Cory Doctorow in Italiano

21 dicembre 2009

Nimby e i Saltatori Dimensionali

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Italian Translation, 2006, by Giovanni Ella

Titolo originale Nimby and the dimension hoppers – http://craphound.com/?p=118

Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/

Nimby e i Saltatori Dimensionali

di Cory Doctorow


Non fraintendetemi – mi piace la natura incontaminata. Mi piacciono i cieli blu e sereni e la mia citta’ senza il frastuono delle macchine e dei martelli pneumatici. Non sono un tecnocrate. Ma porca miseria, a chi non piacerebbe un’arma personale totalmente
automatica, con guida al laser, penetrazione balistica e autoricaricante?
Bella modo di metterla, eh? L’ho finalmente imparata a memoria in una notte, da uno dei
saltatori, mentre era in piedi nella mia camera da letto e puntava il suo cannone addosso a
un altro saltatore, enumerando i suoi tanti lati positivi: “Questa e’ una blah-blah-blah a
guida laser. Gettate le armi e mettete le mani dietro la testa blah-blah-blah.” Avevo sentito
quel dialogo quasi ogni giorno nel corso di quel mese, ogni volta che i saltatori
dimensionali si erano catapultati in casa mia, l’avevano sforacchiata, avevano spaccato le
mie finestre, si erano buttati per strada, e si erano inseguiti l’un l’altro su e giu’ per il mio
povero villaggio, devastando tutto, mutilando i passanti e infine attraversando un varco
verso un’altra dimensione per continuare la’.
Stronzi.
Tutto quello che potevo fare era mantenere casa mia ben nutrita di sabbia per sostituire le
finestre. Qualche altra invasione di saltatori e sarei stato costretto a far uscire le sue
gambe e trasferirmi in spiaggia. E comunque, perche’ diavolo toccava sempre a casa mia?
Non sarei riuscito a tornare a dormire, quel poco era sicuro. Il vento autunnale che
soffiava attraverso la finestra spaccata portava un fragranza di acero e fieno e ricca
decomposizione, ma era anche abbastanza freddo da trasformare il mio respiro in vapore
e farmi venire la pelle d’oca da capo a piedi. Inoltre, il casino che stavano facendo nella
piazza era assordante, tutto tuoni supersonici e urla di case ferite. Una volta arrivata la
mattina i casalinghi avrebbero avuto il loro bel da fare.
Quindi trovai una vestaglia e delle pantofole e inciampicai fino in cucina, presi del caffe’ da
uno dei capezzoli e del latte da uno degli altri, e aspettai che il rumore si allontanasse fino
ai campi di biciclette prima di uscire e bussare alla porta di Sally.
La finestra della sua stanza da letto si spalanco’ e lei si sporse fuori. “Barry?” chiamo’.
“Si,” risposi, mentre le nuvole di respiro condensato oscuravano la sua faccia intontita dal
sonno. “Fammi entrare – sto congelando.”
La finestra si chiuse e un momento dopo la porta si apri’. Sally aveva un piumino pesante
attorno alle spalle come uno scialle, e sotto, una vestaglia sformata che arrivava ai suoi
lunghi piedi nudi. Sally e io avevamo avuto una storia, una volta. Era stata abbastanza
seria da farci unire le case e i letti. Arricciava sempre le dita dei piedi quando le facevo il
solletico. Siamo ancora amici – Cristo, le nostre case sono ancora una di fianco all’altra –
ma non le ho fatto arricciare le dita dei piedi da un paio d’anni.
“Gesu’, non e’ possibile che siano davvero le tre del matino, no?” disse mentre passavo
oltre di lei verso il calore della sua casa.
“E’ possibile e lo e’. I tutori della legge transdimensionali non conoscono orari umani.”
Crollai sul suo divano e misi i piedi sotto di me. “Ne ho avuto piu’ che abbastanza di
questa roba,” dissi, massaggiandomi le tempie.
Sally mi affondo’ accanto e mi butto’ sopra il suo piumino, prima di stringermi una spalla.
“Sta pesando a tutti noi. I Jefferson si trasferiscono. Si sono tenuti in contatto con i loro
cugini alle cascate del Niagara, e dicono che li’ di saltatori quasi non ce ne sono. Ma
quanto durera’, mi chiedo?”
“Oh, non lo so. I saltatori potrebbero andarsene domani. Non sappiamo se rimarranno per
sempre.”
“Ma certo che lo sappiamo. Non si puo’ rimettere il genio nella lampada. Adesso hanno i
saltatori-d – non c’e’ versi che non li usino.”
Non dissi niente, limitandomi a guardare attentamente il mosaico astratto che copriva il
muro del suo salotto: pezzi molto vicini di alluminio di scarto, plastiche troppo astruse per
darle da mangiare anche alle case piu’ rudi, pezzi di vetrate e vinile raggrinzito.
“E’ diverso,” lei disse. “abbiamo mandato a quel paese la tecnocrazia perche’ avevamo
trovato qualcosa che funzionava meglio. Nessuno ha deciso che fosse troppo pericolosa e
che andasse eliminata per il nostro stesso bene. E solo divenuta…obsoleta. E niente
rendera’ i saltatori-d obsoleti per quei tizi.” Fuori sulla piazza, gli scoppi continuarono,
punteggiati dai rumori peristaltici delle case che se la davano a gambe. La casa di Sally
ebbe un tremito di simpatia ,e il mosaico oscillo’.
Tenni la tazza lontana dal piumino mentre il caffe’ si rovesciava oltre il bordo e sul
pavimento, prima che la casa lo bevesse avidamente.
“Niente caffeina!” disse Sally mentre cercava di assorbire il caffe’ con le calze che aveva ai
piedi. “Altrimenti la casa mi diventa tutta nervosa.”
Aprii la bocca per dire qualcosa in merito alle teorie bislacche di Sally su come mantenere
una casa, ma poi la porta salto’ per aria dai cardini. Un saltatore con una stravagante
armatura tecnocrate rotolo’ nel soggiorno, si alzo’, fece partire tre colpi nella direzione
generale della porta (uno la perforo’, gli altri due sparsero carne di casa e bruciature sul
muro intorno ad essa).
Sally e io levitammo dai nostri posti e ci buttammo dietro al divano mentre un altro
saltatore entrava rotolando dalla porta e rispondeva al fuoco, mancando il suo avversario
ma in compenso spazzando via il mosaico. Il mio cuore mi martellava dentro al petto, e
tutti i miei altri cliches si trasferirono nelle mie parti basse.
“Stai bene?” urlai sopra il baccano.
“Credo,” disse Sally. Un pezzo di plastica appuntito era conficcato nel muro a qualche
centimetro dalla sua testa, e le sua casa si stava lamentando.
Un colpo casuale di tuono elettrico fece prendere fuoco al divano, e ce la demmo a
gambe. Il secondo pistolero stava ritirandosi di fronte alla serie di colpi del primo, il quale
stava nel contempo eseguendo delle manovre acrobatiche meccanicamente assistite
attorno al salotto e evitando i colpi sparati verso di lui. Il secondo uomo riusci’ nella fuga,
e il primo rimise l’arma nella fondina prima di voltarsi verso di noi.
“Scusate il casino, gente,” disse, attraverso la sua visiera.
Era senza parole. Sally, invece, si mise una mano intorno all’orecchio e urlo’ “Cosa?”
“Mi dispiace” disse l’uomo.
“Cosa?” ripete’ Sally. Si volto’ e disse “Ma tu capisci quello che dice?” Mi fece l’occhiolino
con l’occhio che era nascosto all’uomo.
“No,”dissi, lentamente. “Non capisco una parola.”
“Mi dispiace,” disse quello di nuovo, piu’ forte.
“Noi! Non! Ti! Capiamo!” disse Sally.
L’uomo si alzo’ la visiera con aria esasperata e disse “Mi dispiace, va bene?”
“Non quanto ti dispiacera’ fra un attimo,” disse Sally, e gli ficco’ un pollice in un occhio. Lui
urlo’ e alzo’ le mani verso la faccia nello steso momento in cui Sally gli portava via l’arma.
Batte’ il calcio contro il suo elmo per attirare la sua attenzione, e poi indietreggio’, tenendo
sempre la bocca dell’arma puntata verso di lui. Il pistolero la guardava con crescente
comprensione, alzando le mani, intrecciando le dita dietro la testa e blah blah blah.
“Stronzo,” disse lei.
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Il suo nome era Larry Roman, il che spiegava la parola “ROMAN” che era scritta su ogni
pezzo della sua armatura. Togliergliela di dosso fu peggio che sgusciare un’aragosta, e ci
copri’ di insulti per tutto il tempo. Sally tenne l’arma puntata su di lui, impassibile, mentre
staccavo il carapace sudato e lo legavo ai polsi e alle caviglie.
La casa di lei era ferita gravemente, e non pensavo che ce l’avrebbe fatta. Di certo il fatto
che i muri stessero impallidendo verso un bianco dall’aspetto malato non prometteva
bene. Il saltatore-d era un congegno curioso e complesso, un pezzo romboidale di metallo
– titanio?- delle dimensioni di un avambraccio e coperto di un curioso strato di controlli
stampati. Lo posai con attenzione, non volendomi trovare per caso trasportato in un
universo parallelo.
Roman mi guardava dall’occhio buono – quello colpito da Sally era gonfio e chiuso – con
una mistura di risentimento e preoccupazione. “Non ti preoccupare,” dissi. “Non mi
mettero’ a giocarci.”
“Perche’ state facendo questo?” disse.
Inclinai la testa verso Sally. “E’ il suo show,” dissi.
Sally diede un calcio al suo divano. “Hai ucciso casa mia,” disse. “Voi stronzi continuate a
venire qui e a sparare a tutto, senza pensare per un secondo alla gente che vive qui –”
“Che vuoi dire, ‘continuiamo a venire qui?’ Questa e’ la prima volta che qualcuno ha mai
usato il dispositivo trans-d.”
Sally’ sbuffo’. “Certo, nella tua dimensione. Sei un po’ indietro col programma, ciccio. Sono
mesi che qui girano saltatori col grilletto facile.”
“Stai mentendo,” disse lui. Sally lo guardo’ freddamente. Avrei potuto dirgli io che non era
quello il modo di vincere un litigio con Sally. Non ho mai trovato un modo di farlo, ma il
rifiuto puro e semplice di sicuro non era quello che ci voleva. “Ascoltate, sono un agente di
polizia. L’uomo che sto inseguendo e’ un criminale pericoloso. Se non lo prendo, sarete
tutti in pericolo.”
“Davvero?” scandi’ lei. “Un pericolo maggiore di quello in cui ci mettete ogni volta che voi
stronzi ci sparate addosso?”
L’uomo degluti’. Privo della sua armatura, nudo se non per la sua biancheria hi-tech, si
stava alla fine spaventando. “Sto solo facendo il mio dovere. Faccio rispettare la legge. Voi
due finirete in un mucchio di guai. Voglio parlare con qualcuno in comando.”
Mi schiarii la voce. “Quello sarei io, per quest’anno. Sono il Sindaco.”
“Stai scherzando.”
“E’ una posizione amministrativa,” mi scusai. Avevo letto di manutenzione civica nei tempi
passati, e sapevo che fare il sindaco non era piu’ in quel modo. Comunque, sono un ottimo
negoziatore, ed e’ quello che ci vuole oggigiorno.
“Allora di me che ne farete?”
“Oh, qualcosa ci verra’ in mente senz’altro,” disse Sally.
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La casa di Sally mori’ entro l’alba. Emise un tremendo sospiro, e i capezzoli iniziarono ad
emettere una sostanza nera. L’odore era nauseante e fortissimo, quindi portammo il
nostro prigioniero a casa mia.
Casa mia non era messa tanto meglio. Il vento freddo aveva soffiato dentro la finestra
della mia camera da letto tutta la notte, lasciando un velo di condensa sopra i muri delicati
e con poca corteccia della casa. Ma era esposta ad Est e mentre il sole saliva, una luce
burrosa trafisse le rimanenti finestre e riscaldo’ l’interno, e sentii la linfa della casa scorrere
dentro i muri. Ci facemmo un caffe’ e continuammo la discussione.
“Vi sto dicendo che Osborne e’ la’ fuori e ha la morale di uno sciacallo. Se non lo becco,
siamo tutti nei guai.” Roman stava ancora cercando di convincerci a ridargli la sua
attrezzatura e lasciarlo libero di inseguire il suo indiziato.
“Che ha fatto, ad ogni modo?” chiesi. Un certo senso di responsabilita’ civica mi stava
disturbando – e se il tizio fosse stato davvero pericoloso?
“Importa qualcosa?” chiese Sally. Stava giocando con l’attrezzatura di Roman mentre
schiacciava i miei sassolini ornamentali con i guanti potenziati. “Sono tutti bastardi.
Tecnocrati.” Sputo’ fuori la parola e ridusse in polvere un altro sassolino.
“E’ un monopolista,” disse Roman, come se quello spiegasse tutto. Dovevamo avere
un’aria confusa, perche’ continuo’ a parlare. “E’ lo Stratega Capo di una compagnia che
produce filtri di rilevanza per reti. Hanno disseminato malware per la rete che distrugge
ogni prodotto competitivo secondo gli standard. Se non verra’ portato davanti alla
giustizia, tutta la maledetta ecologia mediale gli apparterra’. Deve essere fermato!” Nei
suoi occhi brillo’ un lampo.
Sally e io ci scambiammo uno sguardo, e poi Sally scoppio’ a ridere. “Ha fatto cosa?”
“Ha praticato una forma di concorrenza sleale!”
“Be’, allora penso proprio che riusciremo a sopravvivere,” disse. Alzo’ di nuovo la pistola.
“Allora, Roman, tu affermi che voi avete semplicemente inventato il saltatore-d, eh?”
Aveva l’aria confusa. “Il dispositivo trans-d,” dissi io, ricordando come l’aveva chiamato lui
prima.
“Si,” disse. “e’ stato sviluppato da un ricercatore all’Universita’ di Waterloo e rubato da
Osborne per sfuggire ala giustizia. Abbiamo assemblato quello li’ solo per poterlo
inseguire.”
Aha. L’intero abitato era costruito sulle ossa dell’Universita’ di Waterloo – casa mia doveva
essere proprio dove una volta c’era il laboratorio di Fisica; dove e’ ancora, nelle dimensioni
tecnocratiche. Questo spiegava la mia popolarita’ nel mondo transdimensionale.
“Come lo si fa funzionare?” Sally chiese senza troppo interesse.
Non ci cascai, e nemmeno Roman. La versione di ‘senza troppo interesse’ di Sally era
molto piu’ intensa delle mie piu’ grandi anticipazioni.
“Non posso divulgare quella informazione,” disse Roman assumendo una espressione di
deciso attaccamento agli ordini.
“Maddai,” disse Sally, carezzando il saltatore-d. “E che male fa?”
Roman si mise a guardare con attenzione il pavimento.
“Prove ed errori sia, allora,” disse Sally, e poso’ un dito sopra uno dei molti comandi
stampati.
Roman gemette.
“Non farlo. Per favore,” disse. “Sono gia’ abbastanza nei casini cosi’.”
Sally fece finta di non averlo sentito. “Quanto potra’ mai essere difficile, dopotutto? Barry,
abbiamo studiato tutti e due tecnocrazia – cerchiamo di capirlo insieme. Ti sembra il
pulsante di accensione questo?”
“No, no,” dissi, capendo il suo gioco. “Non puoi premere bottoni a caso – potresti ritrovarti
catapultata in un’altra dimensione!” Roman sembro’ sollevato. “Dobbiamo prima smontarlo
per vedere come funziona. Ho qualche attrezzo nel capanno.” Roman gemette.
“E se quelli non funzionano,” continuo’ Sally, “sono sicura che questi guanti lo aprirebbero
in pochissimo. Dopotutto anche se rompiamo questo c’e’ sempre l’altro tizio – Osborne?
Anche lui ne ha uno.”
“Ve lo mostrero’ io,” disse Roman. “Ve lo mostrero’ io.”
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Roman scappo’ mentre stavamo finendo di fare colazione. Fu colpa mia. Mi immaginavo
che una volta spiegatoci come funzionava il saltatore-d sarebbe stato definitivamente
sottomesso. Sally e io avemmo un mini-litigio per via di questo che mi fece sentire di
nuovo nostalgico e incoerente nei confronti del nostro passato romantico, e forse e’ quello
il motivo per il quale non ero in guardia. Era anche molto meno antisociale avere un ospite
slegato che si pappava grandi cucchiaiate di muesli seduto al mio tavolo di cucina.
Era piu’ furbo di quanto pensassi. Mascella quadrata, occhi blu (be’, blu e neri, grazie a
Sally), e esausto, mi aveva fatto venire un falso senso di sicurezza. Quando mi girai per
strizzare un’altra tazza di caffe’ dal muro della cucina, rovescio’ il tavolo con un calcio e
corse via. Sally gli sparo’ dietro un colpo, che colpi’ solo la mia gia’ esausta casa, fece
tirare lo sciacquone e precipitare dagli scaffali le mie cose a causa degli scossoni. In un
istante, se la stava filando per la strada.
“Sally!” Urlai, esasperato. “L’avresti potuto ammazzare!”
Era cinerea, e fissava la pistola. “Non volevo! E’ stato un riflesso!”
Ci infilammo entrambi le scarpe e gli corremmo dietro. Nel tempo che mi ci vole a
rivederlo, era gia’ ai campi di biciclette, mentre coglieva una mountain bike matura e
pedalava verso Guelph.
Un gruppo di spettatori si materializzarono accanto a noi, per la maggior parte della citta’,
vestiti con maglioni e guanti per via dell’aria gelata. Sally e io eravamo ancora in pigiama,
e vidi i fanatici del gossip cittadino prendere appunti mentalmente. Per cena, la rete di
casa sarebbe stata piena di notizie sulla nostra riconciliazione.
“Chi era quello?” mi chiese Lemuel. Era stato Sindaco prima di me, e gli piaceva ancora
interessarsi in tutto quello che succedeva in paese.
“Saltatore-d,” spiego’ Sally. “Tecnocrate. Ha ucciso casa mia.”
Lemuel fece schioccare la lingua e si gratto’ la faccia tonda. “Peccato. Anche casa dei
Beckers. Barry, faresti meglio a mandare qualcuno a Toronto a negoziare per degli altri
semi.”
“Grazie, Lemuel,” dissi, faticando per tenere l’irritazione lontana dal mio tono di voce. “Lo
faro’.”
Alzo’ le mani. “Non ti voglio dire come fare il tuo lavoro,” disse. “Sto solo cercando di
aiutarti. In tempi come questi, dobbiamo stare tutti uniti.”
“Voglio solo prendere quel figlio di puttana,” disse Sally.
“Be’, mi immagino che sara’ di nuovo nella sua dimensione natale tra poco,” disse Lemuel.
“Macche’,” dissi io. “Abbiamo – ahia.” Sally mi pesto’ un piede.
“Si, mi immagino,” disse. “E l’altro – nessuno ha visto dove e’ andato?”
“Oh, e’ andato verso Est,” disse Hezekiah. Era il figlio di Lemuel, e li avreste potuti
incastrare l’uno dentro l’altro come bambole russe: tondi, grezzi, panciuti e sinceri.
Hezekiah aveva un bel tocco con gli alberi di sigarette, e il suo boschetto era una fermata
turistica locale. “In direzione di Toronto, forse.”
“Va bene, allora,” disse Sally. “Passero’ parola. Non andra’ lontano. Andremo anche noi e
lo incroceremo.”
“E casa tua?” chiese Lemuel.
“Che?”
“Be’, devi spostare la tua roba alla svelta – i casalinghi la vorranno portare via per
concimare.”
“Digli che la mia roba la possono mettere a casa di Barry,” disse lei. Vidi volare gli sguardi
carichi di pettegolezzi.
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Sally si mise al lavoro furiosamente sulla rete di casa mentre i casalinghi correvano dentro
e fuori da casa mia con bracciate e bracciate della sua roba. Continuavano a rivolgermi
quegli sguardi da ehi-bravo-ragazzo, ma sapevo che le loro congratulazioni erano
premature. Sally non si stava trasferendo per romanticismo – lo faceva per convenienza, la
sua motivazione principale in qualsiasi circostanza. Scriveva con lo stilo della rete di casa,
a schiena dritta, aspettando impazientemente che i suoi lontani corrispondenti usassero i
loro, fino a che ogni muro di casa mia non sarebbe stato coperto di pigmento temporaneo.
Nessuno aveva visto Osborne.
“Forse e’ tornato nella sua dimensione,” dissi io.
“No, e’ qui. Ho visto il suo saltatore-d prima che scappasse ieri notte – era da buttare.”
“Forse l’ha riparato,” dissi io.
“E forse no. E’ ora di finirla, Barry. Se non mi vuoi aiutare, dillo e basta. Ma smetti di
cercare di dissuadermi.” Sbatte’ sul tavolo lo stilo. “Ci stai o no?”
“Ci sto,” dissi io. “Ci sto.”
“Allora vestiti,” disse lei.
Ero gia’ vestito. Lo dissi.
“Mettiti l’armatura di Roman. Dobbiamo essere alla pari con Osborne se lo vogliamo
acciuffare, e quella roba non mi puo’ stare.”
“E Roman?”
“Tornera’,” disse. “Abbiamo il suo saltatore-d.”
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“Com’e’ che l’avevo chiamata? “Stravagante armatura tecnocrate?” Forse dal di fuori. Ma
una volta che fui all’interno, cazzo. Ero un dio. Camminavo con stivali delle sette leghe,
stivali che mi permettevano di saltare fino alle cime degli alberi. La mia visione si
estendeva dall’infrarosso su fino all’ultravioletto e ancora piu’ su nello spettro
elettromagnetico, cosi’ da farmi vedere i segnali codificati chimicamente della rete di casa
che attraversavano i sistemi di root a cui erano connesse tutte le case, le dita di luce
polarizzata che si allungavano mentre il sole si abbassava verso Ovest. Il mio udito era
acuto come quello di un coniglio, il soffio del vento e i rumori delle creature della foresta e
lo scorrere della linfa, tutti delineati chiaramente e perfettamente triangolati. Ci mettemmo
sulle tracce di Roman, e affinai presto una strategia di ricerca: saltavo piu’ in alto che
potevo, girando su me stesso mentre cadevo, osservando la campagna in infrarosso alla
ricerca di qualsiasi cosa di forma umanoide. Una volta di nuovo sulla terra ferma, afferravo
Sally e facevo un grande balzo in avanti – non era il caso di aspettare che le sue gambe
lente e non assistite tenessero il passo con i miei giganteschi salti – solo per posarla di
nuovo giu’ e ripetere il procedimento.
Continuammo cosi’ per un’ora o due, cadendo in una piacevole sorta di reverie, cullati
dall’impetuoso tappeto impazzito delle foglie autunnali viste dall’alto. Avevo visto delle
lastre a colori nei vecchi libri tecnocrati, la terra vista da grandi altezze, dallo spazio, e di
tutte le cose che avevamo abbandonato insieme con la tecnocrazia, penso che quel volo
fosse la cosa che desideravo piu’ ferventemente.
Stava diventando freddo quando raggiungemmo Hamilton. Hamilton! In due ore! Ero
abituato a pensare ad Hamilton come un posto distante una pedalata di un giorno da
casa, ma eccomi li’, senza neanche il fiatone, e di gia’ li’. Raccolsi Sally fra le mie braccia e
saltai verso i confini della citta’, incantato dalla luce infuocata del tramonto sopra le
colline, quando qualcosa di veloce e duro mi investi’ dal fianco. Istintivamente, tenni piu’
stretta a me Sally, ma non era piu’ li’ – meno male, perche’ stringere Sally a quel modo
con l’assistenza dell’armatura avrebbe potuto spezzarle la spina dorsale.
Andai pesantemente a sbattere contro il terreno, mentre la sospensione dell’armatura
ululava. Mi rialzai in tempo per sentire Sally urlare. Guardai in alto, ed eccola dimenarsi tra
le braccia di Osborne, mentre saltava via con lei.
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Si diressero ad Est, di nuovo verso il villaggio, e li inseguii come meglio potei, ma Osborne
usava l’armatura come se ci fosse nato dentro. Chissa’ come doveva essere la sua
dimensione, dove le persone saltavano in aria su gambe infinitamente forti e prive di
fatica, visione aumentata e riflessi che rendevano un gioco da ragazzi le banali realta’ della
geografia, del tempo e dello spazio.
Li persi a Flamborough. Il panico mi graffiava le viscere mentre li cercavo attraverso
l’intero spettro elettromagnetico, mentre mi consumavo le orecchie per distinguere le urla
esasperate di Sally. Un momento di riflessione mi disse che mi stavo facendo prendere dal
panico inutilmente: poteva esserci solo un posto dove stavano andando; al villaggio, a
casa mia, al saltatore-d.
Tranne che il saltatore-d l’avevo con me, inserito ordinatamente nella piastra della coscia
destra dell’armatura, in un piccolo spazio di stoccaggio. La piastra era piena di aggeggi di
sopravvivenza miniaturizzati e compatti di varia descrizione e un assortimento di pillole che
Roman aveva identificato come additivi alimentari. Osborne non se ne sarebbe andato
dalla mia dimensione tanto presto.
Mi avviai verso casa piu’ velocemente che potevo nell’oscurita’ quasi totale. Una luna da
raccolto di colore sanguigno sali’ lentamente mentre mi gettavo laggiu’, e mi persi per due
volte a causa delle strane ombre che la sua luce gettava dall’alto dei miei inusuali punti di
osservazione. Comunque, mi ci volle meno di un’ora viaggiando da solo, senza dovermi
preoccupare di cercare nessuno.
I biosistemi di casa mia gettavano un campo continuo di ombre infrarosse, rendendomi
impossibile capire se Sally e Osborne fossero dentro o no, quindi mi issai sull’edera
isolante sul lato nord e poi mi arrampicai come un ragno su per i muri, gettando occhiate
dentro le finestre.
Li trovai nella stanza Florida sul dietro della casa. Osborne era senza elmetto – aveva una
faccia sorprendentemente bonaria e da ragazzino, che mi colse con la guardia abbassata
per un attimo – e stava mangiando una fetta di torta di zucca dal mio frigo, con la pistola
puntata su Sally, che lo guardava con occhi infuocati da dove sedeva, sulla sedia di vimini
che mi aveva regalato per il mio compleanno mezzo decennio prima.
La biolampada da portico emetteva molta luce dentro la stanza, e sapevo che avrebbe
riflesso me stesso sulle finestre. Rassicurato, mi accucciai e passai sotto il bordo della
finestra, esplorando la situazione prima di decidere come agire. L’elmetto di Osborne era
sul frigo, guardandomi senza occhi. La pistola era nella sua mano sinistra, la torta nella
destra, e il suo dito era sul grilletto. Non riuscivo a pensare a un modo per disarmarlo
prima che sparasse a Sally. Avrei dovuto contrattare. Era il mio pezzo forte, ad ogni modo.
Ecco perche’ mi avevano eletto Sindaco: ero capace di fare affari con quei cazzoni di
Toronto per i semi di case; con quegli imbecilli di Hamilton per i frutti citronici a bassa
temperatura; con i circhi viaggianti che richiedevano bicicletta su bicicletta per una notte
di divertimenti. Ai tempi di Lemuel, il villaggio di biciclette non ne aveva quasi piu’ arrivato
Marzo, dato che tutto il raccolto veniva scambiato per le nostre necessita’. Dopo il mio
primo anno come Sindaco, ci tocco’ coltivare un altro granaio con ganci su tutti e quattro i
lati per metterci quelle di scorta. Avrei contrattato con Osborne per Sally, e gli avrei
strappato una promessa di starsene lontano dalla nostra dimensione per sempre in cambio
del suo dannato gadget tecnocrate.
Stavo alzando una mano guantata per bussare sul vetro quando qualcuno mi placco’ da
dietro.
Mi venne in mente di sopprimere il mio grugnito di sorpresa, mentre i girostabilizzatori
dell’armatura fecero il loro lavoro per tenermi in piedi con il peso dell’estraneo sulla mia
schiena.
Allungai una mano e presi il mio assalitore per una spalla, facendolo volteggiare sopra la
testa e per terra. Anche lui soppresse il suo gemito, e mentre lo guardavo nella falsa luce
del display del mio visore, mi accorsi che era Roman.
“Non puoi dargli il dispositivo trans-d,” sibilo’. La sua mano stava massaggiando la spalla.
Sentii una fitta di colpa – dovevo avergli fatto proprio male. Non avevo neanche tirato un
ceffone a qualcuno per dieci anni. E chi lo aveva mai fatto?
“Perche’ no?” chiesi.
“Lo devo consegnare alla giustizia. E’ l’unico con la chiave per i suoi agenti malware. Se ci
scappa adesso, non lo prenderemo piu’ – il mondo intero sara’ alla sua merce’.”
“Ha Sally,” dissi. “Se gli devo dare il saltatore-d per riaverla, e’ quello che faro’.”
Pensando: Che diavolo me ne frega del tuo mondo, ciccio?
Fece una smorfia e arrossi’. Aveva rubato un cappotto di lana e un paio di stivali di gomma
acerbi da chissa’ dove ma stava comunque indossando poco piu’ che la sua biancheria hitech
sotto, e le sue labbra erano blu cianotico. Io stavo al calduccio nella armatura
termoriscaldata. Dalla stanza Florida vennero delle voci attutite. Rischiai una sbirciatina.
Sally stava apostrofando ferocemente Osborne, anche se l’unica cosa comprensibile oltre il
vetro era il suo tono apocalittico. Osborne stava sorridendo.
Avrei potuto dirgli io che non era una grande strategia. Sembrava stesse ridacchiando, e
guardai orrendamente affascinato mentre Sally si alzo’ di scatto, ignorando la pistola, e gli
scaglio’ la sedia in testa. Alzo’ gli avambracci per difendersi e la sua pistola non punto’ piu’
Sally. Nessun pensiero, solo azione, e saltai attraverso la finestra, un eroe dei film
d’azione tecnocrate che rotolava fluidamente sugli stinchi, afferrando la sua pistola, e il
mio udito potenziato capto’ le grida di Sally, i grugniti di sorpresa di Osborne, e il
rumoroso passaggio di Roman attraverso le schegge appuntite della finestra. Cercai di
colpire la testa indifesa di Osborne, me era veloce, veloce come un mondo dove il tempo
e’ diviso in frazioni di secondo, veloce come una persona cresciuta in quel mondo, e io –
che non avevo mai misurato il tempo in un’unita’ piu’ piccole di una mattina – non ero
certo alla sua altezza.
Sparo’ furiosamente con la pistola, facendo urlare la casa. Prima di rendermene conto,
Osborne mi aveva bloccato a pancia sotto, con le braccia intrappolate sotto di me. Punto’
di nuovo la pistola contro Sally. “Che spreco,” sospiro’, e prese la mira. Mi agitai
furiosamente, cercando di liberarmi le braccia, e il saltatore-d mi cadde in mano. Senza
pensare, premetti piu’ pulsanti che potevo e l’universo fini’ a testa in giu’.
#
Ci fu un momento di panico mentre il mondo si confuse e poi torno’ a fuoco, il tutto piu’
veloce di quanto ci volesse a descriverlo, cosi’ veloce che lo assimilai solo post-facto, giorni
dopo. Osborne era ancora su di me, ed ebbi la presenza di spirito di buttarlo giu’ e alzarmi
in piedi, prendere la pistola e puntarla alla sua faccia senza protezioni.
Si alzo’ piano, mani dietro la testa, e mi guardo’ con uno strano ghigno.
“Che problema hai?” una voce disse dietro di me. Tenni la pistola puntata su Osborne e mi
girai a sinistra, cosi’ da vedere chi stesse parlando.
Ero io.
Io, in una vestaglia tessuta grezzamente e ciabatte, occhi pieni di sonno, magro fino allo
scheletrico, livido, tremante di rabbia. Osborne approfitto’ della mia confusione e salto’
verso la finestra di nuovo integra della stanza Florida. Gli sparai dietro due colpi e colpii la
casa, che urlo’. Sentii le cianfrusaglie muoversi sugli scaffali.
“Oh, per l’amor d’Iddio!” mi sentii gridare dietro di me, e poi dovetti combattere col peso
di me stesso sulla schiena. Delle mani stavano cercando di strapparmi l’elmetto.
Gentilmente rinfoderai la pistola, mi tolsi i guanti, e presi le mani tra le mie.
“Barry,” dissi.
“Come fai a conoscere il mio nome?”
“Scendi di li’, Barry, ok?”
Scese e mi girai per guardarlo. Con gesti lenti e deliberati slacciai l’elmetto e me lo tolsi.
“Hey, Barry,” dissi.
“Oh, per l’amor d’Iddio,” ripete’, piu’ esasperato che confuso. “L’avrei dovuto sapere.”
“Scusa,” dissi, ora mestamente. “Stavo cercando di salvare la vita di Sally.”
“Dio, perche’?”
“Che problema hai con Sally?”
“Ci ha venduto! A Toronto! L’intero villaggio non ha due biciclette in croce!”
“Toronto? Ma di quante case potremmo avere mai bisogno?”
Rise di un riso senza humour. “Case? Toronto non fa piu’ case. Aspetta li’,” disse, e si
avvio’ nei meandri della casa. Emerse un momento piu’ tardi con in braccio un fucile
enorme. Aveva un che di tecnocratico, simboli e linee rette, e sapevo che era stato
assemblato, non coltivato. La canna era quasi dello stesso diametro del mio pugno.
“Difesa civile,” disse. “Idea di Sally. Dobbiamo essere tutti pronti a respingere i razziatori
in ogni momento. Non lo senti?”
Respirai profondamente dal naso. C’era un miasma di ammoniaca e zolfo nell’aria, un
contrasto acuto con la freschezza autunnale alla quale ero abituato. “Che cos’e’?
“Fabbriche. Armi, armature, munizioni. Ormai non si fa che questo. Siamo tutti a razioni
dimezzate.” Indico’ la finestra rotta. “Il tuo amico sta per avere una bella sorpresa.”
Come se fosse stato quello il segnale, sentii una salva di tuoni in lontananza. L’altro Barry
sorrise cupamente. “Meno un saltatore-d,” disse. “Se fossi in te mi libererei di quel
completo prima che qualcuno spari a te.”
Cominciai a togliermi l’armatura di Roman quando sentimmo entrambi il suono di fuoco di
risposta, lo schianto della pistola tecnocrate quasi civilizzato se comparato alla flatulenza
degli archibugi di Sally. “E’ furbo,” dissi.
Ma l’altro Barry era impallidito e mi venne in mente che Osborne stava quasi certamente
sparando addosso a qualcuno che questo Barry considerava un amico. La sensibilita’ non
e’ mai stata uno dei miei punti forti.
Mi tolsi il resto dell’armatura e rimasi in piedi a rabbrividire nella fredda aria di Novembre.
“Andiamo,” dissi, brandendo la pistola di Roman.
“Ti servira’ un cappotto,” disse l’altro Barry. “Aspetta.” Scompari’ nella casa e torno’ con il
mio secondo miglior cappotto, quello con la grossa macchia di anni prima sulla parte
destra, rimasugli di una colazione a base di more troppo mature direttamente dalla pianta.
“Grazie,” dissi, sentendo in tremore di stranezza pericolosa quando le nostre mani si
toccarono.
#
L’altro Barry teneva una biolampada all’altezza della spalla, in testa, mentre io seguii,
notando che la sua camminata era a piedi piatti e irregolare, e poi notando che lo era
anche la mia, diventando sempre piu’ cosciente di me stesso. Quasi inciampai su me
stesso almeno una dozzina di volte cercando di correggermi prima di trovare la scena della
lotta di Osborne.
Era una piccola radura dove avevo spesso fatto dei picnic durante i giorni d’estate. La
lanterna illumino’ gli antichi tronchi, pieni di cicatrici di colpi di pistola, buchi con dei
carboni ardenti come occhi malevoli. Fatui fili di fumo danzavano nell’aria.
Al limite della radura trovammo Hezekiah riverso, il suo braccio sinistro un disastro di
carne fusa e schegge appuntite d’osso. Il suo respiro era spezzato e veloce, e i suoi occhi
erano spalancati e fissi. Li strofino’ con la mano buona quando ci vide. “Vedo doppio. La
maledetta arma mi e’ esplosa in mano. Cazzo di fucile. Cazzo.”
Nessuno di noi due sapeva niente di pronto soccorso, ma lasciai l’altro Barry inginocchiato
accanto a Hezekiah mentre ceravo aiuto, correndo attraverso i boschi oscuri ma familiari.
Da qualche parte la’ fuori, Osborne stava cercando il saltatore-d, una strada verso casa.
L’avevo nella tasca del cappotto macchiato. Se l’avesse trovato e usato, sarei rimasto
disperso qui, dove le armi ti esplodono in mano e Barry spera che Sally muoia.
Le strade del villaggio, normalmente un amichevole sorriso di casette ordinate, si era
tramutato in un ghigno cariato e pieno di buchi a causa dell’esodo degli abitanti del
villaggio per colpa dei saltatori-d. La clinica di Merry era ancora aperta, pero’, e mi
avvicinai con cautela, il collo che mi pizzicava a causa di occhiate immaginate.
Ero quasi arrivato quando Osborne mi placco’ dal fianco, per poi afferrarmi e saltare di
nuovo nel bosco. Volammo nel cielo notturno, il saltatore-d infilato nel fianco dal suo
abbraccio metallico, e quando atterrammo e mi lascio’ mi allontanai per terra, cercando di
creare della distanza fra me e lui.
“Dammelo,” disse, puntandomi l’arma addosso. La sua voce era fredda, e non dava spazio
ad obiezioni. Ma sono un negoziatore di professione. Pensai in fretta.
“Lo sto stringendo fra le dita in questo momento,” dissi, tenendolo da dentro la tasca.
“Basta che lo stringa e puf, me ne vado e tu sarai bloccato qui per sempre. Perche’ non
metti via la pistola e ne parliamo?”
Mi rivolse lo stesso ghigno che mi aveva dato nella stanza Florida. “Te ne vai con un
proiettile in corpo, morto o morente. Togliti il cappotto.”
“Io saro’ morto, ma tu sarai disperso. Se te lo do, io saro’ morto e tu non sarai disperso.
Metti via la pistola.”
“Niente discussioni. Il cappotto.” Sparo’ senza pensarci troppo nel terreno ai miei piedi,
ricoprendomi di zolle di terra tiepida. Le radici spezzate della rete di casa si contrassero
mentre cercavano di aggirare il danno. Ero cosi’ spaventato che quasi toccai il bottone, ma
tenni ferme le dita per pura forza di volonta’.
“La pistola,” dissi piu’ normalmente che potevo. La mia voce suono’ acuta. “Ascolta,” dissi.
“Ascolta, se continuiamo a discutere qui, arrivera’ qualcun altro, e con tutta probabilita’
saranno armati. Non tutte le armi di questo mondo scoppiano quando le usi,” sperai, “e
allora sarai nei guai. E anche io, visto che probabilmente allo stesso tempo tempo tu
sparerai a me. Mettila via, e ne parleremo. Arriveremo a una soluzione con la quale si puo’
convivere, se mi scusi l’espressione.”
Lentamente, rinfodero’ la pistola.
“Tirala via, no? Non lontano, solo un paio di metri. Sei veloce.”
Scosse la testa. “Bastardo nervoso,” disse, ma tiro’ la pistola a qualche metro di distanza.
“Ora,” dissi, cercando di nascondere il sospiro di sollievo. “Adesso risolviamo questa cosa.”
Lentamente, si alzo’ il visore e mi guardo’ come una merda.
“Per come la vedo io,” dissi, “Non c’e’ bisogno di scannarsi. Tu vuoi una dimensione in cui
muoverti liberamente per evitare la cattura. Noi abbiamo bisogno di fermare il flusso di
persone che arrivano e fanno saltare in aria le nostre case. Se ce la giochiamo bene,
possiamo costruire un rapporto a lungo termine che portera’ benefici a entrambi.”
“Cosa vuoi?” chiese.
“Niente che tu non ti possa permettere,” dissi io, e cominciai sinceramente a
mercanteggiare. “Prima di tutto, devi riportarmi dove mi hai preso. Devo trovare un
dottore per Hezekiah.”
Scosse la testa incredulo. “Che cazzo di spreco.”
“Prima Hezekiah, poi il resto. Lamentarsi ci fara’ solo perdere tempo. Andiamo.” Senza
troppe cerimonie, gli saltai in braccio. Picchiai due volte sul suo elmetto. “Verso le stelle”,
dissi. Lui mi strinse al petto e salto’ in alto.
#
“Va bene,” dissi mentre la luna si nascondeva dietro l’orizzonte. Erano ore che
continuavamo, ma eravamo un bel pezzo avanti. “Tu ricevi diritto di passaggio – un posto
in cui nasconderti, un cambio di vestiti – nel nostro villaggio ogni volta che vuoi. In
cambio, noi torniamo la’ subito, e poi ti daro’ il saltatore-d. Ti porterai Roman con te – non
mi importa cosa ne fai di lui una volta che sarete nella vostra dimensione, ma nella mia
non gli deve succedere niente.”
“Va bene,” disse Osborne, controvoglia. Era un gigantesco passo in avanti – ci erano
volute due ore per convincerlo a non sparare a Roman appena lo avesse visto. Mi
immaginavo che nella sua dimensione, con la sua armatura addosso, e con la sua pistola,
Roman avrebbe avuto una possibilita’ in piu’.
“Solo un’ultima cosa,” dissi. Osborne bestemmio’ e sputo’ nella terra soffice della radura
dove Hezekiah si era fatto saltar via un braccio. “Solo una sciocchezzuola. La prossima
volta che visiterai il villaggio, ci porterai un dispositivo trans-d di scorta.”
“Perche’?” chiese.
“Non ti preoccupare,” dissi. “Ritienila pure buona fede. Se vuoi tornare al nostro villaggio e
avere la nostra cooperazione, ci dovrai portare un dispositivo trans-d, altrimenti non se ne
fa niente.”
L’accordo non fu immediato, ma venne gradualmente. La negoziazione e’ sempre almeno
in parte una guerra di attrito, e io sono un uomo paziente.
#
“Difesa civile, eh?” dissi a Sally. Stava guardando attentamente il muro della sua nuova
casa, dove lei e qualcuno a Toronto stavano mettendo insieme dei piani per un archibugio
dall’aspetto familiare.
“Si,” disse lei, in un tono che diceva, levati dalle palle, ho da fare.
“Buona idea, dissi io.”
Quello la sorprese. Non mi riusciva spesso, e mi godetti il momento di gratificazione. “Lo
pensi?”
“Oh, certo,” dissi. “Lascia che ti faccia vedere.” Le porsi la mano, e mentre la prendeva,
toccai il saltatore-d nella mia tasca, e l’universo fini’ a testa in giu’.
Non importa quante volte visiti le dimensioni tecnocratiche, non finisce mai di colpirmi la
grazia dei passanti corazzati, i loro spaventosi salti oltre i palazzi scintillanti e le strade
elevate. Non importa quanto ci provi, non riesco a capire come facciano a non andare
l’uno addosso all’altro.
In questa versione della tecnocrazia, l’armaiolo si chiamava “Eddy’s”. L’ultimo che avevo
trovato si chiamava “Ed’s.” Piccole variazioni, ma la routine base era la stessa. Entrammo
pomposamente nel negozio, e salutai con piacere Ed/Eddy. “Salve,” dissi.
“Hey,” disse. “Posso mostrarvi qualcosa?”
La stretta di Sally nella mia mano era dolorosa come una morsa. Pensavo stesse uscendo
di testa per via della nostra avventura nel transverso, ma quando seguii il suo sguardo e
guardai oltre la finestra, mi resi conto che c’era qualcosa che non andava in questo posto.
Lungo la strada, tra gli scintillanti edifici a forma di losanga, c’era una casa che sarebbe
stata al suo posto nel villaggio, le radici della rete di casa che strisciavano sul cemento.
Davanti ad essa stavano due persone in vestiti di buon taglio e stivali di gomma maturi al
punto giusto. Persone familiari. Sally ed io. E li’, sulla strada, c’era un’altra coppia – Sally
ed io – che si avviava verso il negozio di Ed/Eddy. Riuscii a sorridere e a dire, “Che ne dice
di quell’arma personale totalmente automatica, con guida al laser, penetrazione balistica e
autoricaricante?”
Ed/Eddy me la passo’, e non appena ebbi il calcio saldamente in mano, presi il braccio di
Sally e toccai il saltatore-d. L’universo fini’ a testa in giu’ di nuovo, e fummo di nuovo a
casa, nella radura dove, qualche millimetro e una settimana piu’ in la’, Hezekiah aveva
perso il braccio.
Diedi la pistola a Sally. “E ce ne sono altre dove abbiamo preso questa,” dissi.
Stava tremando, e per un momento, pensai che mi avrebbe urlato addosso, ma poi rise, e
anche io.
“Hey,” dissi, “ti va di pranzare? Di solito c’e’ un ottimo ristorante italiano oltre i campi di
biciclette.”

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