Cory Doctorow in Italiano

24 dicembre 2009

Perché Hollywood gira un sequel delle guerre, di Napster?

Filed under: Ebook — yanfry @ 12:37
Tags: , , , , ,
Originariamente pubblicato su InformationWeek, 14 agosto 2007 – Cory Doctorow

Hollywood ama i sequel: in genere questi sono una scommessa sicura, dimostrano che state portando avanti un affare che ha già avuto successo. Ma dovreste essere svitati per girare un sequel di un disastroso fiasco: come Le Avventure di Pluto Nash o Town & Country.
L’insuccesso disastroso di Pluto Nash è stato praticamente indolore se paragonato allo sfacelo di Napster. Il disastro è avvenuto sei anni fa, quando l’industria discografica riuscì a far chiudere il servizio pionieristico di condivisione dei file, e ancora oggi non mostra segni di ripresa.

La cosa più disastrosa di Napster non è stata la sua esistenza, ma piuttosto la capacità dell’industria discografica di ucciderlo.

Il modello economico di Napster era compatibile con l’industria discografica: aumentava il capitale da investire, richiedeva una tariffa per l’accesso al servizio e poi pagava milioni di dollari alle etichette discografiche in cambio delle licenze delle loro opere. Certo, hanno mandato all’aria questo progetto senza il permesso delle etichette discografiche, ma non è poi così strano. Le case discografiche hanno fatto la stessa cosa un centinaio di anni fa, quando cominciarono a registrare gli spartiti musicali senza permesso, accrescendo il loro capitale, aumentando i loro profitti e, solo successivamente, stipulando un accordo per pagare i compositori delle opere con cui si erano arricchiti.

Il progetto Napster era plausibile. Avevano la tecnologia che è stata adottata più velocemente nella storia del mondo, conquistando 52.000.000 utenti in soli diciotto mesi – più di quanti avevano votato per il loro candidato nelle precedenti elezioni statunitensi! – e scoprendo, attraverso indagini, che una considerevole porzione di utenti avrebbe felicemente pagato dai 10 ai 15 dollari al mese per il servizio. Inoltre, Napster aveva un’architettura che includeva un gatekeeper che poteva essere usato per escludere gli utenti non paganti.

Le case discografiche si rifiutarono di trattare. Gli fecero causa e misero Napster in ginocchio. Bertelsmann ha acquistato Napster salvandolo dalla conseguente bancarotta, un esempio che è stato seguito da altri colossi della musica, come la Universal, che uccise MP3.com in tribunale, per poi portarsi a casa il cadavere a basso costo, usandolo come progetto interno.
Dopo questo, le case discografiche si presero un giorno libero: praticamente ogni compagnia fondata sul P2P affondò, e milioni di dollari vennero incanalati dalle aziende tecnologiche di Sand Hill Road con capitale da investire verso i membri della RIAA, utilizzando compagnie P2P e tribunali come conduttori.
Ma le case discografiche non erano in grado di sostituire questi servizi con alternative altrettanto interessanti. Misero in campo, invece, dei sostituti mediocri come PressPlay, con un catalogo limitato, prezzi elevati, e tecnologia anti-copyright (digital rights management o DRM) che infastidì milioni di utenti trattandoli come criminali invece che come clienti. Queste stupide imprese arrecarono un danno incalcolabile alle case discografiche e ai loro partner.

Basta guardare Sony: avrebbe potuto essere sopra al mucchio. Produce alcuni tra i migliori e meglio progettati oggetti di elettronica. Possiedono la più grande casa discografica del mondo. La sinergia sarebbe stata incredibile. I tecnici avrebbero progettato Walkman, l’ufficio addetto alla musica si sarebbe occupato dei cataloghi, e l’ufficio marketing li avrebbe venduti tutti.
Conoscete la barzelletta sull’Inferno europeo? Gli inglesi cucinano, i tedeschi sono gli amanti, gli italiani sono i poliziotti e i francesi stanno al governo. Nella Sony sembra che l’ufficio addetto alla musica stia progettando Walkman, l’ufficio marketing stia facendo i cataloghi e i tecnici dirigano le vendite. I lettori portatili della Sony – MusicClip e altri – erano così danneggiati dalla tecnologia anti-copia che non potevano neanche riprodurre gli MP3, e la selezione musicale dei servizi della Sony come PressPlay era anemica, costosa, e altrettanto impedita. Sony non è neanche più un nome importante nel mercato dei lettori portatili: il Walkman oggi si chiama iPod.

Naturalmente la Sony ha ancora la sua casa discografica, per ora. Ma le vendite sono in calo, sta vacillando a causa del disastroso “rootkit”[13] del 2005, che ha deliberatamente infettato otto milioni di CD musicali, compromettendo più di 500,000 reti di computer statunitensi, comprese quelle militari e governative, tutto per un tentativo (fallito) di fermare la copia dei suoi CD.
Gli utenti non erano disposti ad aspettare che la Sony e gli altri si svegliassero e offrissero loro un servizio che fosse così interessante, frizzante, e versatile come lo era Napster. Invece, si spostarono verso una nuova generazione di servizi come Kazaa e le varie reti Gnutella. Il modello di business di Kazaa era di stabilirsi oltre mare, sulla piccola isola polinesiana di Vanuatu, ed evitare intrusioni nei suoi sistemi con i suoi software, tenendo i suoi profitti fuori dalla portata di spyware truffatori. Kazaa non voleva pagare milioni di dollari per ottenere le licenze dalle case discografiche: utilizzarono il sistema legale e finanziario internazionale per confondere completamente i membri delle RIAA attraverso un quinquennio di folli profitti. La compagnia era praticamente al tappeto, ma i fondatori se ne andarono e crearono Skype e, successivamente, Joost.

Nel frattempo, dozzine di altri servizi sono nati con lo scopo di riempire il vuoto lasciato da Kazaa: AllofMP3, il noto sito russo, venne infine ucciso dall’intervento dell’Organizzazione del Commercio degli Stati Uniti e dal WTO, per rinascere il giorno dopo con un altro nome.
Sono trascorsi otto anni da quando Sean Finning ha creato Napster nella sua stanza del dormitorio al college. Otto anni dopo non esiste ancora un solo distributore autorizzato di musica che possa competere con l’originale Napster. Le vendite delle case discografiche sono in calo e le vendite di musica digitale non bastano a riempire il cratere. L’industria musicale si è ridotta ad appena quattro compagnie, e presto resteranno in tre se la EMI ottiene il regolare permesso di tirare i remi in barca.

Il film querelali-tutti-e-lascia-che-sia-Dio-ad-occuparsi-di-loro è stato un fallimento al botteghino, al videonoleggio e oltre mare. Allora per quale ragione Hollywood ne sta girando un remake?
YouTube, nel 2007 ha affrontato alcune situazioni simili a quelle capitate a Napster nel 2001. Fondato da una coppia di ragazzi in un garage, raggiunse un mirabile successo, pesantemente capitalizzato da ingenti guadagni. Il suo modello di business? Trasformare la popolarità in dollari e offrirne una parte agli aventi diritto di cui utilizzano i lavori. Si tratta di un piano storicamente solido: gli operatori del via cavo si sono arricchiti ritrasmettendo programmi senza permesso, e una volta ottenuto il successo commerciale, hanno negoziato per pagare questi copyright (esattamente come le case discografiche hanno negoziato con i compositori dopo che si erano arricchite vendendo album contenenti quelle composizioni).

YouTube ‘07 ha un’altra cosa in comune con Napster ‘01: le multinazionali dell’intrattenimento l’hanno citato in giudizio.
Solo che, in questo caso non sono scese in campo (solo) le case discografiche. Emittenti, case cinematografiche, e gente comune che crea file audio e video si stanno facendo avanti. Di recente ho incontrato un impiegato della NBC che mi ha raccontato che, secondo lui, una severa e punitiva sentenza legale avrebbe mandato all’industria tecnologica il messaggio di non fornire più questo tipo di servizi.
Speriamo si sbagli. Google – il proprietario di YouTube – è una compagnia adulta, insolita nell’industria tecnologica, solitamente popolata da aziende create da adolescenti. Hanno parecchi soldi e un serio interesse nel mantenerli. Vogliono dialogare con i detentori dei diritti dei file audio e video per arrivare a un accordo. Sei anni dopo la sentenza Napster, questo tipo di volontà è di poco aiuto.

La maggior parte delle “compagnie” tecnologiche interessate a commercializzare materiale audio e video preso da Internet non hanno alcun interesse nel dialogare con le case cinematografiche. Non sono né confusi progetti open source (come mythtv, un iper-TiVo gratuito che è in grado di omettere la pubblicità, scaricare e condividere video, ed è aperto a chiunque voglia modificarlo e migliorarlo), né anarchici politicamente motivati (come ThePirateBay, un sito svedese con un server Bit-Torrent tracker con mirror in tre paesi con sistemi legali non-interoperabili, da dove rispondono con avvisi legali con lettere sarcastiche e blasfeme che in seguito pubblicano online), o veri e propri criminali come i venditori di merce contraffatta che usano il P2P per diffondere i loro DVD contraffatti.

Non si tratta solo di YouTube. TiVo, pioniere della registrazione video digitale privata, percepisce la stretta, finendo con l’essere tagliato fuori dal mercato del digitale sia via cavo che via satellite. I loro sforzi per aggiungere un servizio gestito TiVoToGo vennero attaccati dai detentori dei diritti che imposero al FCC di bloccarli. Gli addetti al via cavo/satellite e gli studios preferirebbero che gli utenti passassero al loro pacchetto PVR correlato al servizio TV.
I box sono di proprietà delle compagnie del via cavo/satellite che hanno l’assoluto controllo su questi dispositivi. La Time-Warner è famosa per aver cancellato a distanza episodi di spettacoli memorizzati subito prima dell’avvento del DVD, e molti operatori hanno cominciato a utilizzare “flags” che avvisavano le apparecchiature di non permettere l’utilizzo del comando avanti-veloce, o per prevenire la registrazione completa.

La ragione per cui YouTube e TiVo sono più popolari di ThePirateBay e mythtv è che i primi sono il metodo più veloce per gli utenti di ottenere ciò che vogliono: i video che vogliamo nel modo che vogliamo. Utilizziamo questi servizi in quanto sono simili a Napster: semplici, ben strutturati e funzionali.
Ma se l’industria dello spettacolo esclude queste apparecchiature, ThePirateBay e mythtv sono già pronti a sostituirle, pronti ad accoglierci a braccia aperte. ThePirateBay ha già annunciato che lancerà un concorrente per YouTube senza plug-in, da visualizzare tramite il browser stesso. Molti imprenditori stanno tentando di alleviare il dolore e cercando di creare il proprio box simile a quello di mythtv. L’unica ragione per cui esistono barriere alla diffusione di BitTorrent e mythtv è che per nessuno valeva la pena investire in questi progetti al fine di abbatterle. Ma una volta uccisi i concorrenti di questi servizi, state attenti.

La questione è semplice: gli utenti non vogliono usufruire di servizi con diritti limitati. Non vogliamo essere bloccati mentre utilizziamo dispositivi autorizzati nel modo corretto. Non lo abbiamo mai voluto: noi siamo i discendenti spirituali dei sostenitori degli album registrati “illegalmente” e della Tv via cavo “illegale”. Questo tipo di richiesta non scomparirà.
Non esiste nessuna scusa plausibile per lanciarsi nella produzione di un sequel delle guerre di Napster. Abbiamo visto quel film. Sappiamo come finisce. Ogni Natale, leggiamo articoli in cui si dice che questo è stato il Natale peggiore di sempre per la vendita di CD. Sapete una cosa? Le vendite dei CD non miglioreranno mai. I CD sono stati resi obsoleti dalla distribuzione di musica via Internet e l’industria discografica si è chiusa fuori con le sue mani dall’unico proficuo e popolare sistema di distribuzione di musica fin ora inventato.
Compagnie come Google/YouTube e TiVo sono rare: produttori di tecnologia che vogliono stipulare accordi. Devono essere trattate con i guanti dall’industria dello spettacolo, non processate.

(Grazie a Bruce Nash e The-Numbers.com la loro assistenza nelle ricerche per questo articolo.)
[13]Programma creato per avere il controllo completo sul sistema senza bisogno di autorizzazione da parte dell’utente o dell’amministratore [N.d.T.].

Fonte: http://www.librishop.it/aree/?p=260
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/

Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: