) a non controllare più nessuno (ogni famiglia il cui membro dodicenne era in grado di costruire una radio, l’equivalente dell’epoca dell’installazione di un programma di file-sharing, poteva sintonizzarsi). Esistevano modelli di business per la radio, ma prevederli a priori non era facile. Chi avrebbe potuto prevedere che la grande fortuna della radio sarebbe passata attraverso una Blanket License[16], la protezione di un decreto del Congresso, una collecting society, e l’invenzione di una nuova forma di statistica matematica per trovarne le frequenze?

Predire il futuro dell’editoria – se cambierà il vento e i libri stampati diventeranno obsoleti – è altrettanto difficile. Non so come gli scrittori si guadagneranno da vivere in tale mondo, ma so per certo che non lo scoprirò voltando le spalle a Internet. Facendo parte dell’editoria elettronica, guardando cosa centinaia di migliaia di miei lettori fanno con il mio ebook, ho una maggiore consapevolezza di mercato di quanta ne potessi ottenere con qualsiasi altro mezzo. La stessa cosa si può dire per il mio editore. Sono seriamente convinto che continuerò a lavorare come scrittore nell’immediato futuro e la Tor Books e la Holtzbrinck lo sono altrettanto. Dipendono dal futuro dell’editoria più di quanto non faccia io. Quindi quando mi sono avvicinato al mio editore con il progetto di distribuire gratuitamente libri per venderli, per loro, era una scelta scontata.

Credo sia un buon affare anche per me. Questa sorta di “ricerca di mercato” basata sulla distribuzione gratuita di ebook fa vende libri stampati. Inoltre, la grande diffusione dei miei libri mi apre nuove opportunità per guadagnarmi da vivere con attività connesse al mio lavoro di scrittore, come per esempio la cattedra Fulbright presso l’università della California del Sud ottenuta quest’anno, questo articolo super-pagato per Forbes, partecipazione a convegni e altre opportunità di insegnare, scrivere e rilasciare la licenza della mia opera per la traduzione e l’adattamento. L’instancabile opera di evangelizzazione da parte dei miei fan non fa vendere solo i miei libri, fa vendere anche me.

L’età dell’oro di centinaia di scrittori che vivevano solo di diritti d’autore, è una fesseria. Nel corso della storia, gli scrittori dipendevano da lavoretti, insegnamento, sovvenzioni, eredità, traduzioni, concessione di licenze e varie altre fonti per sbarcare il lunario. Internet non solo vende più libri per me, ma mi da anche più opportunità di guadagnarmi da vivere attraverso attività correlate alla scrittura.
Non c’è mai stato un momento in cui più persone hanno letto più opere di più autori. Internet è un universo letterario di parole scritte. Che cosa piacevole per gli scrittori.
[15] “Being well-enough known to be pirated [is] a crowning achievement.”
[16] La Blanket License viene rilasciata dalla ASCAP (American Society of Composers Authors and Publishers) e permette le esecuzioni pubbliche di tutto o parte del catalogo, dietro un pagamento annuale.

Fonte: http://www.librishop.it/aree/?p=260
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/

I più grandi pirati sono i più grandi acquirenti

Filed under: Interviste — yanfry @ 12:14
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Michel Bauwens – 3 agosto 2009

Nella versione originale e più ampia di questo articolo di cui riportiamo uno stralcio, l’autore di fantascienza Cory Doctorow*, spiega il motivo per cui è una buona idea per gli autori condividere gratuitamente i propri e-book con i propri potenziali fans.
Egli inoltre inquadra il filesharing come la scoperta di nuove creazioni culturali che non si è ancora pronti ad acquistare, ma che, quando si scopre di amare, solitamente si comprano.

Cory Doctorow*:

Recentemente ho visto Neil Gaiman** fare un discorso a qualcuno che gli aveva chiesto cosa ne pensasse della pirateria dei suoi libri. Disse, “Su le mani nel pubblico, chi ha scoperto il proprio scrittore preferito gratis – o perché qualcuno gli ha dato in prestito una copia, o perché qualcuno gliel’ha regalata?
Ora, su le mani se avete scoperto il vostro scrittore preferito camminando in un negozio cacciando fuori denaro”.
In maniera schiacciante, il pubblico ha risposto che avevo scoperto i propri scrittori preferiti gratuitamente, grazie ad un prestito o ad un regalo.

Quando si tratta di miei scrittori preferiti, non ci sono confini: acquisterei ogni libro che pubblicano, solo per possederli (a volte ne compro due o tre, per darne ad amici che devono leggere quei libri). Pago per vederli dal vivo. Acquisto le t-shirt con la cover dei loro libri stampata. Sono un cliente a  vita.

Neil disse che faceva parte della tribù dei lettori, la piccola minoranza di persone nel mondo che legge per il piacere di farlo, acquista libri perché li ama. Una cosa che sò di coloro che scaricano i suoi libri da Internet senza permesso è che sono lettori, sono persone che amano i libri. Le persone che studiano le abitudini degli acquirenti di musica hanno scoperto qualcosa di curioso: i più grandi pirati sono quelli che spendono di più.

Se pirati musica per tutta la notte, è probabile che tu sia una delle poche persone che vanno anche nei negozi (le ricordate?) durante il giorno.
Probabilmente vai ai concerti nel fine settimana ed è probabile che acquisti musica da catalogo.
Se sei un membro della tribù della red-hot-music farai un sacco di cose che hanno a che fare con la musica, da cantare sotto la doccia, a pagare al mercato nero i rari bootleg in vinile dell’Est Europa con le cover della tua band death-metal preferita.

Lo stesso vale per i libri.
Ho lavorato nei nuovi bookstores, utilizzato biblioteche e librerie. Ho bazzicato nei luoghi pirata on-line di ebook (“bookwarez”).  Sono un drogato marcio di librerie e vado alle fiere del libro per divertimento. E sapete una cosa?
C’è la stessa gente in tutti questi posti: appassionati di libri che fanno un sacco di cose che hanno a che fare con i libri.
Ho acquistato edizioni pirata strane e fottutamente brutte dei miei libri preferiti in Cina perché sono strane e fottutamente brutte e stanno davvero bene vicino alle otto o nove edizioni che ho pagato a prezzo pieno degli stessi libri.
Acquisto libri della biblioteca, cerco in google quando ho bisogno di un preventivo, ne carico decine sul mio telefono cellulare e centinaia sul mio portatile, e ne ho (di questi scritti) più di 10.000 in depositi di stoccaggio di Londra, Los Angeles e Toronto.

Se potessi prestare i miei libri fisicamente senza rinunciare al possesso degli stessi, lo farei.
Il fatto che posso farlo con i file digitali non è un bug, è un optional e un’ottima dannata cosa.

E’ imbarazzante vedere tutti questi scrittori e musicisti e artisti piagnucolanti per il fatto che l’arte ha acquisito questa empia nuova funzionalità: la possibilità di essere condivisa, senza perdere l’accesso ad essa.
E ‘come guardare i ristoratori piangersi addosso a causa delle nuove macchine gratuite da pranzo che nutrono gli affamati del mondo, perché questo li costringerà a riconsiderare i loro modelli di business.
Si, sarà complicato, ma cerchiamo di non perdere di vista l’attrazione principale: pranzi gratis!
L’accesso universale alla conoscenza umana, è nelle nostra mani, per la prima volta nella storia del mondo “
.

———–

PS:
*Cory Doctorow (Toronto, 17 luglio 1971) è un giornalista, scrittore e noto blogger (coeditore del famoso blog Boing Boing) canadese. È un attivista in favore delle leggi che liberalizzano il copyright e sostenitore delle licenze Creative Commons. La maggior parte dei suoi libri sono scaricabili gratuitamente da Internet. http://it.wikipedia.org/wiki/Cory_Doctorow

**Neil Richard Gaiman (Portchester, 10 novembre 1960) è un autore di fumetti, scrittore, giornalista e sceneggiatore televisivo e radiofonico britannico. Nel corso di quasi vent’anni di attività, Neil Gaiman è stato uno degli scrittori di punta del fumetto contemporaneo, e oggi è autore di best-seller in ambito narrativo. http://it.wikipedia.org/wiki/Neil_Gaiman

PPS: La frase in rosso rappresenta una delle più brevi, belle, chiare e convincenti descrizioni del P2P che abbia mai letto 😉

Articolo originale: http://blog.p2pfoundation.net/the-biggest-pirates-are-the-biggest-spenders/2009/08/03
Traduzione a cura di yanfry per Scambioetico

Makers: La minaccia per autori ed editori

Filed under: Ebook — yanfry @ 10:36
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[L’introduzione a Makers, l’ultimo romanzo di Cory Doctorow, è un’ottima spiegazione di quel che l’autore pensa dell’editoria presente e delle possibilità che offre alla persona autrice. Makers è stato pubblicato in USA Canada UK, ed è disponibile contemporaneamente come ebook gratuito senza che questo ostacoli le edizioni a stampa. La traduzione è mia – Jan Reister]

A proposito di questo ebook – di Cory Doctorow

C’è un pericoloso gruppo di attivisti anti-copyright che rappresenta una minaccia grave ed impellente per il futuro di autori ed editori. Non rispettano né la proprietà né le leggi. In più, sono potenti ed organizzati, e riescono a farsi ascoltare dai politici e dalla stampa.

Parlo ovviamente degli uffici legali degli editori di ebook.

Queste persone non credono nella legge sul diritto d’autore. La legge sul copyright dice che quando compri un libro, è di tua proprietà. Puoi regalarlo, prestarlo, darlo in eredità ai tuoi discendenti o donarlo al più vicino dormitorio per senzatetto. Possediamo libri da molto più tempo prima di quando abbiamo iniziato a stamparli. La legge sul diritto d’autore ha sempre riconosciuto il tuo diritto a possedere i tuoi libri. Quando vengono scritte le leggi sul copyright – da politici eletti, per il bene pubblico – esse tutelano sempre questo diritto.

Gli editori di ebook però non rispettano la legge sul diritto d’autore, e non credono che tu abbia diritto al possesso dei tuoi beni. Al suo posto, dicono che quando “compri” un ebook, in realtà stai solo comprando una licenza per quel libro, e che la legge sul copyright è superata dalle migliaia di parole farsesche ed ingiuriose dell’accordo di licenza su cui fai clic quando completi la transazione d’acquisto. (Certo, il pulsante sul sito dice “Compra questo libro” e parlano di “vendite di ebook” alle conferenze – nessuno dice “Licenzia questo libro per il tuo Kindle” o “Le licenze totali per gli ebook sono cresciute cento volte dallo 0.00001% di tutte le edizioni allo 0.0001%”)

Che vadano all’inferno. L’hai comprato, è tuo. Credo nella garanzia di proprietà dei tuoi libri data dalla legge sul copyright.

Perciò possiedi questo ebook. L’accordo di licenza […] è di Creative Commons e ti dà ancora più diritti di un libro normale. Ogni sua parola è un regalo, non un sequestro. Goditela.

Cosa voglio da te in cambio? leggi il libro. Dillo ai tuoi amici. Fai una recensione su Amazon o alla tua libreria vicino casa. Portalo al tuo circolo di lettura. Fallo leggere ai tuoi studenti (quelli più grandi per favore – quella scena di sesso è tosta) (adesso sei attento, vero?). Come scrisse Woody Guthrie:

“Questa canzone è sotto il Sigillo di Copyright n.154085 delle leggi degli Stati Uniti, per un periodo di 28 anni, e chiunque venga sorpreso a cantarla senza il nostro permesso sarà un nostro grande amico, perché con ce ne importa nulla. Pubblicala, scrivila, cantala, ballala, cantaci uno yodel. Noi l’abbiamo scritta, è tutto quel che volevamo fare.”

Già. Inoltre, se ti piace, compralo o regala una copia ad un’ente meritevole e privo di fondi.

Perché lo faccio? Perché il mio problema non è essere piratato, ma essere sconosciuto (grazie Tim O’Reilly per questo fantastico aforisma). Perché gli ebook gratuiti vendono libri stampati. Perché mi sono fotocopiato anche il c**o quando avevo 17 anni e sono cresciuto spendendo praticamente ogni cent disponibile in libri quando sono diventato grande. Perché non posso impedirti di condividerlo (gli zero e gli uno non diventeranno più difficili da copiare); e perché i lettori hanno sempre condiviso il libri che amano, e quindi posso chiederti di unirti alla causa.

Da quando avevo sei anni ho sempre sognato di scrivere romanzi di fantascienza. Ora lo faccio davvero. E’ un sogno realizzatosi, come fare da grande il cowboy o l’astronauta, tranne che non vieni vessato dai rancher e non devi restare 28 ore sulla rampa di lancio col pannolone. L’idea che possa infastidirmi quando le persone – i lettori celebrano ciò che scrivo è incredibilmente assurda.

Quindi scarica questo libro.

Alcune regole:

E’ tradizione qui che i lettori convertano i miei ebook nel loro formato preferito e me li spediscano, ed è bello! Se hai convertito in un altro formato i file, inviameli […] e li pubblicherò, ma prima leggi questo:

* […] Niente copertine. Il testo del libro è liberamente copiabile, la copertina non proprio. Ne controlla i diritti il mio editore, quindi non inserirla nel file.
* Niente DRM. La licenza Creative Commons proibisce la condivisione del file con “DRM” (detto anche “protezione da copia”), e per me è bene così. Non mandarmi il libro con del DRM. Se converti ad un formato che ha l’opzione DRM, controlla di averla disabilitata.

Una parola a insegnanti, bibliotecari e persone che vogliono regalarmi dei soldi

Ogni volta che metto online gratis un libro, ricevo delle email da lettori che vogliono fare una donazione. Apprezzo la generosità di spirito, ma non mi interessano le donazioni in denaro, perché i miei editori sono davvero molto importanti per me. Essi danno un contributo enorme al libro, lo migliorano, lo offrono ad un pubblico che non potrei mai raggiungere, mi aiutano a fare di più col mio lavoro. Non ho intenzione di tagliarli fuori dal giro.

Ma ci deve essere un modo per mettere a frutto questa generosità e forse l’ho trovato.

Ecco come: ci sono tanti insegnanti e bibliotecari che vorrebbero mettere delle copie di questo libro tra le mani dei loro studenti e frequentatori, ma non hanno i fondi per farlo.

Ci sono persone generose che mi vogliono spedire dei soldi per dirmi grazie dei libri gratis.

Propongo di farli incontrare.

Se sei un insegnante o un bibliotecario e vuoi una copia gratuita di Makers, scrivi a freemakers@gmail.com col tuo nome, il nome e l’indirizzo della tua scuola. Verrà pubblicato qui sotto dalla mia fantastica assistente, Olga Nunes, perché potenziali donatori lo possano vedere.

Se ti è piaciuta l’edizione elettronica di Makers e vuoi donare qualcosa per dire grazie, controlla qui sotto per trovare un insegnante o una biblioteca da sostenere. Poi vai su Amazon, BN.com o la tua libreria online preferita ed ordina una copia per loro, invia una copia della ricevuta (se vuoi cancella il tuo indirizzo ed altre informazioni personali) a freemakers@gmail.com così Olga segnerà la copia come spedita. Se non vuoi essere ringraziato pubblicamente per la tua generosità, diccelo e ti terremo anonimo, altrimenti sarai ringraziata sulla pagina delle donazioni.

Vai a http://craphound.com/makers/donate per insegnanti, bibliotecari ed altre persone simili che cercano donazioni.

Fonte: http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com/2009/11/cory-doctorow-makers.html

23 dicembre 2009

Content: Selezione di saggi sulla tecnologia, la creatività, il copyright

Filed under: Ebook — yanfry @ 23:27
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Content è la prima collezione di scritti di Cory Doctorow: dai discorsi più irriverenti tenuti in varie conferenze – a partire da quello alla Microsoft, cui chiede di smettere di trattare i propri clienti come criminali applicando assurdi DRM – ad articoli per Forbes, Locus, InformationWeek e The Guardian sul copyright, sui libri digitali e sul rapporto tra conoscenza e nuove tecnologie.

Un concentrato di idee, spunti e riflessioni su cosa siamo abituati a considerare “contenuto” e sul ruolo della tecnologia e del diritto d’autore riguardo alla diffusione delle informazioni.

Indice

  • Introduzione per Content
  • Discorso al gruppo di ricerca Microsoft sui DRM
  • La fabbrica di wurstel del DRM
  • I giochi dell’Happy Meal contro il copyright
  • Perché Hollywood gira un sequel delle guerre di Napster?
  • Voi adorate leggere dallo schermo del computer
  • Come proteggete gli artisti?
  • È l’Information Economy, stupido
  • I download fanno male ad Amazon
  • Qual è il diritto più importante dei creatori?
  • Distribuire gratuitamente ebook
  • I libri di fantascienza sono gli unici a venire rubati su Internet
  • In che modo il copyright ha fallito
  • Elogio della fanfic
  • Metaschifezze
  • Amish pro QWERTY
  • Ebook: ovvero né E né book
  • Ebook gratuiti ed economici
  • L’apocalisse progressista e gli altri diletti futuristi
  • Quando la Singolarità è più di uno strumento letterario
  • Wikipedia
  • Warhol si rivolta nella tomba
  • Il futuro dell’ignorare
  • Facebook perde la faccia
  • Il futuro del sistema immunitario di Internet
  • Tutti gli ecosistemi complessi hanno dei parassiti
  • LEGGETE ATTENTAMENTE
  • World of Democracycraft
  • Città di spie
  • L’autore
  • John Perry Barlow

Cory Doctorow

Romanziere vincitore di alcuni premi letterari, un attivista, un blogger, e un giornalista: Cory Doctorow è il co-redattore di Boing Boing, uno dei blog più popolari del mondo, e ha collaborato con il New York Times Sunady Magazine, The Economist, Forbes, Popular Science, Wired, Make, InformationWeek, Locus, Salon, Radar e molte altre riviste, quotidiani, e siti Web. Doctorow è stato Direttore Europeo della Electronic Frontier Foundation e ha preso parte a molte stipulazioni di contratti, alla produzione di norme via legislativa, e a battaglie normative e legali in tutti i paesi del mondo. Nel 2006/2007, inaugurò la Fulbright Chair in Diplomazia Pubblica all’Annenberg Center dell’Università della California del Sud. Nel 2007, è stato anche definito come uno dei “giovani leader globali” del forum del mondo economico e uno tra le prime 25 “Web Celebrities” della rivista Forbes. Nato a Toronto, in Canada, nel 1971, si è ritirato quattro volte dall’università. Ora vive a Londra, in Inghilterra, con la moglie e la figlia piccola, dove fa del suo meglio per eludere le onnipresenti telecamere di sorveglianza mentre gira per il mondo, parlando di copyright, di libertà e di futuro.

John Perry Barlow

Co-fondatore (e l’attuale co-presidente) della Electronic Frontier Foundation, è stato il primo ad applicare il termine “cyberspazio” al “luogo” che ora descrive. Barlow ha scritto per molte e disparate pubblicazioni, incluse Mondo 2000, il New York Times, Utne Reader, e per il Time. Ha avuto un ruolo importante nella rivista online Wired sin dalla sua fondazione. Il suo articolo sul futuro del copyright “The Economy of Ideas”, è studiato in molte facoltà di legge e la sua “Declaration of the Indipendence of Cyberspace” è pubblicata su diversi siti Web. Nel 1997 Barlow era un ricercatore all’istituto di politica di Harvard e dal 1998 è stato un ricercatore del Berkman Center per la facoltà di legge di Harvard. Lavora attivamente con diversi gruppi di consulenza, inclusi il Diamond Technology Partners, Vanguard e Global Business Network. Scrive, parla e fornisce consulenze su un’ampia varietà di materie, in particolare sull’economia digitale. Barlow vive nel Wyoming, a New York, a San Francisco, per la strada e nel cyber-spazio.

Fonte: http://www.apogeonline.com/libri/9788850310852/scheda

15 dicembre 2009

Cory heart (Wittgenstein)

Cory Doctorow è a Milano per “Meet the media guru”, una serie di incontri con i protagonisti del mondo digitale e di internet. Doctorow è il fondatore di uno dei blog più seguiti del mondo – si chiama Boing Boing – e uno scrittore e giornalista, molto impegnato sul fronte della revisione del rapporto col diritto d’autore. I suoi libri vengono pubblicati con licenze chiamate “Creative Commons”, per cui chiunque può riprodurli e usarli gratuitamente se non a scopo di lucro.
“Che le cose non possono più seguire le regole di un tempo lo stanno capendo anche nelle grandi corporations: alla Disney e in alcune case discografiche di recente ho sentito persone con un nuovo atteggiamento sul copyright. Ma aggiornare gli atteggiamenti consolidati richiede un po’ di tempo. Io faccio spesso l’esempio dell’Inghilterra vittoriana in cui era proibito masturbarsi, per legge. Era un reato: eppure le persone lo facevano, e a un certo punto la società e le regole ne hanno preso atto. Lo stesso sta avvenendo rispetto ai download che vengono considerati violazioni del diritto d’autore”.
Pensi che il download di musica e film protetti da copyright non debba essere perseguito, malgrado sia reato, o che non debba più essere reato?
“Io credo che la strategia minacciosa e poliziesca nei confronti dei ragazzi e dei fans si sia dimostrata perdente anche per i suoi stessi sostenitori. E credo che debba essere chiaro che questi comportamenti non sono dannosi: perché l’accesso universale ai contenuti è una ricchezza e ci migliora, e perché consente nuove forme di sussistenza delle opere creative”.

Ovvero quali?
“Ci sono molte possibilità, e alcune già attive. Le grandi corporations che gestiscono i prodotti dell’ingegno devono cominciare a far pagare meno l’accesso, e a far pagare dei forfait o degli abbonamenti cumulativi, piuttosto che per i singoli prodotti. C’è un mercato molto più grande, adesso. E il passaparola lo aiuta ulteriormente”.
E credi che il business potrà tornare a essere quello di prima della rivoluzione?
“No, nel senso che non ci saranno più pochi grandi che otterranno guadagni enormi, come avveniva per la musica. Ma sarà lo stesso un business, un altro tipo di business, con guadagni più distribuiti e meno spese di intermediazione”
E cosa pensi invece della crisi dei grandi giornali di carta?
“Che alle persone interessa poco cosa succede ai grandi editori: alle persone interessa il giornalismo, non i giornali. Anche gli agenti di viaggio stanno scomparendo, ma non smetteremo di viaggiare. Il buon giornalismo sta trovando altri modi di espressione”.

Altre cose che mi ha detto Cory Doctorow che non sono state nelle lunghezze della Gazzetta:
“Per le news la questione è diversa, e la discussione sul diritto d’autore non c’entra. I fatti non hanno copyright”
“Il New York Times ha cambiato modalità d’accesso troppe volte: a un certo punto l’archivio non era più accessibile gratis, e i blog non lo linkavano più, e hanno cominciato a riferirsi ad altre fonti di news, come la BBC. Con meno links in circolazione, il New York Times è sceso nei risultati di Google. Hanno perso un treno”
“I social network per me sono importanti perché il passaparola aiuta i libri e anche i miei libri. Ma i social network incasinano la corteccia cerebrale. Facebook è la pornografia del sociale. Si nutre di se stesso e di quantità, più che di qualità. Queste cose perdono di senso quando il tuo boss che non sopporti ti chiede di essere tuo amico. E no, non è una buona cosa essere amici di tutti: ci sono anche brutte persone, in giro. Un conto è essere amichevoli, un conto essere amici. Bisogna essere amichevoli e gentili con tutti, ma amici no”.
“Chiudere i gruppi a favore della mafia? Perché, è un reato uscire per strada e dire “mi piace la mafia”? Dici sul serio che da voi è un reato dire “hanno fatto bene ad ammazzare quello”? La risposta alle pessime opinioni è più libertà di opinione, non meno”

Fonte:  http://www.wittgenstein.it/2009/03/08/cory-heart/

Meet The Media Guru, intervista a Cory Doctorow: Obama, Creative Commons e controllo di stato

Ieri ve lo abbiamo anticipato e oggi pubblichiamo l’intervista a Cory Doctorow che stasera alle 19 (6.3.2009, ndr) sarà a Milano presso la Mediateca Santa Teresa ospite di Meet the Media Guru.

Abbiamo incontrato Cory, co-autore di BoingBoing, in arrivo da Londra, dove vive insieme alla moglie Alice Taylor e alla figlia Poesy Emmeline Fibonacci Nautilus Taylor Doctorow.

Lo vedrete: è un blogger sui generis, dotato di originalità e straordinaria capacità di argomentazione. Non aspettatevi un’intervista convenzionale, nessun luogo comune. Abbiamo parlato di politica 2.0 e della vera innovazione portata da Obama (che non consiste, a sorpresa, nell’uso di Twitter o Facebook in campagna elettorale); dello stato dell’arte e dei modelli di business da sviluppare nell’era dei social network, a favore dei Creative Commons e in aperta critica con i DRM.

E poi la privacy e il controllo della Rete: quali sono i paradossi della tutela della protezione dei dati personali che lo Stato vuole imporci, senza peraltro garantire l’obiettivo di sicurezza che giustifica le telecamere a ogni angolo della strada o la censura sul Web?

Se volete a different point of view, guardate la video intervista (eng). Sotto trovate una libera traduzione in italiano della prima parte.

Obama e l’innovazione politica.

Il vero cambiamento che ha portato non consiste nell’uso di Twitter o dei social network, ma nella creazione del sistema di machine-readable data voluto dal governo con i feed rss in modo che i disegni di legge e il monitoraggio della spesa pubblica possano essere mostrati agli elettori.

Sembrerà ironico, ma credo che l’Europa sia più avanzata da questo punto di vista. Non parlo dell’Unione, ma dei singoli governi, tra cui l’Inghilterra dove gli hackers hanno prelevato le poche informazioni che il governo ha messo a disposizione e le rese machine readable, senza chiedere permesso. Possiamo dire che gli hacker lavorino per noi.

Stato e copyright.

In America la legge stabilisce che nulla di ciò che viene emanato dal governo è soggetto a diritto d’autore, perché appartiene ai cittadini, è fatto per loro. In Europa invece esiste il copyright parlamentare, per cui il materiale appartiene al governo incluse cartine geografiche, statistiche pubbliche e altre informazioni che sono di proprietà dello stato.

Sarebbe bello se i parlamentari europei fossero più tecnologici, Ma i deputati inglesi, ad esempio, o i parlamentari europei sono spesso burocrati tra i burocrati. E’ ovvio che i più anziani siano più resistenti alla tecnologia. Ad esempio, non ci sono certo giovani deputati tecnologici a Bruxelles…

Sui politici di oggi e il loro rapporto con gli elettori.

C’è una cattiva abitudine tra i politici. Quando tanti dei loro elettori esprimono un’opinione comune su uno stesso argomento non prestano loro molta attenzione. E pensano: 10.000 persone mi hanno scritto dicendomi tutte che non dovrei votare per quel disegno di legge. Visto che tutti mi hanno scritto nello stesso linguaggio, li considero come una persona sola. Penso che sia sbagliato. Penso che i politici se si sentono sopraffatti dal rapporto con gli elettori che li stanno bombardando con troppi fax, email e telefonate dovrebbero costruire un sistema che ci consenta di comunicare con loro in modo reale. Non dovrebbero dire “comunichiamo troppo con i nostri elettori”. Se hanno problemi a gestire le mail, che includano nel loro staff qualcuno che insegni loro a organizzarle in base all’oggetto e al mittente. E se fossero bene organizzati, potrebbero fare da ponte tra gli elettori.

Sul successo di BoingBoing:

Siamo arrivati prima di altri e usiamo molti link. Più linki e più sarai linkato. Poi scriviamo bene, abbiamo buon gusto, siamo molto severi e diligenti nella struttura dei titoli per ottenere un’ottima indicizzazione da parte dei motori di ricerca (es. evitiamo gli articoli all’inizio del titolo. Un titolo come “A funny thing” può funzionare su un giornale cartaceo, ma non sul Web perchè quando cerchi info sul politico locale, ecc. un titolo simile non ha nessun senso semantico).

Inoltre abbiamo stabilito che i lettori devono leggere come vogliono Boing Boing, aldilà dell’interesse economico. Innanzitutto, abbiamo preso tutti i post e li abbiamo messi in rss. Molti altri siti invece sono preoccupati con gli rss perché in questo modo i lettori non visitano la pagina e ne soffre la raccolta pubblicitaria.

Ma se le persone vogliono leggerci con i feed, non è affar nostro dire che stanno sbagliando. Li lasciamo leggere, e vedremo dopo come guadagnarci qualcosa; in e in questo modo accresce la nostra popolarità. Se non otterrò pubblicità perché leggono i feed rss, allora la avrò grazie ai link che mi portano altri 10 lettori. E se non succede, almeno sono stato onesto.

Fonte: http://hightech.blogosfere.it/2009/03/meet-the-media-guru-intervista-a-cory-doctorow-obama-creative-commons-e-controllo-di-stato.html

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