Cory Doctorow in Italiano

24 dicembre 2009

Quando il Creative Commons vende i libri

Filed under: Melting pot — yanfry @ 22:01
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Chi frequenta la rete ha buone probabilità di conoscere Cory Doctorow, eclettico canadese presente sul web sotto varie forme, tra cui quella di blogger, giornalista e scrittore. I suoi quattro romanzi (tra cui il nuovo Someone comes to town, someone leaves town), pubblicati dalla Tor Books, sono disponibili in rete e distribuibili secondo la licenza CC, pur senza disertare, parallelamente, gli usuali percorsi commerciali; con riferimento a paesi in via di sviluppo (ed esclusivamente al loro mercato), l’autore rende possibile stampa e vendita dei libri, ai sensi di un’apposita licenza Creative Commons.

The Book Standard si interroga su questa ed analoghe scelte editoriali, in apparente controtendenza rispetto ad interessi e politiche tradizionali; lo stesso Doctorow, sul suo sito, sgombra il campo dall’equivoco che vuole profitto e libera distribuzione due domini inconciliabili, spiegando come disponibilità e incentivi alla circolazione dell’opera siano strumenti vincenti anche in vista di uno sfruttamento economico:
“I do that for political and economic reasons: I think that the increased scope and duration of copyright are strangling free expression, privacy and innovation, and I think that enabling my fans to trade my words makes me more money. So I get to do the right thing and get paid, which is good.”
A supporto della teoria, i dati commerciali, con più di diecimila copie vendute – anche grazie alla stessa risonanza nel web – dell’opera prima Down and out, ben oltre gli standard dei debutti nel genere fantascientifico. Tra i vantaggi, non ultimo il rapporto fisico (non stupisca il concettuale ossimoro) col testo, svincolato dal supporto cartaceo come da protezioni elettroniche e fruibile secondo le virtualmente infinite modalità permesse dalla tecnologia, nell’ottica di un’editoria sempre più tesa al rapporto col lettore e alla fidelizzazione.

La libera distribuzione di un prodotto così legato, nell’immaginario, a supporti commercializzati, e la diffusione del fenomeno oltre i circuiti dell’autoproduzione, fino a sconfinare nelle terre dei grandi distributori, conduce all’inevitabile confronto col problema della pirateria, primo (?) deterrente alla pubblicazione online di opere multimediali: se gli effetti sul mercato musicale sono parte della cronaca quotidiana, la contraffazione di opere editoriali – pur essendo una realtà – si carica di complessità fisiologiche tali da rendere l’attività più rischiosa che remunerativa, soprattutto in mercati caratterizzati da larga reperibilità e costo relativamente congruo dell’opera originale. Se da una parte Doctorow ravvisa, nella singola riproduzione, più l’opera di un cultore che una minaccia ai profitti, dall’altra ritiene la diffusione “ufficiale” in rete uno strumento naturalmente idoneo a disincentivare investimenti criminosi, sterilizzando in nuce l’appetibilità dell’opera contraffatta.

Altri autori sembrano aver sposato le ragioni della libera distribuzione, a riprova di una tendenza che, oltre le ideologie e le questioni etiche, muove da pragmatiche valutazioni di marketing, imponendo una riflessione sull’impossibilità di prescindere, a dispetto delle inevitabili ritrosie, da un mercato così legato allo stato della tecnica, al quale i contenuti si dovranno giocoforza adattare.
The Book Standard cita Charles Stross e l’editore Baen Books, che offre una libreria gratuita, ottenendo ottimi risultati commerciali proprio a partire dai romanzi pubblicati in rete; in Italia, uno su tutti il collettivo Wu Ming, fucina di rara letteratura “da esportazione” ed esempio del fortunato incontro fra libera distribuzione e sacrosanto diritto al tornaconto economico, a conferma della forza meritocratica insita nella formula dell’editoria “a scatola aperta”.

Sul tema, un post dello stesso Doctrow.

Fonte: http://loscaffale.altervista.org/?p=86

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