Cory Doctorow in Italiano

15 dicembre 2009

Downloadblog intervista Cory Doctorow

Abbiamo intervistato (06.03.2009, ndr) per voi Cory Doctorow che questa serà parlerà alla Mediateca di Milano per il ciclo di incontri Meet the Media Guru. Cory è una persona molto gentile, che molti di voi conosceranno già come autore del celebre BoingBoing, come attivista per le libertà digitali e come scrittore di fantascienza aperto al Creative Commons (scaricate qualcosa da laeggere dal suo sito Craphound).

Raccontaci qualcosa dell’evoluzione degli strumenti di comunicazione sul web, dalla tua prospettiva di smanettone di lunga data.

C’è stato un tempo in cui riuscivo a leggere l’internet per intero, tutto quello che veniva scritto su Usenet, e poi in poco tempo è diventato troppo per le mie capacità e ho dovuto scegliere a quali gruppi abbonarmi. Poi anche questi sono diventati troppo frequentati per poter leggere tutti i messaggi e lo stesso per le mailing list e poi per la posta elettronica e il web. Mi ricordo quando navigavo tutti i siti della lista NCSA, che pubblicava tutti i nuovi siti usciti sul web quel giorno – potevi leggere tutti i siti di Internet.

Le tecnologie di pubblicazione sono diventate sempre migliori ma non hanno fatto miglioramenti sostanziali per l’altro aspetto, quello che ci permette di ignorare quello che viene pubblicato. Siamo in alto mare con i filtri: a me per esempio piacerebbe avere un feed reader con dei filtri facili da configurare, almeno come la mail. Argomenti, autori, parole chiave: filtri per ignorare categorie di notizie. Anche nella mail, potrebbe essere molto più semplice configurare una regola, e invece ci vogliono cinque o sei click nascosti in un menu.

La buona notizia è che è più facile pubblicare e comunicare, quella cattiva è che è ancora difficile ignorare le cose. Il futuro delle applicazioni per la comunicazione ci dovrà permettere di far questo in maniera più diretta. Non solo lo spam, quello è un disastro totale, ma anche senza lo spam non riusciresti comunque ad avere una casella della posta vuota.

Leggevo un’intervista tua sul web, parlavi del tuo cattivo rapporto con l’IM, quale è il tuo rapporto invece con i social network?

Non ne uso molti, uso più che altro Twitter. Ne ho già parlato oggi, come essere umani abbiamo imperativi biologici piuttosto forti: riprodurci, mangiare cibo ad alto contenuto energetico. A volte questi imperativi possono diventare patologici, vedi per esempio la gente che mangia troppi dolci.

Ad un certo momento della nostra storia evolutiva siamo diventati esseri sociali, siamo passati dal vivere ognuno per conto proprio a formare comunità, in cui ognuno poteva ricoprire un ruolo specializzato. E questo ha creato un insieme completamente nuovo di problemi da affrontare: se fidarsi, quando cooperare, come modellare il proprio comportamento e poi comunicarlo: tutto questo lo gestisce la neocorteccia, una zona del cervello bella grossa. Credo che per questa corteccia cerebrale i social network siano una droga molto potente, un pò come lo zucchero o la pornografia: un qualcosa di molto raffinato, che in natura non è frequente ma che l’uomo ha imparato a produrre e che può generare dipendenza.

Pensi che i numeri di massa per l’adozione di social network comporteranno nuovi modelli mentali e sociali?

Beh, credo che ci sia un aspetto patologico dei social media cui dovremo in qualche modo reagire. Ricordiamoci che lo zucchero bianco non è lo stesso zucchero che assumiamo mangiando frutta e che un social network non rappresenta la stessa socialità che abbiamo nel mondo reale. Nella vita di tutti i giorni non abbiamo relazioni quantificate e articolate abbiamo relazioni contingenti e qualitative: amici, quasi amici, gente che non amiamo ma dobbiamo fingere di amare, tante sfumature che un social network non può e non sa veicolare. Il social network finisce per essere un’immagine della realtà sociale riproposta a misura di database, molto distorta. Per questo, nel tempo, il social network perde valore: dopo che hai invitato 20 persone e sei felice del tuo network, lo amplii e finisci per trovarti un network troppo grosso, che non ti soddisfa più.

Non esiste una politica pubblica di educazione per i social network, che ne pensi? Si insegna ai ragazzini solo a proteggersi dai maniaci sessuali, non a stare attenti alla propria dieta mediatica, a costruire un network personale utile e non bulimico.

Mah penso che non ci sia bisogno veramente di una politica di educazione pubblica, è qualcosa che avviene già in maniera naturale. La storia dei social media è che tutti si iscrivono ad un servizio e poi man mano la partecipazione diventa tossica e lo si abbandona, si dichiara bancarotta e ci si sposta altrove per ricominciare con un piccolo nucleo di amici veri, in una dimensione accettabile. Ma anche in questi venti amici fidati, ci può essere comunque qualcuno che non è veramente sociale, qualcuno con cui nella vita reale gli scambi sono cordiali ma molto limitati e che nel mondo digitale finisce per avvicinarsi troppo, perchè non ci sono strumenti per esprimere un rapporto più complesso e sfumato, c’è solo lo status di amico.

Se proprio vuoi pensare ad una politica di educazione utile, sarebbe interessante insegnare alla gente cosa succede quando le loro informazioni personali vengono raccolte, mostrare che si tratta di un processo irreversibile. E la maniera migliore per insegnare il valore delle proprie informazioni personali, non è quella di muoversi contro i social network ma quella di riformare il Governo in maniera che raccolga informazioni private solo se strettamente necessarie, per poi trattarle con la dovuta cura. Altrimenti se il Governo raccoglie tutto di tutti, finisci per avallare il messaggio che quell’informazione non ha valore: poi non possiamo stupirci se la gente lascia raccogliere tutte queste informazioni private anche ad aziende commerciali, che non sono istituzioni sottoposte a determinate regole nell’interesse pubblico del cittadino.

Come vedi il futuro dei video blog e dei blog? E’ una cosa interessante perchè il video potrebbe anche permettere interazioni più naturali nei social network, ad esempio con i video commenti. Io non li amo molto, cosa ne pensi?

Non ho opinioni particolari sul video blogging, ma è importante che abbia mostrato l’esistenza di nuovi generi di contenuto, nuovi spazi rispetto all’economia tradizionale dell’industria. Esistevano storicamente tre o quattro formati per il video: 22 0 48 minuti per la televisione, da 90 a 120 minuti per il cinema, e basta, non son mai state prese in considerazione produzioni di durata più breve. Ma esistono molte storie che non rientrano in questi formati, perchè sono più lunghe o più corte, o diverse in qualche altro aspetto.

Non è strano che le reti all news abbiano esattamente 24 ore di notizie? E’ un caso assolutamente straordinario che ogni giorno succedano cose che stanno esattamente in un tempo di 24 ore… non trovi!? La cosa fantastica del web come contenitore, come sistema di archiviazione è che non ha una dimensione fissa. Se quel giorno escono 20 post escono 20 post, se il giorno dopo sono 3 sono 3, non hai esattamente un giornale pieno pieno di notizie ogni giorno: è una situazione molto più naturale e adatta all’informazione.

Hai iniziato a scrivere libri di fantascienza anche per la generazione più giovane. Come pensi che i digital natives cambieranno come esseri umani, che genere di mutazione interverrà?

C’è uno studio molto approfondito di Mimi Ito sull’uso della tecnologia da parte dei giovani, 22 ricercatori ci hanno lavorato per cinque anni, si chiama Digital Youth Project: una delle cose che inconsciamente sapevo già, e che mi ha colpito leggere per la prima volta nello studio, è che i giovani usano la tecnologia per due generi di cose principalmente, cose “frivole” e cose “importanti”. I due tipi di attività sono completamente interconnessi, non li puoi separare uno dall’altro. Il gioco e l’attività meno seria sono il modo di imparare la tecnologia. Questo è uno dei motivi per cui gli adulti non sono così bravi con la tecnologia, perchè non ci giocano molto.

Per tornare al discorso, lo studio ci indica un futuro molto diverso: quando questi giovani saranno adulti, non identificheranno due tipi di attività tecnologiche, quelle “serie da grandi” e quelle divertenti. Per loro sarà lo stesso, avranno la capacità di usare la tecnologia in maniera più aperta e creativa, di continuare a giocarci.

Cosa hai imparato in quanto Happy Mutants, giocando per tanti anni con la tecnologia?

Che il futuro è sempre più strano di quanto lo si possa immaginare: tendiamo sempre a farci un’idea del futuro basata sul presente ma non funziona così, i cambiamenti son sempre molto più radicali. Che la tecnologia che cambia le cose a tuo vantaggio, continuerà ad evolversi anche quando il cambiamento va a tuo svantaggio. Che la tecnologia che progetti determinerà i risvolti sociali che ottieni: ad esempio se implementi un sistema di pubblicazione aperto a tutti, avrai un’enorme mole di contenuti e la qualità media non sarà alta ma ci saranno moltissimi prodotti di grande interesse che in un altro sistema non sarebbero potuti emergere.

Questo poi ci porta al discorso dell’open source e della libertà di manipolare i propri strumenti e prodotti, l’hacking.

Sì, è inconcepibile una società che permette di contribuire allo sviluppo solamente a chi ne ha il permesso: se la società fosse basata su strumenti aperti, chiunque potrebbe contribuire senza bisogno di autorizzazione e il risultato sarebbe anche di valore più grande rispetto al modello chiuso.

Grazie, purtroppo dobbiamo chiudere.

Grazie, ciao, è un bell’argomento da discutere ancora.

Fonte: http://www.downloadblog.it/post/9135/downloadblog-intervista-cory-doctorow

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